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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17819/2026 del 18/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'appello di Salerno (16/12/2025) che aveva confermato la condanna pronunciata dal G.U.P. in rito abbreviato (25/06/2025). Grazioso ha censurato l'erronea applicazione della legge penale e processuale (tra cui artt. 56, 629, 393 cod. pen.), chiedendo la riqualificazione della condotta come esercizio arbitrario delle proprie ragioni e la riconoscenza di circostanze attenuanti generiche e contestando la determinazione della pena. Miano ha contestato la sussistenza del dolo di estorsione (art. 629) e la partecipazione a concorso, deducendo che la captazione non prova la volizione e chiedendo il riconoscimento delle attenuanti generiche (art. 62-bis). Entrambi hanno inoltre lamentato vizi nella dosimetria della pena e nella valutazione delle circostanze.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto i motivi generici, reiterativi e non confrontati specificamente con la motivazione della Corte d'appello, e quindi non ammissibili; ha inoltre qualificato come manifestamente infondate le censure sulla dosimetria e sulle attenuanti generiche, evidenziando che la Corte d'appello ha fornito una motivazione puntuale e sufficiente (richiamo a elementi obiettivi: terrore della persona offesa, captazioni, dichiarazioni, immagini di videosorveglianza, violenza fisica). I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 56 cod. pen.

    Riferito alla partecipazione al reato: la Corte ha ritenuto sussistente il concorso di persone nel reato in base agli elementi oggettivi e alle captazioni, respingendo la tesi difensiva di non conoscenza delle intenzioni altrui.

  • art. 629 cod. pen.

    La norma sull'estorsione è stata applicata per qualificare la condotta complessiva dei ricorrenti: la Corte ha ritenuto sussistenti gli elementi costitutivi dell'estorsione (coercizione mediante violenza/minaccia finalizzata a ottenere un vantaggio) e ha respinto le richieste di riqualificazione.

  • art. 393 cod. pen.

    Richiamato nella censura difensiva (contestazione di errata applicazione): la Corte non ha accolto la richiesta di diversa qualificazione e ha ritenuto coerente la qualificazione giuridica operata in appello.

  • art. 610 cod. pen.

    Invocato dal difensore di Grazioso per la riqualificazione della condotta; la Corte ha escluso tale riqualificazione ritenendo che gli elementi fattuali e probatori comprovassero la fattispecie originariamente contestata e la corrispondente qualificazione giuridica.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Invocato dai ricorrenti per ottenere le circostanze attenuanti generiche; la Corte ha ritenuto che, alla luce della gravità dei fatti e delle conseguenze dannose, non sussistessero elementi idonei a bilanciare la gravità e dunque ha rigettato la richiesta.

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Richiamato come limite per il contenuto del ricorso in cassazione (obbligo di articolare motivi nei limiti necessari); la Corte ha valutato i ricorsi alla luce di tale prescrizione e li ha ritenuti generici e non consentiti.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma invocata per la condanna alla somma a favore della Cassa delle ammende; la Corte ha applicato la disposizione e ha condannato i ricorrenti al pagamento di euro 3.000.

Massime di principio

  • In Cassazione sono inammissibili censure generiche o volte a una rivalutazione dei fatti: è necessario confrontare punto per punto la motivazione impugnata.
  • La richiesta di riqualificazione giuridica deve dimostrare un errore di diritto nella motivazione, non può basarsi sul semplice dissenso rispetto alla valutazione probatoria del giudice di merito.
  • Per ottenere il riconoscimento di circostanze attenuanti generiche occorrono elementi concreti e specifici non contraddetti dalla gravità dei fatti; la mera invocazione di incensuratezza o di comportamenti post fattum è spesso insufficiente.
  • La Corte di cassazione sindaca la dosimetria della pena solo in presenza di manifesta illogicità, contraddittorietà o violazione di legge nella motivazione; motivazioni puntuali e proporzionate del giudice di merito vengono rispettate.
  • Le captazioni e le immagini di videosorveglianza, se valutate coerentemente con le dichiarazioni e altri elementi, possono costituire prova dell'elemento soggettivo e dell'effettiva partecipazione al reato.

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