Sentenza n. 665/2026 - Salerno, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: parere contrario della Soprintendenza al rilascio dell'autorizzazione paesaggistica nell'ambito di una procedura di condono edilizio, nonché la comunicazione dei motivi ostativi
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietaria)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente, proprietaria di un fondo sito in area sottoposta a vincolo paesaggistico, ha impugnato il parere negativo della Soprintendenza espresso nell'ambito della procedura di condono edilizio avviata nel 1986 ai sensi della legge n. 47/1985. Ha dedotto la violazione degli artt. 32 della legge n. 47/1985, 167 e 146 del d.lgs. n. 42/2004, dell'art. 36-bis del d.P.R. n. 380/2001 e degli artt. 2 e 3 della legge n. 241/1990, nonché eccesso di potere per difetto assoluto dei presupposti, difetto di istruttoria, erroneità, contraddittorietà, arbitrarietà, illogicità, travisamento, sviamento e difetto di motivazione, oltre a incompetenza e violazione del principio di leale collaborazione. La Soprintendenza aveva fondato il diniego sull'insufficienza della documentazione fotografica, sulla presunta abusività di opere esterne, sull'incongruenza tra gli elaborati e le riprese aeree, su modifiche interne successive alla domanda di condono, sulla mancata documentazione di muri, accessi, percorsi e aiuole e sull'asserita illegittimità di titoli edilizi comunali relativi alla copertura. La difesa erariale ha sostenuto che gli abusi fossero maggiori di quelli indicati nell'istanza di condono.
La decisione
Il ricorso è stato accolto per difetto di motivazione e di istruttoria, con assorbimento delle ulteriori censure. Il TAR ha rilevato che, nel procedimento di condono ex legge n. 47/1985 relativo a immobile vincolato, la Soprintendenza deve svolgere una valutazione specifica dell'impatto paesaggistico delle opere, considerando sia l'epoca della loro realizzazione sia il contesto urbanistico, edilizio e paesaggistico attuale, mediante una motivazione rafforzata. Il parere impugnato, invece, si era concentrato sulla regolarità edilizia pregressa dell'immobile e sulla carenza documentale, senza individuare i valori paesaggistici del sito, le caratteristiche, i materiali, le dimensioni e la consistenza del manufatto, né spiegare le ragioni concrete dell'incompatibilità con il vincolo. La Soprintendenza non poteva utilizzare il procedimento paesaggistico per accertare lo stato legittimo edilizio dell'immobile, la cui verifica compete al Comune, pur potendo considerare eventuali profili edilizi solo ove funzionali a una concreta valutazione paesaggistica. Il parere è stato annullato, facendo salve le successive determinazioni dell'amministrazione. In sede di riedizione del potere, la Soprintendenza dovrà valutare e motivare puntualmente la natura e le caratteristiche oggettive del fabbricato, il contesto urbanistico-edilizio e paesaggistico, i valori paesaggistici attuali del sito e il rapporto tra manufatto e paesaggio circostante. Le spese sono state compensate, con rimborso del contributo unificato alla ricorrente a carico del Ministero e della Soprintendenza.
Norme richiamate
«il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a vincolo è subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso»
Nel condono di opere realizzate in area vincolata, il titolo in sanatoria richiede il parere favorevole dell'autorità preposta al vincolo; il parere deve essere espresso mediante una concreta e motivata valutazione paesaggistica delle opere.
È richiamato quale parametro della valutazione di compatibilità paesaggistica postuma nell'ambito della sanatoria di opere abusive.
È richiamato per distinguere il regime ordinario dell'autorizzazione paesaggistica dalla valutazione postuma richiesta nel procedimento di condono.
Impone una motivazione adeguata del parere negativo, tale da rendere ricostruibili i presupposti e l'iter logico della valutazione paesaggistica.
Disciplina la comunicazione dei motivi ostativi, richiamata quale atto connesso al parere impugnato.
È stato dedotto dalla ricorrente, ma la decisione non fonda su tale disposizione una specifica ratio decidendi.
Massime di principio
- Nel procedimento di condono edilizio relativo a opere realizzate su immobili sottoposti a vincolo paesaggistico, il parere dell'autorità preposta alla tutela del vincolo deve valutare specificamente l'impatto paesaggistico delle opere, considerando sia l'epoca della loro realizzazione sia il contesto urbanistico-edilizio e paesaggistico attuale.
- La valutazione paesaggistica postuma di opere abusive richiede, soprattutto quando gli interventi siano risalenti, un'istruttoria ponderata e una motivazione rafforzata, idonea a evidenziare i valori paesaggistici del sito, le caratteristiche e dimensioni dell'opera, il rapporto con il contesto e gli eventuali benefici concreti derivanti dal diniego e dalla demolizione.
- Il parere paesaggistico non può fondarsi esclusivamente sull'accertamento della regolarità edilizia pregressa o dello stato legittimo dell'immobile, la cui verifica compete all'amministrazione comunale; eventuali profili edilizi possono essere considerati dall'autorità paesaggistica solo se rilevanti e funzionali alla valutazione concreta della compatibilità paesaggistica.
- La discrezionalità tecnica dell'autorità paesaggistica non esclude il sindacato giurisdizionale sulla ragionevolezza, sull'eventuale travisamento dei fatti e sull'adeguatezza dell'istruttoria e della motivazione; senza una motivazione concreta e circostanziata il giudizio di incompatibilità non è verificabile e si risolve in un esercizio arbitrario del potere.
- In caso di annullamento per difetto di istruttoria e motivazione, la riedizione del potere deve conformarsi alle indicazioni della sentenza, procedendo a una nuova valutazione specifica delle caratteristiche dell'opera e dei valori paesaggistici attualmente espressi dal sito.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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