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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17664/2026 del 18/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Palermo che, in sede di riesame ex art. 309 cod. proc. pen., aveva annullato l'ordinanza del GIP che aveva applicato gli arresti domiciliari a carico di Esposto per il reato previsto dagli artt. 74, commi 1, 2, 3, 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309. Il ricorrente deduce contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione del Tribunale: sostiene che il GIP aveva indicato indici gravi, concreti e specializzanti della persistenza dell'attualità delle esigenze cautelari; che il Tribunale avrebbe valorizzato elementi non pertinenti; che il presunto iato temporale era superato da due note di polizia giudiziaria (9/4/2024 e 18/6/2025) che attesterebbero la continuità dell'operatività del sodalizio; e che anche atti successivi di singoli indagati confermano la necessità della misura cautelare in relazione al pericolo di reiterazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e lo ha ritenuto manifestamente infondato. Ha precisato che il ricorso per cassazione in materia di misure cautelari è ammissibile solo quando denunci violazione di norme o manifesta illogicità della motivazione nei termini della legge; non è consentito rimettere in discussione la valutazione di merito o proporre una diversa ricostruzione dei fatti. La Corte ha condiviso il ragionamento del Tribunale che, pur riconoscendo il grave quadro indiziario storico, ha escluso per Esposto la sussistenza di un concreto e attuale pericolo di recidiva: la contestazione è circoscritta fino ad aprile 2022, non risultano indizi attuali di coinvolgimento di Esposto nel traffico di stupefacenti, il soggetto è incensurato e non emergono legami di interesse attuali con il sodalizio; le note di PG richiamate non erano allegate al ricorso e comunque non contenevano il nome di Esposto. Per questi motivi la motivazione del Tribunale è stata ritenuta logica e conforme alla giurisprudenza consolidata. Non sono state imposte spese processuali al ricorrente essendo parte pubblica.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    norma che disciplina il riesame delle misure cautelari, ramo procedurale in cui il Tribunale è intervenuto annullando la misura applicata dal GIP

  • art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    disciplina i delitti in materia di stupefacenti; nel caso è il titolo di reato contestato (associazione finalizzata al traffico di stupefacenti)

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    consente il motivo di cassazione per contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione; la Corte ricorda i limiti di questo controllo

  • art. 274, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    requisito dell'attualità del pericolo per l'applicazione delle misure cautelari: richiede valutazione prognostica sulla possibilità di condotte reiterative, tanto più approfondita quanto maggiore sia il lasso temporale dai fatti

  • art. 275, comma 3 cod. proc. pen.

    prevede la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere per alcuni reati; la Corte precisa che anche quando tale presunzione opera, per fatti risalenti nel tempo occorrono elementi specifici che ne dimostrino l'attualità

  • principio di autosufficienza del ricorso per cassazione

    la Corte osserva che documenti decisivi (es. note di PG) devono essere allegati al ricorso per consentire la verifica, altrimenti non possono essere considerati

  • giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiamata)

    varie pronunce sono richiamate per affermare: a) il limite del controllo in cassazione alle sole ipotesi di manifesta illogicità o violazione di norme; b) il principio che l'attualità del pericolo va accertata con valutazione prognostica approfondita se è intervenuto significativo intervallo temporale; c) in materia di art. 74 DPR 309/1990, per condotte esecutive risalenti nel tempo è necessario desumere la persistenza da elementi specifici

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione contro decisioni sulle misure cautelari è ammissibile solo per motivi di diritto o per manifesta illogicità della motivazione; non serve per rivedere la valutazione di merito dei fatti o per proporre valutazioni alternative degli stessi elementi indizianti
  • Quando tra i fatti contestati e la richiesta/applicazione di una misura cautelare intercorre un significativo lasso temporale, il giudice deve indicare elementi specifici e attuali che dimostrino la persistenza delle esigenze cautelari (periculum libertatis); l'assenza di tali elementi rende difficoltosa la conferma di misure custodiali
  • La presunzione di adeguatezza della custodia in carcere per i reati di stupefacenti non esonera dal richiedere prove dell'attualità del pericolo se le condotte sono risalenti nel tempo: occorrono elementi concreti che attestino la continuazione dell'attività illecita o il mantenimento del legame con il sodalizio
  • Documenti e atti citati in cassazione devono essere allegati al ricorso (principio di autosufficienza): in mancanza la Corte non può valutarli e il richiamo a tali documenti perde efficacia
  • La personalità dell'indagato (es. incensuratezza) e l'assenza di segni di attuale inserimento nel traffico illecito sono elementi che possono escludere il pericolo di reiterazione se non sussistono indici attuali contrari

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