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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35110/2024 del 19/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Messina che, in parziale riforma del primo grado, aveva modificato la misura della pena ma aveva confermato la condanna per: capo A - scarico non autorizzato in pubblica fognatura di acque reflue di un impianto oleario (frantoio); capo B - deposito incontrollato di rifiuti pericolosi e non su un terreno di sua proprietà. I motivi principali del ricorso in Cassazione erano: (1) per il capo A, che le acque fossero assimilabili alle domestiche ai sensi dell'art. 101, comma 7-bis, d.lgs. 152/2006 e quindi lo scarico fosse consentito, e che il campionamento analitico fosse viziato nelle modalità; (2) per il capo B, che gli elementi rinvenuti non fossero provati come rifiuti o fossero semplici mezzi obsoleti non in disuso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che non sussistessero le condizioni previste dall'art. 101, comma 7-bis, d.lgs. 152/2006 per l'assimilazione delle acque di vegetazione a reflui domestici (condizioni non dimostrate e anzi espressa inibizione comunale all'attività), e che i limiti regionali risultassero ampiamente superati per parametri BOD5 e COD. Ha altresì affermato che la critica al metodo di campionamento è priva di efficacia quale causa di non utilizzabilità delle analisi, essendo tale prescrizione di carattere procedimentale e non sostanziale e potendo il giudice ritenere rappresentativo un campione istantaneo quando i valori sono nettamente superiori ai limiti. Quanto al deposito di rifiuti, la sentenza ha confermato che gli elementi sullo stato di abbandono (vegetazione, ossidazione, tracce di combustione) e la mancata dimostrazione, a carico del ricorrente, di un utilizzo o destinazione legittima hanno legittimato la qualificazione come deposito incontrollato. Per questi motivi il ricorso è stato respinto e le statuizioni di merito confermate; il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende di Euro 3.000,00.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 152/2006, art. 101, comma 7-bis

    L'assimilazione delle acque di frantoio alle domestiche è subordinata a condizioni tassative (origine delle olive, caratteristiche del territorio, trattamento idoneo, compatibilità con il sistema di depurazione); in loro assenza si applicano le regole ordinarie sugli scarichi. Nel caso di specie le condizioni non erano dimostrate e i limiti risultavano superati.

  • d.lgs. n. 152/2006, allegato 5 (punto 1.1.2) - criteri sul campionamento

    La prescrizione sul metodo di prelievo (campionamento medio) ha natura procedimentale e tecnica; non è una norma integratrice della fattispecie penale. Il giudice può comunque ritenere rappresentativo un campione prelevato con modalità diverse se, alla luce delle circostanze, il risultato è credibile (es. valori molto superiori ai limiti).

  • d.P.R. n. 227/2011, art. 2

    I criteri di assimilazione ivi definiti si applicano salvo diversa disciplina regionale; pertanto la normativa regionale prevale se disciplina la materia.

  • Legge Regionale Sicilia 15 maggio 1986, n. 27 (allegato 8)

    La normativa regionale fissa limiti e criteri di assimilabilità per gli scarichi industriali; nel caso concreto i limiti regionali per BOD5 e COD erano ampiamente superati, escludendo l'assimilazione.

  • artt. 124, 137, 256 comma 2 del d.lgs. n. 152/2006

    Norme del Testo Unico ambientale richiamate per la qualificazione degli illeciti ambientali contestati (scarichi non autorizzati e deposito incontrollato di rifiuti); applicate dai giudici di merito e confermate dalla Cassazione in sede di controllo di legittimità.

  • Codice di procedura penale, art. 606

    Richiede la specificazione dei motivi per i vizi di fatto o di diritto della sentenza impugnata; la Corte ha ritenuto il ricorso carente nel criticare adeguatamente i fatti e nel formulare ragioni specifiche ai sensi di tale norma.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Prevede le conseguenze economiche per il ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha disposto le spese e il versamento di una somma alla Cassa delle ammende, equitativamente determinata in Euro 3.000,00.

Massime di principio

  • L'assimilazione di reflui industriali a reflui domestici è eccezionale: il soggetto che ne invoca l'applicazione deve dimostrare compiutamente il rispetto di tutte le condizioni previste dalla normativa nazionale e regionale.
  • Le prescrizioni tecniche sul metodo di campionamento sono, di norma, regole procedimentali; il giudice può considerare rappresentativo un campione non 'ideale' se le circostanze e i valori riscontrati (es. sforamenti molto ampi dei limiti) ne giustificano l'attendibilità.
  • L'onere della prova circa la liceità dell'uso di materiali/rifiuti o la loro non qualificazione come rifiuti grava su chi lo invoca (imputato/ricorrente); mere affermazioni o intenzioni non sono sufficienti senza elementi oggettivi.
  • Gli accertamenti di fatto dei giudici di merito (stato di abbandono, evidenti segni di decomposizione/ossidazione, tracce di combustione, presenza di pozzanghere) sono difficilmente sindacabili in Cassazione salvo travisamento della prova o ragionamento manifestamente illogico.
  • La mancata specificazione dei motivi di censura di diritto in Cassazione può determinare l'inammissibilità del ricorso e l'imposizione di sanzioni pecuniarie a carico del ricorrente.

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