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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 50440/2023 del 18/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in 9 motivi: 1) nullità per incompletezza del dispositivo riguardo al calcolo della pena e dell'aumento per continuazione; 2) carenza di motivazione sulle condotte di distrazione riferite a riaddebiti di spese tramite impresa individuale del Marchi; 3) vizio di motivazione sulla distrazione dei canoni di leasing dell'immobile connessi al riscatto e vendita dell'immobile; 4) travisamento della prova e valutazione errata della svalutazione e vendita dei veicoli; 5) mancata prova del versamento in contanti di euro 58.842,55 imputato a distrazione; 6) vizio motivazionale circa 4.500 euro addebitati per uso di scheda prepagata intestata alla moglie; 7) ricondurre alcuni pagamenti a bancarotta preferenziale anziché distrattiva (compensi all'amministratore); 8) mancata concessione delle attenuanti generiche; 9) omessa pronuncia sulla richiesta di applicazione della pena sostitutiva (lavoro di pubblica utilità) ex art. 545-bis c.p.p., deducendo che la Corte d'appello ha respinto la richiesta per la mancata procura speciale del difensore, nonostante la presenza dell'imputato in udienza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili o infondati i primi otto motivi e ha accolto il nono motivo. In particolare, la Suprema Corte ha ritenuto che, essendo l'imputato presente in udienza e non avendo obiettato, la richiesta formulata dal difensore privo di procura speciale doveva essere comunque considerata legittima e meritevole di una valutazione da parte del giudice d'appello. Ne consegue l'annullamento limitato della sentenza impugnata nella parte in cui non si è pronunciata congruamente sull'opzione della sostituzione della pena detentiva con una pena sostitutiva (art. 545-bis c.p.p. e normativa transitoria applicabile), con rinvio alla Corte territoriale per esprimersi sul punto secondo i criteri di legge. Per il resto il ricorso è stato dichiarato inammissibile o manifestamente infondato e la condanna confermata nei suoi aspetti sostanziali dalla Corte d'appello resta integra.

Norme richiamate

  • art. 545-bis c.p.p.

    "quando è stata applicata una pena detentiva non superiore a quattro anni e non è stata ordinata la sospensione condizionale, subito dopo la lettura del dispositivo, il giudice, se ricorrono le condizioni per sostituire la pena detentiva con una delle pene sostitutive di cui all'articolo 53 della legge 24 novembre 1981, n. 689, ne dà avviso alle parti. Se l'imputato, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, acconsente alla sostituzione della pena detentiva con una pena diversa dalla pena pecuniaria, ovvero se può aver luogo la sostituzione con detta pena, il giudice, sentito il pubblico ministero, quando non è possibile decidere immediatamente, fissa una apposita udienza non oltre sessanta giorni, dandone contestuale avviso alle parti e all'ufficio di esecuzione penale esterna competente; in tal caso il processo è sospeso"

    Norma processuale che impone al giudice, subito dopo il dispositivo, di dare avviso e valutare la sostituzione della pena detentiva con pene alternative; la Corte ha ritenuto che la richiesta formulata in udienza debba essere valutata anche se il difensore non era munito di procura speciale quando l'imputato era presente e non ha contestato.

  • art. 95 D.L. n. 150/2022

    Norma transitoria che estende l'applicazione delle sanzioni sostitutive previste dalla L. n. 689/1981 ai procedimenti penali pendenti in grado di appello alla data di entrata in vigore della riforma; giustifica l'applicabilità delle pene sostitutive in appello anche se non dedotte con motivo di gravame formale.

  • art. 53 L. 24/11/1981 n. 689

    Prevedeva originariamente le sanzioni sostitutive cui fare riferimento per la sostituzione della pena detentiva; la disciplina è richiamata per i parametri di valutazione della sostituzione.

  • art. 20-bis cod. pen.

    Richiamato come riferimento alle nuove pene sostitutive disciplinate nel codice penale; la Corte ha indicato che il giudice d'appello deve valutare la sussistenza dei presupposti per la sostituzione anche con riferimento a queste disposizioni.

  • art. 219 I. fall. comma 2 n. 1

    Norma della legge fallimentare che prevede l'aggravante applicabile per il delitto di bancarotta fraudolenta patrimoniale in caso di più fatti di bancarotta; la Corte ha confermato l'applicazione dell'aggravante e il relativo incremento di pena calcolato in sede di merito.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Disposizione che elenca i motivi di cassazione; la Corte ha ritenuto molti dei motivi di fatto e di travisamento come inammissibili o manifestamente infondati, ricordando i limiti dell'esame di legittimità sulla valutazione delle prove.

  • art. 604 cod. proc. pen.

    Norma che indica i casi tassativi di nullità che il giudice d'appello deve rilevare; la Corte ha ricordato che l'assenza di motivazione del primo grado può essere integrata in appello e non dà automaticamente luogo a nullità.

  • artt. 2709 e 2710 cod. civ.

    Previsione sulla presunzione di veridicità delle scritture contabili; la Corte ha precisato che tale presunzione non è automaticamente estendibile ai reati fallimentari e richiede verifica di affidabilità tramite elementi esterni.

  • art. 62-bis cod. pen. (riforma d.l. 23 maggio 2008, n. 92)

    Rilevato nella parte relativa al giudizio sulle attenuanti generiche: la riforma ha inciso sul bilanciamento tra assenza di precedenti e altri elementi per la concessione delle attenuanti, giustificando il diniego motivato dal giudice di merito.

  • art. 441 cod. proc. pen. comma 5

    Richiamato in relazione alla deposizione di testi invocati e non escussi; la Corte ha ritenuto irrilevante per rovesciare la valutazione di merito l'assenza di una testimonianza non decisiva.

Massime di principio

  • Se l'imputato è presente in udienza e non contesta, le istanze formulate dal difensore anche se privo di procura speciale devono essere comunque valutate e il giudice d'appello deve pronunciarsi sul loro merito, soprattutto quando riguardano la sostituzione della pena ai sensi dell'art. 545-bis c.p.p.
  • La facoltà di sostituire una pena detentiva con pene alternative in appello è di natura discrezionale del giudice, ma una richiesta valida avanzata in udienza impone una valutazione motivata; la Corte di legittimità può annullare per omessa pronuncia e rinviare per nuova decisione.
  • In presenza di doppia conformità (sentenza di primo grado e sentenza di appello concordi), la Corte di Cassazione interpreta congiuntamente le motivazioni dei due gradi come un unico corpo decisionale; l'eventuale integrazione motivazionale effettuata in appello non dà luogo a nullità ma soddisfa il requisito della motivazione.
  • Cassazione non è luogo per una rivalutazione del merito delle prove: i rilievi che si limitano a proporre una diversa lettura logica o una diversa ricostruzione dei fatti rispetto ai giudici di merito sono inammissibili o manifestamente infondati ai sensi dell'art. 606.
  • Per i reati fallimentari la presunzione di affidabilità delle scritture contabili non è automatica; occorre riscontro esterno e verifica della loro attendibilità prima di trarne conclusioni di distrazione patrimoniale.
  • Per contestare un travisamento della prova in Cassazione occorre indicare un elemento probatorio decisivo che, se valutato diversamente, avrebbe disarticolato l'intero ragionamento ricostruttivo del giudice di merito.
  • La mancata concessione delle attenuanti generiche, se motivata con elementi ritenuti decisivi dal giudice, è sindacabile limitatamente a profili di illogicità manifesta; il giudice non deve elencare tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli, ma motivare in riferimento a quelli rilevanti.

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