Cassazione Penale, Sentenza n. 40163/2024 del 31/10/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Tolomei ha chiesto la liquidazione dell'equa riparazione per ingiusta privazione della libertà subita dal 04/11/2016 al 20/06/2017 (custodia cautelare in carcere) e dal 21/06/2017 al 31/10/2017 (arresti domiciliari) in relazione a una rapina del 02/11/2016. Successivamente è stato assolto dal Tribunale di Rieti il 23/05/2022 (sentenza irrevocabile il 15/10/2022). Con ricorso alla Corte di cassazione impugnava l'ordinanza della Corte d'appello di Roma del 27/02/2024 che aveva respinto la domanda di riparazione, deducendo errata applicazione dell'art. 314 c.p.p., la non riconducibilità di condotte colpose a suo carico (alibi, intercettazioni che escludevano il suo coinvolgimento, assenza di contatti telefonici con il presunto autore) e la scorretta qualificazione come recidiva di precedenti non pertinenti.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il giudizio sulla riparazione è autonomo rispetto al giudizio penale e va valutato ex ante se il comportamento dell'interessato abbia gravemente contribuito a creare l'apparenza della fondatezza delle accuse. La Corte ha ritenuto congrua la valutazione della Corte d'appello, che aveva dato rilievo alla testimonianza oculare dell'assistente capo Di Carlo, al ritrovamento del piumino nell'Opel Corsa, ai rapporti confidenziali con coimputati, ai numerosi contatti telefonici e ai precedenti dei soggetti collegati; tali elementi erano idonei a giustificare la misura cautelare e a configurare colpa grave che esclude il diritto all'indennizzo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Norma che disciplina l'esclusione dell'indennizzo se sussiste dolo o colpa grave del detenuto; la Corte ha interpretato che condotte extraprocessuali e processuali che, per grave negligenza o imprudenza, hanno creato l'apparenza della partecipazione al reato possono integrare colpa grave.
art. 530 comma 2 cod. proc. pen.
Prevede l'assoluzione per non aver commesso il fatto; la Corte osserva che l'assoluzione per insufficienza probatoria non annulla la rilevanza degli elementi indiziari che, ex ante, avevano giustificato la cautela ai fini della valutazione della colpa grave.
art. 192 comma 2 cod. proc. pen.
Richiamato come riferimento procedurale nel giudizio di merito: la Corte ha ritenuto che il dibattimento abbia evidenziato la non univocità degli elementi probatori, pur non eliminando gli indizi che avevano giustificato la misura cautelare.
Massime di principio
- Il diritto all'equa riparazione è escluso se l'interessato ha tenuto una condotta dolosa o gravemente colposa che ha contribuito a creare l'apparenza di responsabilità: l'assoluzione non comporta automaticamente il risarcimento.
- Nel giudizio sulla riparazione si valuta ex ante il quadro indiziario disponibile al giudice cautelare: frequentazioni con soggetti criminali, contatti ripetuti con coindagati e testimonianze oculari possono costituire elementi di colpa grave anche se insufficienti per la condanna in dibattimento.
- Prove emerse successivamente (intercettazioni o dichiarazioni) possono attenuare ma non cancellare la rilevanza degli elementi che hanno giustificato la cautela, a meno che risultino già disponibili o argomentabili in modo convincente all'epoca dell'adozione della misura.
- Per ottenere l'equa riparazione conviene documentare tempestivamente elementi escludenti la responsabilità o la non affidabilità delle fonti indiziarie già all'epoca della misura cautelare; la strategia difensiva deve mirare a dimostrare che l'apparenza di colpevolezza non poteva ragionevolmente sussistere.
- La valutazione della colpa grave ha carattere essenzialmente motivazionale e di esperienza: occorre contestare non solo il risultato finale (assoluzione) ma soprattutto la sussistenza, al momento della cautela, di condotte che oggettivamente abbiano favorito l'intervento dell'autorità.
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