Cassazione Penale, Sentenza n. 18815/2025 del 20/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione, in qualità di socio al 68%, dell'ordinanza che ha confermato il sequestro preventivo della società Barone s.r.l. e del relativo compendio aziendale disposto con decreto del G.I.P. del 16/09/2024 perché la società sarebbe stata utilizzata per commettere reati ex art. 416-bis c.p., con contestazione di fittizia intestazione. Il ricorrente deduce inosservanza ed erronea applicazione della legge penale e manifesta illogicità/mancanza di motivazione sull'attualità delle esigenze cautelari (fumus e periculum), sulla pertinenzialità del bene sequestrato e sulla violazione dei principi di proporzionalità, adeguatezza e gradualità, in particolare sostenendo che la parte principale dell'attività (produzione olio) fosse lecita e che i soci non fossero indagati né imputati, chiedendo il riesame del decreto di sequestro
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di legittimazione/assenza di interesse concreto all'impugnazione: il ricorrente ha agito in proprio quale socio e non quale legale rappresentante della società, e il singolo socio non ha diritto alla restituzione del compendio aziendale (bensì la società stessa). La Corte richiama la giurisprudenza dominante (art. 322, artt. 568 e 591 c.p.p.) secondo cui, nelle misure cautelari reali, l'impugnante deve provare un rapporto tale da giustificare la restituzione immediata dell'oggetto del vincolo. Conseguentemente il ricorso è inammissibile; il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento, in via equitativa, di euro 3.000 alla Cassa delle ammende (ai sensi della L. n. 103/2017, art.1, comma 64, integrando la sanzione prevista dall'art. 616 c.p.p.)
Norme richiamate
Norma sostanziale del reato (associazione di tipo mafioso) richiamata quale contestazione originaria che ha giustificato il sequestro preventivo della società; non è interpretata nei dettagli, ma costituisce l'ipotesi criminosa da cui deriva il vincolo reale
Individua i soggetti astrattamente legittimati alla proposizione del riesame reale (imputato, persona alla quale le cose sono state sequestrate, chi avrebbe diritto alla restituzione); la Corte precisa che tale legittimazione va valutata insieme all'interesse concreto ex artt. 568 e 591 c.p.p.
art. 568, comma 4, cod. proc. pen.
Postula l'esistenza di un interesse concreto e attuale all'impugnazione come requisito di ammissibilità; la Corte lo applica per escludere l'interesse del singolo socio a impugnare il sequestro della società
art. 591, comma 1, lettera a), cod. proc. pen.
Norma sulle impugnazioni in generale che contribuisce al principio secondo cui l'impugnante deve avere un'effettiva situazione giuridica tutelabile; la Corte la richiama per confermare la necessità del concreto interesse all'impugnazione
Richiamato per affermare i limiti dei poteri del singolo socio rispetto agli organi sociali; il singolo socio non ha poteri di rappresentanza esterna e può solo sollecitare gli organi sociali o chiedere la liquidazione della quota
Citato per discutere della legale rappresentanza (la norma è evocata a supporto del principio che la rappresentanza spetta agli amministratori), con la conseguenza che i poteri pertinenti alla restituzione spettano alla società tramite i suoi organi
Norma sulle sanzioni in caso di inammissibilità dell'impugnazione; la Corte condanna il ricorrente alle spese e applica una sanzione in via equitativa richiamando anche la facoltà di aumentarla ex L. n. 103/2017
L. n. 103/2017, art. 1, comma 64
Consente di aumentare la sanzione prevista dall'art. 616 c.p.p. oltre il massimo quando ricorso inammissibile; la Corte ne utilizza la facoltà per irrogare euro 3.000 alla Cassa delle ammende
Sentenza Corte Costituzionale n. 186/2000
Richiamata per giustificare la misura sanzionatoria e l'applicazione prudente di sanzioni pecuniarie per impugnazioni infondate o inammissibili
Massime di principio
- Per impugnare un sequestro preventivo di beni aziendali è necessario un interesse concreto e attuale: il singolo socio non può validamente chiedere il dissequestro se non agisce in nome e per conto della società o non dimostra un diritto diretto alla restituzione
- Nelle società di capitali il patrimonio appartiene alla società, non ai soci: le impugnazioni riguardanti beni sociali devono essere promosse dalla società tramite i suoi organi (amministratori) o da chi legittimamente rappresenta la società
- La legittimazione astratta prevista dall'art. 322 c.p.p. non basta: va sempre verificato l'effettivo interesse all'impugnazione ai sensi degli artt. 568 e 591 c.p.p.; l'impugnazione che mira solo a contestare teoricamente la decisione è inammissibile
- Chi impugna un sequestro reale deve allegare elementi fattuali e di diritto che provino la sua relazione diretta con la cosa sequestrata e la titolarità al fine di ottenere la restituzione come effetto immediato del riesame
- Le doglianze sostanziali sul fumus e sul periculum (necessità del vincolo cautelare) devono essere sollevate da chi ha effettivo interesse e supportate da elementi documentali e contabili quando la pertinenzialità o la distinzione tra attività lecite/illecite è centrale
- I principi di proporzionalità, adeguatezza e gradualità impongono che, se possibile, si adottino misure meno invasive; però l'assenza di legittimazione dell'impugnante rende inammissibile anche un'istanza fondata su tali principi
- In caso di impugnazione inammissibile si possono irrogare spese e sanzioni: è prudente valutare la fondatezza dell'interesse e preparare la documentazione che dimostri la legittimazione prima di proporre il ricorso
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