Cassazione Penale, Sentenza n. 35118/2024 del 19/09/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Roma del 26/09/2023 solo rispetto ai capi B e C, sostenendo che i giudici di merito abbiano errato nella motivazione circa l'elemento soggettivo del reato (il dolo specifico di conseguire un ingiusto profitto). In particolare il ricorrente censura la confusione operata dalla Corte territoriale tra il 'profitto' tipico del reato e un presunto 'risparmio di spesa' non adeguatamente valutato, nonché la mancata considerazione della rubrica che fa riferimento all'incremento del volume d'affari derivante dall'inclusione nel fatturato del commercio dei rifiuti illeciti. Sostiene, in sostanza, che la Corte di appello abbia riformato in senso assolutorio la pronuncia di primo grado con una valutazione parziale del medesimo compendio probatorio e senza confutare specificamente le ragioni della condanna.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha censurato la motivazione della Corte d'appello ritenendola parziale ed errata rispetto al compendio probatorio, in particolare quanto alla valutazione del dolo specifico di profitto. Ha richiamato i principi di diritto rilevanti (tra cui la nozione di profitto criminis che comprende sia incremento di ricavi sia risparmio di costi) e ha affermato che la Corte d'appello non ha fornito una motivazione sufficiente e convincente per riformare integralmente la sentenza di primo grado. Ne è conseguito l'annullamento della decisione impugnata, con rinvio per un nuovo esame (nella parte che riguarda i capi B e C), e l'indicazione ai giudici di merito di riesaminare la sussistenza del dolo di profitto alla luce dei criteri esposti dalla Cassazione.
Norme richiamate
artt. 81, 110, 452-quaterdecies c.p.
Costituiscono la fattispecie contestata: concorso tra più soggetti (art. 110), e la fattispecie di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies) richiede dolo specifico di conseguire un ingiusto profitto; il profitto può essere aumento di ricavi o risparmio di spesa e deve derivare in modo diretto e immediato dall'illecito.
art. 193, comma 4, d.lgs. n. 152/2006
Norma che disciplina la raccolta e il trasporto dei rifiuti: la condotta contestata ha riguardato conferimenti eccedenti le quantità per conferimenti occasionali e/o effettuati da soggetti non autorizzati, costituendo una violazione delle prescrizioni per il trasporto/raccolta.
art. 212, commi 5 e 8, d.lgs. n. 152/2006
Previsione delle autorizzazioni necessarie per attività di gestione dei rifiuti; la loro mancata osservanza rileva ai fini dell'illiceità dei conferimenti e dell'organizzazione di raccolta/trasporto non autorizzata.
Rinvio all'autorizzazione dell'impianto e alle prescrizioni tecniche/gestionali che la società avrebbe dovuto rispettare; rilevante per valutare se l'attività fosse effettivamente esercitata nei limiti autorizzati.
art. 266, comma 5, d.lgs. n. 152/2006
Richiamato nella sentenza di primo grado in relazione alla disciplina degli 'ambulanti' (raccoglitori di metalli); la giurisprudenza ha escluso in parte l'applicabilità di alcune esenzioni, con effetti sulla qualificazione dei conferimenti come occasionali o abituali.
art. 606 cod. proc. pen. (lett. b, c, e)
Richiamato implicitamente in tema di vizi di motivazione: la Cassazione sottolinea che la decisione d'appello che riforma integralmente quella di primo grado deve essere immune da errores in procedendo o motivazionali (lett. b,c) e da vizi di motivazione (lett. e).
Massime di principio
- Il "profitto" previsto dall'art. 452-quaterdecies c.p. può essere sia un incremento di ricavi sia un risparmio di costi: entrambi sono rilevanti se derivano in modo diretto e immediato dall'attività illecita.
- La mera esistenza di documenti contabili (autofatture, annotazioni nel registro, MUD) non esclude automaticamente il dolo di profitto se la documentazione non consente di ricostruire con certezza la provenienza dei rifiuti o se sussistono elementi che evidenziano un rapporto squilibrato/abusivo con fornitori non autorizzati.
- Per configurare attività organizzata e sistematica di traffico illecito di rifiuti sono rilevanti elementi fattuali come: consistenti quantità ricevute, ripetuti accessi di conferitori non autorizzati, assenza di adeguata documentazione di tracciabilità e l'uso della struttura aziendale per acquisire e commercializzare il materiale.
- Il giudice d'appello che assolva in riforma della condanna di primo grado ha l'obbligo di confrontarsi in modo dettagliato e critico con le argomentazioni principali della sentenza di primo grado, spiegando perché quelle ragioni non reggono; una motivazione parziale o una lettura selettiva del medesimo corpus probatorio è censurabile.
- Nel concorso nel reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti non è necessario che ogni concorrente persegua personalmente il profitto: è sufficiente che sia consapevole del profitto perseguito dai correi.
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