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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36955/2025 del 13/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di condanna (9/10/2024) per vendita di salsiccia di bovino contenente solfiti non consentiti e adulterazione: 1) nullità per difetto di contestazione rispetto al capo 2) (presunta condanna per adulterazione colposa con aggravante di colpa cosciente non contestata); 2) presunta contraddittorietà nella valutazione dell'elemento psicologico tra addebito di adulterazione colposa e messa in vendita consapevole (art. 516 vs art. 440 c.p.); 3) censura per il diniego della causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis c.p., invocando buona condotta successiva e l'assenza di misure reali sul negozio; dedotta, in subordine, attenuazione della pena (pena pecuniaria o sospensione condizionale cumulabile con altra pena).

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Motivazione: i motivi erano manifestamente infondati. Sul primo motivo la Corte ha richiamato il principio di correlazione tra contestazione e sentenza e ha ritenuto che non fosse dimostrata una modifica dell'imputazione idonea a ledere il diritto di difesa; sul secondo ha spiegato che non sussiste contraddizione perché l'art. 516 c.p. punisce la messa in vendita di alimenti adulterati e tale responsabilità può coesistere con la responsabilità per l'adulterazione o con la conoscenza dell'alterazione; sul terzo e quarto motivo ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale circa l'insussistenza dei presupposti per l'applicazione dell'art. 131-bis c.p. (valutazione concreta del pericolo e della non esiguità) e legittima la negazione della sospensione condizionale per la presenza di precedente condanna ostativa ai sensi dell'art. 164, comma 4, c.p. Conseguenze pratiche: dichiarata l'inammissibilità del ricorso; condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. Sentenza decisa il 30/09/2025.

Norme richiamate

  • art. 516 cod. pen.

    Punisce la messa in vendita di alimenti adulterati; la Corte conferma che la fattispecie riguarda la fase di commercializzazione e può essere applicata anche quando emerga conoscenza dell'alterazione

  • art. 452 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla forma colposa contestata originariamente (art. 440 c.p. forma colposa riferita tramite art. 452)

  • art. 440 cod. pen.

    Norma richiamata nella imputazione originaria per adulterazione in forma colposa; la Corte ha ritenuto coerente la contestazione rispetto alla sentenza

  • art. 61, comma 1, n. 3 cod. pen.

    Aggravante della coscienza della colpa (cd. colpa cosciente) contestata dalla difesa ma non ritenuta idonea a determinare nullità della sentenza

  • art. 131-bis cod. pen.

    Causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto; la Corte ricorda che la sua applicazione richiede valutazione concreta delle modalità del fatto, del grado di colpevolezza e del pericolo prodotto, e nel caso è stata esclusa per la significativa pericolosità dell'adulterazione

  • art. 164, comma 4 cod. pen.

    Norma che ostacola la concessione della sospensione condizionale della pena in presenza di precedente condanna; la Corte ha confermato l'impedimento emerso dal casellario

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Richiamato come principio correlato alla tutela delle facoltà difensive mediante la correlazione tra contestazione e sentenza

  • art. 568, comma 5 cod. proc. pen.

    Ordine di riqualificazione dell'impugnazione in ricorso per Cassazione nel caso di inappellabilità della sentenza di primo grado

  • art. 593, comma 3 cod. proc. pen.

    Richiamato in tema di inappellabilità delle sentenze che infliggono pena sostitutiva (l'appello è stato riqualificato in ricorso)

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che prevede la condanna alle spese processuali in caso di inammissibilità del ricorso; applicata per la condanna alle spese e alla somma per la Cassa delle ammende

  • art. 111 Cost.

    Richiamato in relazione ai diritti di difesa e al principio di correlazione tra contestazione e sentenza

  • art. 6 CEDU

    Richiamato con riferimento alla giurisprudenza europea che tutela il diritto di essere informati dell'accusa e di poter preparare la difesa; la Corte osserva che la violazione sussiste solo se mancata possibilità di preparare la difesa

Massime di principio

  • La correlazione tra contestazione e sentenza è essenziale: una modifica dell'imputazione che muti la natura del fatto o gli elementi costitutivi può ledere il diritto di difesa e determinare nullità, ma non ogni differenza formale giustifica la censura se l'imputato ha potuto preparare la difesa.
  • L'art. 516 c.p. (messa in vendita di alimenti adulterati) è fattispecie autonoma rispetto all'adulterazione materiale (art. 440), ma le due responsabilità possono coesistere quando chi vende conosce o avrebbe potuto conoscere l'alterazione.
  • L'applicazione dell'art. 131-bis c.p. richiede una valutazione complessiva e concreta: la mera buona condotta successiva non è di per sé sufficiente se la condotta originaria ha creato un pericolo non esiguo per la salute pubblica.
  • La presenza di precedenti condanne può impedire la concessione di benefici (es. sospensione condizionale) ai sensi dell'art. 164 c.p.; occorre sempre verificare il casellario giudiziale.
  • Nei procedimenti in cui la sentenza di primo grado sia inappellabile ma l'imputato deduca nullità, l'impugnazione può essere riqualificata in ricorso per Cassazione ai sensi degli artt. 568 e 593 c.p.p.; tuttavia la Corte di legittimità valuta l'ammissibilità e il merito delle censure entro i limiti previsti.

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