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Cassazione Civile, Ordinanza n. 17746/2024 del 27/06/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (enfiteuta)

La controversia

Un soggetto enfiteuta aveva proposto ricorso ex art. 2 L. 607/1966 per ottenere l'affrancazione di alcuni fondi enfiteutici, deducendo di avere inviato diffida stragiudiziale e di avere già versato il corrispettivo. Le amministrazioni proprietarie si erano costituite contestando sia profili di notifica sia il merito della domanda, sostenendo che l'affrancazione non potesse essere accolta a fronte di irregolarità e inadempimenti dell'enfiteuta, tra cui l'asserita edificazione abusiva sul fondo. In via subordinata avevano anche chiesto la revisione del canone enfiteutico ai sensi dell'art. 962 c.c. Il Tribunale aveva accolto sia la domanda di affrancazione sia la revisione del canone; la Corte d'appello aveva poi confermato la decisione, eliminando solo il termine fissato per il pagamento della somma dovuta. Con il ricorso per cassazione le amministrazioni hanno dedotto la violazione degli artt. 1453, 960 e 972 c.c., sostenendo che la devoluzione del fondo enfiteutico è riconducibile alla risoluzione per inadempimento e che, pertanto, l'enfiteuta, per affrancare, deve essere in regola con i propri obblighi, non potendo invocare il diritto di affrancazione se gravemente inadempiente; hanno inoltre richiamato la pretesa incompatibilità tra il comportamento dell'enfiteuta e i doveri di correttezza e buona fede ex artt. 1175 e 1375 c.c.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondato l'unico motivo di ricorso. Ha affermato che, pur inquadrandosi la domanda di devoluzione nello schema generale della risoluzione per inadempimento, il diritto potestativo dell'enfiteuta all'affrancazione prevale sul diritto potestativo del concedente alla risoluzione per inadempimento. Ha quindi confermato la sentenza impugnata, che aveva accolto la domanda di affrancazione. Le spese del giudizio di legittimità sono state poste a carico dei ricorrenti, con esclusione della sanzione ex art. 96, commi 3 e 4, c.p.c. e senza applicazione dell'art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002 per la qualità soggettiva della parte soccombente ammessa alla prenotazione a debito.

Norme richiamate

  • art. 2 L. 22 luglio 1966, n. 607

    norma base per la domanda di affrancazione del fondo enfiteutico

  • art. 65 d.lgs. n. 300/1999

    individua l'Agenzia del demanio come proprietaria dei fondi per i beni demaniali indicati

  • art. 1 d.lgs. n. 173/2003

    richiamato in relazione alla titolarità/competenza dell'Agenzia del demanio

  • art. 962 c.c.

    consente la revisione del canone enfiteutico quando sia decorso il termine previsto e vi sia squilibrio rispetto al valore del fondo

  • art. 960 c.c.

    richiamato dalle ricorrenti come disciplina del rapporto enfiteutico e degli obblighi dell'enfiteuta

  • art. 971 c.c.

    parte del sistema normativo che regola affrancazione, devoluzione e risoluzione dell'enfiteusi

  • art. 972 c.c.

    disciplinando la devoluzione del fondo, è letto come specifica ipotesi di risoluzione per inadempimento, ma non prevalente sul diritto di affrancazione

  • art. 973 c.c.

    richiamato insieme agli artt. 971 e 972 c.c. per il sistema dell'enfiteusi

  • art. 1453 c.c.

    invocato dalle ricorrenti per sostenere che la devoluzione sia una forma di risoluzione per inadempimento

  • art. 1175 c.c.

    richiamato quale canone di correttezza nell'esecuzione del rapporto

  • art. 1375 c.c.

    richiamato quale canone di buona fede nell'esecuzione del contratto

  • art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.

    norma sul vizio di violazione o falsa applicazione di legge dedotto in cassazione

  • art. 380-bis c.p.c.

    richiamato in tema di proposta di definizione accelerata del ricorso e conseguenze sulle sanzioni processuali

  • art. 96, commi 3 e 4, c.p.c.

    la Corte esclude l'applicazione automatica della condanna aggravata, rimessa alla valutazione del caso concreto

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    non applicato perché le parti soccombenti sono amministrazioni pubbliche difese dall'Avvocatura dello Stato

Massime di principio

  • Nel sistema dell'enfiteusi, la devoluzione del fondo per inadempimento dell'enfiteuta si colloca nello schema generale della risoluzione per inadempimento, ma richiede comunque un apprezzamento giudiziale dell'inadempimento e della sua colpevolezza, non operando come effetto automatico della mera mora o del mero inadempimento.
  • Il diritto potestativo dell'enfiteuta all'affrancazione prevale sul contrapposto diritto potestativo del concedente alla devoluzione/risoluzione per inadempimento; perciò l'eventuale inadempimento dell'enfiteuta non impedisce di per sé l'affrancazione se sono integrati i presupposti di legge.
  • Nella disciplina dell'enfiteusi, il sistema degli artt. 971, 972 e 973 c.c. va letto in modo da assicurare priorità all'affrancazione rispetto alla devoluzione, salvo quanto diversamente previsto dalla legge.
  • Nel procedimento accelerato per la definizione dei ricorsi inammissibili, improcedibili o manifestamente infondati, la possibile applicazione dell'art. 96, commi 3 e 4, c.p.c. non è automatica ma richiede una valutazione concreta delle caratteristiche della lite.
  • La sanzione del contributo unificato aggiuntivo ex art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002 non si applica alle amministrazioni pubbliche ammesse alla prenotazione a debito quando risultino soccombenti.

Come è indicizzato

MaterieTransazioneImpugnazioni
RamiContrattiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiBuona fede e correttezzaOnere della provaRisoluzione del contratto

Testo integrale

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