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Cassazione Civile, Ordinanza n. 29637/2025 del 10/11/2025

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (ente previdenziale)

La controversia

La controversia nasce dal rigetto, in primo e secondo grado, della domanda di pensione anticipata proposta da un assicurato alla gestione artigiani. La Corte d'appello ha ritenuto mancante il requisito contributivo perché per l'anno 1998 risultava versata contribuzione solo per 7 mesi, a seguito di un successivo accertamento fiscale da cui era emerso un maggior reddito e quindi una maggiore contribuzione dovuta, poi richiesta dall'INPS con cartella esattoriale non opposta. In cassazione il ricorrente ha dedotto: (1) omesso esame di un fatto decisivo, sostenendo che la documentazione prodotta, in particolare l'estratto contributivo, attestasse il pagamento integrale dei contributi per 12 mesi del 1998; (2) falsa applicazione della L. n. 289/2002, assumendo che l'accertamento fiscale definito in via agevolata non potesse produrre effetti in ambito previdenziale e che, dunque, fosse rilevante solo la contribuzione originariamente risultante dall'estratto contributivo.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il primo motivo è stato ritenuto inammissibile perché la sentenza impugnata e quella di primo grado erano conformi nel negare il pagamento integrale dei contributi per il 1998; in presenza di doppia pronuncia conforme non è deducibile il vizio ex art. 360, n. 5, c.p.c. Il secondo motivo è stato parimenti dichiarato inammissibile perché non si confrontava con la ratio decidendi: la decisione non fondava la propria conclusione sull'applicazione diretta della L. n. 289/2002 in ambito previdenziale, ma sulla mancata opposizione alla cartella esattoriale relativa alla maggiore contribuzione dovuta, circostanza che rendeva non più contestabile quel dato. Ne è seguita la condanna del ricorrente alle spese del giudizio di cassazione e l'ulteriore contributo unificato ove dovuto.

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c., n. 5

    doppia pronuncia conforme

    in presenza di sentenze di primo e secondo grado conformi, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo non è deducibile in cassazione nei limiti indicati dalla Corte

  • L. n. 289/2002

    la Corte esclude che la decisione impugnata si fondi sulla sua diretta applicazione in ambito previdenziale; il motivo che invoca tale legge è quindi non pertinente rispetto alla ratio decidendi

  • art. 13, comma 1 quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    in caso di inammissibilità del ricorso, sussistono i presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato

Massime di principio

  • In presenza di doppia pronuncia conforme sul medesimo accertamento di fatto, il ricorso per cassazione non può utilmente censurare l'omesso esame del fatto decisivo nei limiti del n. 5 dell'art. 360 c.p.c.
  • Il motivo di ricorso per cassazione è inammissibile quando non si confronta con la ratio decidendi della sentenza impugnata, cioè quando attacca un argomento solo apparente e non la reale base logica della decisione.
  • La mancata impugnazione di una cartella esattoriale che quantifica una maggiore contribuzione dovuta rende quel dato non più contestabile nel successivo giudizio previdenziale, se la decisione si fonda proprio su tale incontestabilità.
  • Ai fini del diritto alla pensione, il requisito contributivo deve risultare integralmente soddisfatto; se per un determinato anno la contribuzione dovuta è stata accertata in misura maggiore rispetto a quella originariamente versata e la relativa cartella non è stata opposta, prevale tale accertamento nel valutare il requisito.
  • In cassazione, la deduzione di una falsa applicazione di legge è inidonea se non si misura con la concreta ragione giuridica posta a base della decisione impugnata.

Come è indicizzato

MateriePensioniImpugnazioni
RamiPrevidenzaProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicatoOnere della prova

Testo integrale

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