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Cassazione Penale, Ordinanza n. 18496/2025 del 16/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha quindi confermato la condanna già pronunciata dal Tribunale per il reato di gestione illecita di rifiuti, non ha accolto la censura sulla colpevolezza né quella sulla particolare tenuità del fatto, e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende ex art. 616 c.p.p.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La sentenza impugnata aveva condannato l'imputato alla pena di 6.000 euro di ammenda, con concessione dei doppi benefici di legge, per il reato di gestione illecita di rifiuti, dopo avere accertato che egli accumulava in modo incontrollato rifiuti non pericolosi (tra cui parti metalliche e frammenti di elettrodomestici per complessivi 477 kg), li trasportava e li smaltiva senza autorizzazione e senza documentazione sulla loro provenienza; era stata inoltre disposta la confisca del motocarro di sua proprietà. Con il ricorso si contestava, da un lato, il giudizio di colpevolezza, sostenendo in sostanza una lettura alternativa delle prove e dei fatti; dall'altro, si lamentava il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Corte ha ritenuto il primo motivo manifestamente infondato perché mirava a una rivalutazione del merito probatorio, non consentita in sede di legittimità, a fronte di una motivazione del Tribunale ritenuta logica e adeguata. Ha altresì ritenuto infondato il secondo motivo, osservando che la non occasionalità della condotta era stata desunta sia da un precedente smaltimento di un ingente quantitativo di rifiuti metallici presso un centro di raccolta, sia dalle dichiarazioni di un teste che riferiva di un accumulo protratto negli anni; inoltre, l'età avanzata e l'incensuratezza dell'imputato erano già state valorizzate ai fini delle attenuanti generiche e dei benefici di legge.

Norme richiamate

  • art. 256, comma 1, lett. a), d.lgs. n. 152 del 2006

    integra il reato contestato nella condotta di raccolta/trasporto/smaltimento di rifiuti in assenza di autorizzazione

  • art. 616 c.p.p.

    alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende

  • art. 131-bis c.p.

    il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto è ritenuto corretto quando la condotta non è occasionale e presenta plurimi indici di serialità

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentita una mera rivalutazione alternativa delle risultanze probatorie, quando la sentenza di merito abbia già offerto una ricostruzione logica, puntuale e adeguatamente motivata dei fatti.
  • La particolare tenuità del fatto non può essere riconosciuta quando la condotta presenti carattere non occasionale o indici di abitualità/serialità, desumibili da precedenti episodi analoghi o da un accumulo protratto nel tempo.
  • Nel reato di gestione illecita di rifiuti, la prova può desumersi da accertamenti operativi degli organi di polizia e dalla consistenza materiale dei rifiuti, nonché dalla mancanza di titoli autorizzativi e di documentazione sulla provenienza del materiale trasportato o smaltito.
  • La circostanza che l'imputato sia incensurato e di età avanzata può rilevare per le attenuanti generiche e i benefici di legge, ma non impone il riconoscimento della particolare tenuità del fatto se la condotta è strutturata e non episodica.

Come è indicizzato

MaterieGestione rifiutiImpugnazioni
RamiReati ambientaliProcesso penale
IstitutiParticolare tenuità del fattoInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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