Cassazione Penale, Sentenza n. 40162/2024 del 31/10/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Bari che aveva dichiarato "non doversi procedere" per mancanza di querela rispetto al furto di energia elettrica (art. 624 e art. 625 c.p.), contestando che l'aggravante della destinazione del bene a pubblico servizio non fosse stata adeguatamente contestata; il Procuratore ha dedotto che la destinazione a pubblico servizio rende il reato procedibile d'ufficio e che tale aggravante risultava sufficientemente delineata nei fatti (allaccio diretto mediante cavo alla cassetta ENEL).
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato: ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto era procedibile d'ufficio per l'aggravante prevista dall'art. 625 n. 7 c.p., avendo il capo di imputazione descritto compiutamente la condotta (allaccio diretto alla cassetta ENEL) tale da rendere manifesto all'imputato che si contestava la sottrazione di un bene destinato a pubblico servizio. Ha disposto la restituzione degli atti alla Corte d'Appello di Bari in diversa composizione per il prosieguo.
Norme richiamate
Riferimento alla fattispecie base del furto; la Corte richiamata distingue tra reati procedibili a querela e quelli procedibili d'ufficio in relazione alle aggravanti
L'aggravante per il bene destinato a pubblico servizio rende il furto procedibile d'ufficio; la Corte ha ritenuto che la destinazione a pubblico servizio possa essere desumibile da una descrizione fattuale (es. allaccio diretto alla rete dell'ente gestore)
Richiamato per spiegare l'assetto procedurale successivo alle modifiche legislative e per confermare quali ipotesi mantengano la procedibilità d'ufficio
d.lgs. n. 150 del 2022 (art. 2)
Richiamato per segnalare la modifica della procedibilità dei reati di furto (alcuni divenuti perseguibili a querela), e per evidenziare l'applicazione del criterio della legge più favorevole ai processi in corso
Citato come principio di applicazione del regime più favorevole anche ai reati in corso di processo (transizione normativa)
Richiamata per sostenere la qualificazione dell'approvvigionamento di energia come servizio pubblico essenziale, utile a delimitare l'oggetto dell'aggravante
Direttiva Presidenza del Consiglio dei Ministri 27/01/1994
Citata insieme ad altra normativa secondaria come elemento storico-normativo che ha contribuito a qualificare la produzione e distribuzione dell'energia come attività di interesse pubblico
Richiamata per l'istituzione dell'autorità per l'energia e il gas e come parte del quadro normativo che qualifica l'attività energetica come soggetta a funzione pubblica
Massime di principio
- Se nel capo di imputazione sono descritti fatti che rendono chiaro l'utilizzo o la sottrazione di un bene posto a servizio della collettività (es. allaccio diretto alla rete di distribuzione), l'aggravante "destinazione a pubblico servizio" può ritenersi adeguatamente contestata anche senza la citazione formale del numero dell'articolo; ciò rende il reato procedibile d'ufficio.
- La qualificazione di un bene o servizio come "pubblico" si valuta anche in base alle caratteristiche oggettive della prestazione (numero indeterminato di utenti, regolazione pubblica, obblighi di imparzialità del gestore), non soltanto in base alla titolarità pubblica del soggetto erogatore.
- Le modifiche legislative che rendono un reato procedibile a querela (es. d.lgs. n.150/2022) richiedono attenzione alle norme transitorie e al principio della legge più favorevole; tuttavia, le aggravanti che espressamente richiamano la destinazione a pubblico servizio possono conservare la procedibilità d'ufficio.
- In fase di redazione del capo di imputazione è strategico descrivere con precisione la condotta materiale e il contesto (modalità di allaccio, oggetto sottratto, destinatario dell'erogazione) per garantire esercitabilità completa dei diritti di difesa e per rendere chiara l'eventuale aggravante.
- Se il giudice di merito dichiara "non doversi procedere" per mancanza di querela ma dai fatti emerge l'aggravante che impone la procedibilità d'ufficio, la decisione è annullabile dalla Cassazione e il processo deve proseguire conformemente.
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