Cassazione Penale, Sentenza n. 43091/2022 del 14/11/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Domanda di riparazione per ingiusta detenzione ex art. 314 c.p.p. per la custodia cautelare subita dal 13/11/2017 al 18/10/2018 in relazione all'omicidio di Lauria Vincenzo; il ricorrente era stato poi assolto con formula "per non aver commesso il fatto" (sentenza 30/11/2018) e confermata in appello. Il ricorrente denunciava vizio di motivazione della Corte d'appello che aveva ritenuto sussistere una causa ostativa al diritto alla riparazione costituita da condotte gravemente colpose (silenzio all'interrogatorio di garanzia, versioni contraddittorie con la moglie, gap temporali non giustificati dalle immagini di videosorveglianza, intercettazioni ambientali sospette e rilievi di particelle compatibili con polvere da sparo sugli indumenti).
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che il giudice della riparazione ha motivato in modo congruo e circostanziato: anche se il ricorrente è stato assolto nel giudizio di merito, il diritto all'equa riparazione è escluso se dall'istruttoria emerge che l'interessato ha dato causa, con dolo o con colpa grave, all'instaurazione o al mantenimento della custodia cautelare. La Corte ha ritenuto che, considerati nel loro insieme, i comportamenti e gli elementi (contraddizioni, silenzi, intercettazioni, passaggi ripresi dalle telecamere, residue di polvere da sparo) integravano discrasie gravemente colpose idonee a giustificare la custodia cautelare e a escludere l'indennizzo. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato alle spese.
Norme richiamate
chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave
La Corte applica il criterio secondo cui l'indennizzo è escluso se l'assolto ha dato causa alla detenzione con dolo o colpa grave; il giudice della riparazione deve accertare d'ufficio tale circostanza valutando comportamenti anteriori e successivi alla misura.
Usato come parametro per definire la nozione di "colpa" (negligenza, imprudenza, imperizia) rilevante ai fini dell'esclusione del diritto alla riparazione.
Richiamati dalla Corte territoriale per sostenere l'idea di autoreponsabilità civile e il principio secondo cui chi pone in essere comportamenti negligenti puo' essere responsabile e quindi precludersi l'indennizzo solidaristico.
Sez. Unite, n. 43 del 13/12/1995 (Sarnataro)
Affermato che è dolosa anche la condotta consapevole e volontaria i cui esiti, valutati secondo le regole di esperienza, sono tali da creare una situazione di allarme sociale e di doveroso intervento dell'autorità giudiziaria; tale nozione esclude il diritto all'indennizzo.
Sez. Unite, n. 51779 del 28/11/2013 (Nicosia)
Conferma che il diritto alla riparazione può essere escluso anche in assenza di "errore giudiziario" quando sussiste un comportamento dell'interessato che abbia provocato la prevedibile reazione dell'autorità; richiama il criterio dell'autoresponsabilità.
Sez. Unite, n. 32383 del 27/5/2010 (D'Ambrosio)
Stabilisce che il giudice della riparazione deve valutare la condotta dell'interessato sia anteriormente sia successivamente alla sottoposizione alla misura, con valutazione autonoma rispetto al merito penale.
Richiamato in relazione alle conclusioni del Pubblico Ministero depositate in Cassazione; principio procedurale sulle conclusioni in sede di impugnazione.
Massime di principio
- L'assoluzione penale non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione: il giudice della riparazione valuta autonomamente se l'interessato abbia concorso a causarla con dolo o colpa grave.
- La nozione di "colpa grave" comprende non solo comportamenti manifestamente negligenti, ma anche condotte processuali o extraprocessuali (silenzi, versioni contraddittorie, omissione di alibi) che, valutate ex ante, potevano ragionevolmente indurre l'autorità a mantenere o adottare la misura.
- Il giudizio di riparazione utilizza parametri diversi dal giudizio di merito: va valutata la prevedibilità dell'intervento dell'autorità sulla base del comportamento dell'interessato e del quadro indiziario all'epoca della misura.
- Elemento isolato debole (es. poche particelle compatibili con polvere da sparo) può non bastare a giustificare la misura, ma in combinazione con altri elementi (contraddizioni, intercettazioni, movimenti sospetti) può integrare la colpa grave ostativa all'indennizzo.
- In casi simili è fondamentale per la persona sottoposta a indagine mantenere coerenza nelle dichiarazioni, documentare alibi e prove tecniche (es. acquisizione sicura di file video, tracciati GPS, testimoni), e contestare tempestivamente elementi potenzialmente contaminati o istruttori viziati.
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