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Cassazione Civile, Ordinanza n. 07176/2024 del 18/03/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce dalla domanda di una società volta ad accertare e dichiarare l’esatta linea di confine tra i propri terreni e le porzioni di terreno prospicienti il lago, asseritamente occupate e delimitate come demaniali da un decreto prefettizio del 1998. In sede di merito la società sosteneva che, per fenomeni avvenuti prima del 1994, si fosse già verificata una sdemanializzazione tacita delle aree e che il decreto successivo avesse solo natura dichiarativa; inoltre richiamava un’istanza del 1996 con cui aveva chiesto il riconoscimento della proprietà per intervenuta accessione di terreni di nuova formazione. In cassazione deduceva due motivi: (1) violazione della legge n. 37/1994 e dell’art. 941 c.c., per avere il TSAP escluso la rilevanza della sdemanializzazione tacita e ritenuto decisivo il decreto prefettizio del 1998; (2) omesso esame di un fatto decisivo, individuato nell’istanza del 7 novembre 1996, che a dire della ricorrente dimostrerebbe la domanda di acquisto a titolo originario dei terreni ai sensi dell’art. 941 c.c.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la sentenza impugnata del TSAP si fondasse su due rationes decidendi autonome: da un lato, l’esclusione della sdemanializzazione tacita dei terreni, anche perché il decreto prefettizio del 1998 manifestava una volontà amministrativa opposta alla rinuncia al bene demaniale; dall’altro, la mancata proposizione in giudizio di una specifica domanda di acquisto della proprietà ai sensi dell’art. 941 c.c., essendosi la società limitata a chiedere l’accertamento della linea di delimitazione tra aree private e demaniali. La Corte ha osservato che i motivi di ricorso non aggredivano in modo efficace tali rationes: il primo non censurava la decisività del decreto del 1998 e, comunque, la giurisprudenza richiamata conferma che, nel regime anteriore alla l. n. 37/1994, la sdemanializzazione tacita del demanio idrico non può desumersi dalla sola inerzia della P.A.; il secondo non confrontava la ratio basata sul diverso petitum della domanda e, in ogni caso, non ricorreva l’omesso esame di un fatto storico, poiché il TSAP aveva esaminato l’istanza del 1996 ma le aveva attribuito rilievo diverso da quello invocato. La ricorrente è stata condannata alle spese di legittimità e agli ulteriori oneri ex d.P.R. n. 115/2002.

Norme richiamate

  • l. n. 37/1994

    ha modificato l’art. 947 c.c. escludendo per il futuro la sdemanializzazione tacita del demanio idrico; nel caso concreto la Corte ribadisce che la disciplina non consente di desumere la sdemanializzazione dalla sola inerzia della P.A.

  • art. 941 c.c.

    invocato come base per l’acquisto per alluvione/accensione di terreni di nuova formazione, ma la Corte rileva che nel giudizio di merito non era stata proposta una domanda coerente con tale paradigma

  • art. 947 c.c.

    nel regime anteriore alla l. n. 37/1994 la sdemanializzazione tacita non poteva essere desunta da mera inerzia o tolleranza, ma richiedeva atti e fatti inequivoci di volontà rinunciativa della P.A.

  • art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.

    norma processuale posta a fondamento della doglianza di violazione di legge

  • art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.

    la censura è ammissibile solo per omesso esame di un fatto storico decisivo, non per contestare la diversa valutazione di un fatto esaminato dal giudice di merito

  • art. 366, primo comma, n. 4, c.p.c.

    richiamato per evidenziare il dovere di specifica indicazione del contenuto dell’atto introduttivo idoneo a sorreggere la doglianza

  • art. 366, primo comma, n. 6, c.p.c.

    richiamato per la necessità di specifica indicazione e localizzazione degli atti processuali rilevanti

  • art. 13 comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002

    fonte dell’obbligo di versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso

  • art. 1, comma 17, della l. n. 228 del 2012

    norma che ha inserito il comma 1-quater nell’art. 13 del d.P.R. n. 115/2002

Massime di principio

  • Nel regime anteriore alla l. n. 37/1994, la sdemanializzazione tacita dei beni del demanio idrico non può essere desunta dalla sola mancata utilizzazione pubblica del bene o dalla mera inerzia dell’amministrazione, essendo necessari atti o fatti univoci che esprimano in modo inequivocabile la volontà pubblica di rinunciare alla destinazione demaniale.
  • Quando la decisione di merito si fonda su rationes decidendi autonome e ciascuna sufficiente da sola a sorreggere il dispositivo, il ricorso per cassazione deve investire specificamente tutte le rationes; la mancata censura anche di una sola di esse rende il motivo inidoneo.
  • Il vizio di cui all’art. 360, n. 5, c.p.c. ricorre solo se sia stato omesso l’esame di un fatto storico, principale o secondario, decisivo e discusso tra le parti; non è configurabile quando il fatto sia stato esaminato dal giudice di merito, anche se valutato con apprezzamento diverso da quello auspicato dal ricorrente.
  • La deduzione di un errore sul contenuto della domanda richiede che il ricorrente confronti la motivazione impugnata e dimostri che l’atto introduttivo conteneva effettivamente una pretesa corrispondente al paradigma giuridico invocato, nel rispetto degli oneri di specificità del ricorso per cassazione.

Come è indicizzato

MateriePossessoImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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