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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21467/2023 del 19/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso denunciava la mancata applicazione della sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità contestando la motivazione della Corte di appello che aveva escluso tale misura richiamando precedenti penali del ricorrente. Si eccepiva che la Corte non aveva svolto un vaglio critico sui fatti pregressi né sulla personalità del ricorrente, non aveva considerato che le precedenti condanne risalivano al periodo di minore età e non aveva valutato elementi favorevoli quali stabile attività lavorativa e buona integrazione sociale. Inoltre si sosteneva che i rilievi difensivi in merito non fossero stati presi in considerazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Pur riconoscendo la discrezionalità dei giudici nel negare la sostituzione ex art. 133 c.p., la Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte di appello fosse insufficiente e meramente apparente: la semplice citazione di precedenti penali, senza un esame critico e senza collegare la valutazione alla finalità rieducativa della misura, non soddisfa i requisiti di coerenza, completezza e ragionevolezza della motivazione. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata limitatamente al punto relativo all'applicazione della sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità e la causa è stata rinviata ad altra sezione della Corte di appello di Torino per nuovo giudizio su quel punto. Residua la condanna per il resto confermata dalla Corte di appello.

Norme richiamate

  • art. 73 DPR 309/90

    Norma sostanziale in relazione alla quale il ricorrente era stato condannato (illecito in materia di stupefacenti). Nel giudizio di cassazione è richiamata solo come riferimento dell'imputazione originaria.

  • art. 606 comma 1 lett. e) cod. proc. pen.

    Motivo di impugnazione invocato: vizio di motivazione (insufficiente o apparente) rispetto alla mancata applicazione della sanzione sostitutiva.

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per l'applicazione di misure alternative e riduzioni di pena; principio che la valutazione della non applicabilità della sanzione sostitutiva deve considerare tutti gli elementi rilevanti (compresi precedenti, personalità, condizioni di vita e finalità rieducativa) e deve essere adeguatamente motivata.

Massime di principio

  • La decisione di negare una sanzione sostitutiva (es. lavoro di pubblica utilità) rientra nella discrezionalità del giudice ma richiede motivazione non meramente formale: occorre collegare esplicitamente i fatti e i precedenti alla valutazione dell'idoneità della misura ai fini rieducativi.
  • La sola citazione di precedenti penali, specialmente se risalenti o commessi in età minorile, non è di per sé sufficiente a escludere misure alternative; il giudice deve valutare la natura, la gravità e la recenza dei precedenti e il comportamento successivo del soggetto.
  • Elementi favorevoli come stabile attività lavorativa, integrazione sociale e conclusioni difensive devono essere considerati e motivatamente valorizzati o disattesi nel provvedimento; l'omesso esame di tali elementi può configurare vizio di motivazione.
  • La motivazione deve consentire di comprendere l'iter logico-giuridico seguito dal giudice: assenza di tale percorso logico può determinare annullamento per motivazione apparente e rinvio.
  • L'astensione proclamata dall'avvocatura non impedisce automaticamente il proseguimento del procedimento se il difensore ha comunque presentato le conclusioni nei termini e non è stata richiesta trattazione orale.

Testo integrale

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