Cassazione Penale, Sentenza n. 43315/2023 del 25/10/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che ha confermato il sequestro di euro 64.928,12 rinvenuti sul conto intestato alla moglie, disposto ai fini della confisca ex art. 240-bis c.p. nell'ambito di indagini per reati di traffico di stupefacenti e reati connessi. Riitano ha sostenuto che le somme erano di provenienza lecita, essendo frutto di un indennizzo per ingiusta detenzione, e ha prodotto documentazione a sostegno. Il Tribunale aveva ritenuto che la mera allegazione della provenienza lecita non fosse sufficiente a recidere la presunzione di pertinenzialità con il reato. La Corte di Cassazione ha censurato l'applicazione errata dell'art. 240-bis da parte del Tribunale e la mancata valutazione motivata della documentazione prodotta dal ricorrente.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Catanzaro (art. 324, comma 5 c.p.p.). La Corte ha rilevato violazioni di legge e vizi nella motivazione: il Tribunale aveva confuso il concetto di pertinenzialità non pertinente alla confisca "allargata" e non aveva adeguatamente valutato e motivato rispetto alle prove documentali sulla lecita provenienza delle somme. Il giudice di rinvio dovrà riesaminare la documentazione prodotta e motivare specificamente sulle giustificazioni presentate.
Norme richiamate
Disciplina la confisca "allargata"; la presunzione di provenienza illecita delle risorse patrimoniali può essere superata dalla prova di fonti lecite e proporzionate. Spetta all'interessato l'onere di dimostrare la provenienza lecita; se tale onere è soddisfatto, il giudice deve esaminare la documentazione e motivare adeguatamente il perché la prova non sia idonea.
Richiamato nel ricorso per censurare la decisione del Tribunale; la Corte ha rilevato violazione di legge e vizi della motivazione che rendono ammissibile il ricorso per cassazione contro l'ordinanza in materia di sequestro.
art. 324, comma 5 cod. proc. pen.
Norma richiamata per la competenza del giudice a cui rinviare il procedimento dopo annullamento con rinvio.
art. 51, comma 3-bis cod. proc. pen.
Elenca i reati rilevanti ai fini della confisca allargata; la Corte ha rilevato che i reati ascritti al ricorrente rientravano tra quelli che consentono l'applicazione dell'art. 240-bis.
d.P.R. n. 309/1990 (art. 73, 74, 80)
Normativa sostanziale in materia di stupefacenti citata nel capo di imputazione; rilevante per la qualificazione dei reati-spia ai fini del sequestro e della confisca.
Massime di principio
- Nel procedimento di sequestro finalizzato alla confisca ex art. 240-bis la presunzione di provenienza illecita delle risorse patrimoniali e' superabile: l'interessato ha l'onere di fornire prove di fonti lecite e proporzionate e, se le produce, il giudice deve valutare la documentazione e motivare specificamente eventuali ragioni di rifiuto.
- La mera allegazione della provenienza lecita senza documentazione non è sufficiente; viceversa, la produzione di documentazione probatoria impone al giudice una valutazione motivata e comprensibile.
- Il concetto di "pertinenzialità" legato alla confisca per equivalente non va confuso con i presupposti della confisca allargata: per quest'ultima rileva la disponibilità dei beni e la sproporzione rispetto ai redditi/attività, non la corrispondenza fisica tra somma sequestrata e profitto del singolo reato.
- Il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro è ammesso per violazione di legge e per vizi gravissimi della motivazione (mancanza di coerenza, completezza o ragionevolezza).
- Quando il denaro è intestato a soggetti diversi dall'indagato (es. coniuge), è necessario verificare la reale disponibilità da parte dell'indagato e comunque valutare le prove sulla provenienza; la titolarità formale non esclude la possibilità di confisca se sussistono elementi di collegamento, ma la difesa può far valere e documentare fonti lecite.
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