Cassazione Civile, Ordinanza n. 16474/2026 del 27/05/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente (privato)
La controversia
Un erede aveva promosso davanti al Tribunale una domanda ex art. 702 bis c.p.c. per ottenere l'accertamento dell'usucapione di una porzione di terreno sita in prossimità del fiume Secchia, assumendo che tale porzione avesse origine naturale a seguito della modifica del corso del fiume. Il Tribunale, sulla base della consulenza tecnica d'ufficio, aveva accolto la domanda; la Corte d'appello aveva confermato. L'Agenzia del Demanio ha proposto ricorso per cassazione con due motivi: con il primo ha dedotto violazione di norme sostanziali e processuali e nullità del giudizio per omessa evocazione del Ministero delle Finanze, sostenendo che il contraddittorio dovesse essere integrato nei confronti del Ministero, quale litisconsorte necessario, perché l'Agenzia sarebbe un mero gestore dei beni statali; con il secondo ha denunciato violazione degli artt. 941 e 947 c.c., contestando la qualificazione della particella come derivante da origine naturale e sostenendo che la Corte d'appello avesse erroneamente recepito l'accertamento tecnico e istruttorio in ordine alla formazione del terreno.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché, nelle controversie relative a beni statali promosse in origine contro il Ministero e proseguite dopo l'istituzione dell'Agenzia del Demanio, opera una successione a titolo particolare ex art. 111 c.p.c., sicché la partecipazione dell'Agenzia è sufficiente e non è necessaria quella del Ministero come litisconsorte necessario. Ha dichiarato inammissibile il secondo motivo perché, pur formalmente prospettato come violazione di legge, mirava in realtà a ottenere una diversa ricostruzione delle risultanze istruttorie e dell'apprezzamento del fatto compiuto dal giudice di merito; la motivazione della sentenza impugnata è stata ritenuta congrua e non apparente. Conseguentemente, il ricorso è stato rigettato con condanna della ricorrente alle spese, a una somma ulteriore ex art. 96 c.p.c. e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato se dovuto.
Norme richiamate
Norma processuale che ha costituito il rito introduttivo della domanda di accertamento dell'usucapione.
La decisione è stata assunta in conformità alla proposta di definizione anticipata formulata ai sensi di tale norma.
La Corte ha applicato il principio della successione a titolo particolare nel diritto controverso in seguito all'istituzione dell'Agenzia del Demanio, escludendo la necessità di integrare il contraddittorio con il Ministero.
art. 360, primo comma, nn. 3 e 4, c.p.c.
Sono stati i parametri di ricorso invocati per denunciare violazione di legge e nullità del giudizio.
art. 42 Cost.
Richiamato nel primo motivo a sostegno della tesi sulla titolarità statale del bene.
artt. 822, 826, 828 e 832 c.c.
Richiamati nel primo motivo in relazione alla disciplina dei beni appartenenti allo Stato e del diritto di proprietà.
D. Lgs. n. 300 del 1999, artt. 56, 57, 61, 62 e 65
Richiamati per sostenere che l'Agenzia del Demanio sarebbe solo gestore dei beni e non soggetto necessario del giudizio.
art. 1 del R.D. n. 2440 del 1923
Richiamato nel primo motivo in tema di amministrazione del patrimonio statale.
art. 3 dello Statuto dell'Agenzia del Demanio
Invocato dalla ricorrente per sostenere i limiti della propria legittimazione.
art. 6 del Regolamento di amministrazione e contabilità dell'Agenzia del Demanio
Invocato nel primo motivo in relazione ai poteri dell'Agenzia.
artt. 101, 102, 157, 159 e 354 c.p.c.
Richiamati nel primo motivo in relazione al contraddittorio, al litisconsorzio e alle nullità processuali.
Richiamato nel secondo motivo con riferimento alla disciplina delle accessioni/fluviali, ma la censura è stata ritenuta inammissibile perché attinente al merito fattuale.
Richiamato nel secondo motivo con riferimento alla formazione naturale della porzione di terreno, ma senza superare il giudizio di fatto del merito.
La Corte ha ribadito che la sua violazione è deducibile solo se il giudice pone a fondamento della decisione prove non introdotte dalle parti o acquisite fuori dei poteri officiosi.
La Corte ha ribadito che la sua violazione è configurabile solo se il giudice attribuisce a una prova un valore legale diverso da quello previsto o dichiara di valutarla secondo prudente apprezzamento quando la legge impone un criterio diverso.
La violazione ricorre solo se l'onere della prova è stato erroneamente attribuito a una parte diversa da quella gravata; non quando si contesti il modo in cui il giudice ha apprezzato l'esito della prova.
La Corte ha applicato la condanna aggravata prevista per la decisione conforme alla proposta ex art. 380-bis c.p.c., con liquidazione di una somma ulteriore a favore della controparte e di una somma in favore della cassa delle ammende.
art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115 del 2002
È stato dato atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di impugnazione soccombente.
Massime di principio
- Nelle controversie relative a beni statali, l'istituzione dell'Agenzia del Demanio determina una successione a titolo particolare nel diritto controverso ex art. 111 c.p.c., con permanenza della legittimazione della parte originaria e facoltà di chiamata o intervento dell'avente causa, senza necessità di evocare il Ministero come litisconsorte necessario.
- Il motivo di ricorso per cassazione non può essere utilizzato per proporre una rivalutazione del fatto e delle prove: se la censura si risolve nella contrapposizione di una ricostruzione istruttoria alternativa a quella del giudice di merito, essa è inammissibile.
- La violazione di legge non può essere invocata per criticare l'apprezzamento del materiale probatorio quando la doglianza, in sostanza, contesta l'esito del giudizio di fatto; in tali casi il controllo di legittimità è limitato ai rigorosi confini del vizio motivazionale ancora deducibile.
- La violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. è configurabile solo in ipotesi tipizzate: uso di prove non introdotte dalle parti o attribuzione di una regola di valutazione probatoria diversa da quella prevista dalla legge; non è deducibile per contestare il cattivo esercizio del prudente apprezzamento delle prove.
- La violazione dell'art. 2697 c.c. sussiste solo quando l'onere della prova venga posto a carico di una parte diversa da quella su cui grava per legge; non quando si contesti che il giudice abbia erroneamente ritenuto assolto l'onere da chi era tenuto a provarlo.
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