Cassazione Penale, Sentenza n. 00949/2026 del 12/01/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Imputato condannato per concorso in detenzione illecita di sostanza stupefacente (hashish, 20 panetti per complessivi 1.973,5 g) ai sensi dell'art. 110 cod.pen. e dell'art. 73 comma 4 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309. L'imputato ha impugnato in Cassazione sostenendo: (1) travisamento della prova e vizio di motivazione perché sarebbe stato accertato che egli era irreperibile al momento della perquisizione, sicché non poteva avere la disponibilità dello stupefacente rinvenuto in un diverso immobile; (2) illegittima utilizzabilità delle dichiarazioni rese dalla madre (coimputata/indagata) che avrebbe collegato il mazzo di chiavi rinvenuto alla disponibilità dell'imputato e dunque la sua titolarità sull'appartamento dove era occultata la droga.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e genericità. Ha ritenuto infondato il vizio di travisamento: l'irreperibilità di fatto evocata dalla difesa non equivale alla 'irreperibilità' disciplinata dall'art. 159 c.p.p. e non escludeva la disponibilità dell'immobile di via Dogali, posto che la PG aveva visto l'imputato entrare/uscire da tale abitazione e l'appartamento risultava privo di arredi e con controsoffittatura dove era occultata la droga. Quanto alle dichiarazioni della madre, la sentenza ha osservato che i giudici di merito non si sono basati esclusivamente su di esse ma su elementi indiziari indipendenti: il mazzo di chiavi è stato rinvenuto sul comodino della camera da letto dell'imputato insieme a effetti personali (foto tessere), e ciò, unitamente all'esclusiva disponibilità dell'appartamento di via Dogali, giustificava la condanna. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a versare in favore della Cassa delle Ammende € 3.000,00.
Norme richiamate
Principio di concorso di persone nel reato: la condotta è stata valutata come commessa in concorso con la madre.
art. 73 comma 4 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
Prevede la fattispecie aggravata di detenzione di stupefacenti per finalità diverse dall'uso personale; norma sostanziale alla base della incriminazione.
art. 606 comma 1 lett. e) cod.proc.pen.
Censura di travisamento della prova: la Cassazione ricorda i limiti del vizio e richiede la palese difformità tra i fatti provati e le conclusioni del giudice di merito, valutando la dedotta contraddizione come manifestamente infondata.
art. 606 comma 1 lett. c) cod.proc.pen.
Censura relativa alla motivazione: la Corte afferma che il sindacato di legittimità non sostituisce la valutazione dei giudici di merito ma verifica la completezza e la logicità della motivazione.
La Corte distingue tra 'irreperibilità' di fatto e la figura processuale disciplinata dall'art. 159 c.p.p., rilevando che la mera irreperibilità di fatto non esclude la disponibilità del bene contestato.
art. 62 e art. 63 cod.proc.pen.
Riferite alla qualità e utilizzabilità delle dichiarazioni testimoniali/indiziarie: la Corte osserva che, anche se la madre era indagata/coimputata, i giudici di merito non hanno fondato la condanna esclusivamente sulle sue dichiarazioni ma su elementi oggettivi (chiavi, effetti personali, osservazioni della PG).
Richiamata la non nullità per mancato deposito della requisitoria del Procuratore generale nel procedimento cartolare e la sua irrilevanza in assenza di censura specifica.
Disposizione applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto/inammissibilità del ricorso.
sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/6/2000
Richiamata in relazione alla valutazione sulla determinazione equitativa della somma da versare alla Cassa delle Ammende e all'assenza di colpa grave nella presentazione del ricorso.
Massime di principio
- Il vizio di 'travisamento della prova' in Cassazione richiede la dimostrazione di una palese e oggettiva discrepanza tra i fatti risultanti dalle prove e le conclusioni del giudice; mere divergenze di valutazione non sono sufficienti.
- L'irreperibilità di fatto dell'imputato non equivale automaticamente alla 'irreperibilità' processuale disciplinata dall'art. 159 c.p.p. e non esclude di per sé la possibilità di attribuire la disponibilità di beni trovati in un altro immobile se sussistono altri elementi probatori.
- Le dichiarazioni rese da persona indagata o coimputata possono essere problematiche sotto il profilo della utilizzabilità, ma la loro eventuale inattendibilità non annulla la prova se i giudici di merito si fondano anche su elementi indipendenti e circostanziali (es. chiavi rinvenute tra effetti personali, foto, riscontri della polizia giudiziaria).
- Il possesso di chiavi dell'immobile in cui è occultata la droga, rinvenute in luogo personale (comodino, camera da letto) insieme a effetti identificativi, costituisce un elemento indiziario forte della disponibilità e può reggere la condanna se collegato logicamente ad altri fatti (es. esclusiva disponibilità dell'appartamento).
- In sede di legittimità la Corte verifica soprattutto la completezza, la logicità e la risposta alle deduzioni difensive nella motivazione dei giudici di merito; motivazioni ampie e congruenti in primo e secondo grado rendono difficile il successo del ricorso per cassazione.
- I ricorsi in Cassazione devono essere specifici e non generici: censure vaghe o non confrontate con la motivazione impugnata sono dichiarate inammissibili o manifestamente infondate.
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