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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37131/2025 del 13/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 16/05/2025 che aveva riconosciuto la continuazione tra due condanne (sentenza Tribunale di Tempio Pausania 15/06/2009 per violazione dell'art. 73 d.P.R. n. 309/1990; sentenza Corte d'appello di Napoli 20/06/2019 per reati tra cui art. 416-bis cod. pen.). Il ricorrente deduce violazione di legge rispetto agli artt. 671 c.p.p. e 81 c.p. e vizio di motivazione, lamentando in particolare che il giudice dell'esecuzione non avrebbe adeguatamente illustrato i criteri di calcolo dell'aumento di pena relativo al reato satellite (art. 73 d.P.R. 309/1990) e che l'aumento deciso sarebbe sproporzionato rispetto a quanto disposto in sede di cognizione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretto l'operato del giudice dell'esecuzione: è stato scorporato il complesso dei reati, individuato il più grave (art. 416-bis, sentenza Corte d'appello Napoli 20/06/2019) e mantenuti gli aumenti già disposti in sede di cognizione per i reati satellite. Quanto al reato di cui all'art. 73 d.P.R. 309/1990, il Tribunale di Terni ha calcolato un aumento pari a 3 anni e 6 mesi di reclusione ed euro 15.000 di multa (riducendo la pena originaria di 4 anni), motivando la scelta con la gravità dei fatti e il ruolo del reato come 'reato fine' dell'associazione. La Corte ha ritenuto la motivazione sufficiente e ha sottolineato il principio che il giudice dell'esecuzione non può fissare aumenti per i reati-satellite superiori a quelli stabiliti dal giudice della cognizione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma sul traffico di sostanze stupefacenti; qualificata come reato satellite per il quale è stato calcolato un aumento nella rideterminazione della pena per continuazione.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Delitto associativo (associazione di tipo mafioso); individuato come il reato "più grave" su cui basare la determinazione della pena complessiva.

  • art. 81 cod. pen.

    Disciplina della continuazione tra reati; applicata per scorporare le precedenti unificazioni e operare successivi aumenti sul reato più grave, con limite agli aumenti già fissati in sede di cognizione.

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata nel motivo di impugnazione (vizio di motivazione dell'atto decisorio), valutata dalla Corte nel quadro dei criteri motivazionali richiesti al giudice dell'esecuzione.

  • art. 27 Cost.

    Principio della funzione rieducativa della pena, richiamato per giustificare il grado di motivazione necessario nella determinazione del trattamento sanzionatorio.

Massime di principio

  • Il giudice dell'esecuzione deve scorporare le pregresse unificazioni operate in sede di cognizione, individuare il reato più grave e partire dalla pena fissata per quello per calcolare gli aumenti per i reati satellite.
  • Non è ammesso che il giudice dell'esecuzione conceda aumenti per i reati-satellite in misura superiore a quelli già fissati dal giudice della cognizione con sentenza irrevocabile.
  • La motivazione dell'aumento per ciascun reato satellite deve essere distinta e adeguata: più l'aumento è rilevante, più dettagliata dev'essere la motivazione; tuttavia il requisito motivazionale è correlato all'entità dell'aumento.
  • Il giudice deve evitare che, sotto la formula della continuazione, si realizzi un cumulo materiale di pene; la verifica della proporzione tra le pene e il rispetto dei limiti dell'art. 81 cod. pen. sono essenziali.
  • In situazioni analoghe è utile documentare e spiegare i criteri usati (gravità del fatto, ruolo nell'associazione, recidiva, personalità del reo) per rendere la decisione resistente a censure per vizio di motivazione.

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