Cassazione Penale, Sentenza n. 40262/2024 del 31/10/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Milano che aveva respinto l'istanza di affidamento in prova e di detenzione domiciliare. Il ricorrente deduceva violazione di legge (art. 656 c.p.p.) e censurava la mancanza e la contraddittorietà della motivazione, sostenendo che era stata presentata successivamente un'istanza di affidamento terapeutico dinanzi al Tribunale di sorveglianza di Torino e che il Tribunale di Milano non aveva risposto a tale istanza né spiegato i motivi della mancata valutazione.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha confermato che la competenza del tribunale di sorveglianza si determina in base alla situazione esistente al momento della presentazione dell'istanza (principio di perpetuatio iurisdictionis) e che, avendo l'istanza iniziale avuto ad oggetto misure alternative presentata davanti al Tribunale di Milano, la competenza è rimasta ancorata a quel giudice nonostante una successiva istanza davanti al Tribunale di Torino. La Corte ha inoltre precisato che la norma speciale (art. 94 d.P.R. 309/90) che determina competenze in alcuni casi non implica un effetto attrattivo per tutte le istanze successive. Perciò il provvedimento impugnato ha correttamente deciso sull'affidamento in prova e sulla detenzione domiciliare e non era tenuto a decidere sull'istanza di affidamento terapeutico rivolta a diversa autorità. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.
Norme richiamate
Norma richiamata dal ricorrente per dedurre vizio di motivazione; la Corte non ha ritenuto sussistente la violazione invocata rispetto alla decisione impugnata.
Disciplina la competenza della magistratura di sorveglianza in funzione del luogo in cui il soggetto si trova al momento della presentazione dell'istanza; applicata per affermare il principio della perpetuatio iurisdictionis secondo cui la competenza, una volta radicata, non è alterata da fatti sopravvenuti.
Norma speciale che, richiamando commi del previgente art. 91, attribuisce in alcuni casi la competenza al tribunale di sorveglianza del luogo dove ha sede l'organo del P.M. investito dell'esecuzione; la Corte ha precisato che questa regola speciale non determina automaticamente una competenza 'attrattiva' su tutte le istanze successive presentate dal medesimo condannato.
art. 47-bis ordinamento penitenziario (riferimento storico)
Richiamato nella motivazione come modello normativo ora abrogato collegato all'assetto delle competenze, utile per spiegare la struttura della norma speciale richiamata.
Massime di principio
- La competenza del tribunale di sorveglianza si determina in base alla situazione al momento della presentazione dell'istanza: se il ricorrente è detenuto, competente è il tribunale/magistrato del luogo in cui si trova al momento della domanda.
- Il principio della perpetuatio iurisdictionis impedisce che fatti sopravvenuti (es. trasferimenti, successivi provvedimenti di cumulo o rimessione in libertà) modifichino la competenza fissata all'atto della domanda.
- Norme speciali (es. art. 94 d.P.R. 309/1990) possono stabilire criteri diversi di competenza per specifiche fattispecie, ma non comportano automaticamente che il primo ufficio individuato debba decidere su ogni istanza successiva proposta dal medesimo soggetto davanti ad altre autorità.
- Se vengono presentate istanze analoghe o diverse davanti a tribunali di sorveglianza diversi, ogni giudice decide sulle istanze che gli sono state effettivamente rivolte: l'omissione di pronunciarsi su un'istanza presentata ad altra autorità non è di per sé vizio del primo provvedimento.
- In casi similari è opportuno far valere tempestivamente eventuali eccezioni di incompetenza e allegare chiaramente quale istanza si intende che rimanga oggetto di decisione, per evitare contestazioni sulla competenza e sul perimetro del provvedimento reclamato.
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