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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24391/2024 del 20/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

New Center: impugnava la sentenza per vizio di motivazione circa l'accertamento del reato presupposto (truffa) e la mancata verifica dell'interesse o vantaggio per l'ente ai fini della responsabilità ex d.lgs. n.231/2001. Pisapia: contestava la qualificazione dei fatti come peculato (sosteneva che si trattasse al più di truffa aggravata), denunciava travisamento delle prove e chiedeva il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche; eccepiva inoltre prescrizione per parte dei fatti. Russo: denunciava errore nel diniego dei benefici di legge (sospensione condizionale e non menzione) e, in via subordinata, chiedeva la qualificazione come peculato d'uso per l'uso promiscuo di almeno un device; chiedeva inoltre di considerare gli effetti della prescrizione per fatti anteriori all'agosto 2011.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso della New Center confermando la responsabilità dell'ente ai sensi del d.lgs. n.231/2001 per il delitto presupposto di truffa aggravata e ritenendo provato l'interesse/vantaggio dell'ente (introiti illeciti pari ad almeno 70.000 euro). Il ricorso di Pisapia è stato respinto: la Corte ha confermato la qualificazione dei fatti come peculato (art. 314 c.p.), ha ritenuto corretta la valutazione probatoria dei giudici di merito, ha respinto la richiesta delle attenuanti generiche e ha dichiarato estinti per prescrizione i reati anteriori all'agosto 2011 confermando le statuizioni civili; la pena per il fatto residuo (3 agosto 2011) è stata confermata nel minimo edittale per il peculato (tre anni) così come determinata in appello. Per Russo la Corte ha ritenuto infondato il motivo sulla qualificazione come peculato d'uso e ha confermato la prescrizione per i fatti anteriori all'agosto 2011; tuttavia ha accolto parzialmente il ricorso sul punto del diniego dei benefici di legge, ritenendo la motivazione di appello inadeguata e annullando con rinvio la decisione circa la concessione dei benefici ex artt. 163 e 175 c.p., disponendo nuovo giudizio su tale profilo presso altra sezione della Corte di appello di Napoli. Sono confermate le statuizioni civili e condanne alle spese processuali; New Center condannata al pagamento delle spese e sanzioni previste dal d.lgs. 231/2001; gli imputati condannati alla rifusione delle spese di parte civile.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 231 del 2001, art. 24

    La responsabilità amministrativa dell'ente richiede un reato presupposto commesso nell'interesse o a vantaggio dell'ente; la Corte ha ritenuto provato l'indebito introito di almeno 70.000 euro e che ciò abbia costituito vantaggio concorrenziale e patrimoniale per la società.

  • codice penale, art. 314 (peculato)

    La Corte distingue peculato da truffa sulla base della disponibilità giuridica del denaro o della cosa: avendo i pubblici ufficiali (o incaricati) la disponibilità giuridica, l'appropriazione integra il peculato; i giudici hanno ritenuto che Pisapia e Russo avessero tale disponibilità.

  • codice penale, art. 640 (truffa aggravata)

    La truffa aggravata presuppone l'assenza di disponibilità giuridica; la Corte ha valutato che tali condizioni non sussistessero per i fatti ritenuti sussistenti a carico dei pubblici ufficiali qui coinvolti.

  • codice penale, art. 61 n. 9

    Richiamata nella giurisprudenza citata per delineare la differenza tra peculato e truffa in relazione alla disponibilità del bene per ragione di ufficio.

  • codice penale, artt. 163 e 175

    Artt. relativi ai benefici (sospensione condizionale della pena e non menzione). La Corte ha ritenuto la motivazione di appello insufficiente rispetto al diniego dei benefici e ha disposto rinvio per nuovo esame della concessibilità nei confronti del Russo.

  • codice di procedura penale, art. 578

    La declaratoria di estinzione del reato per prescrizione non incide sulle statuizioni civili che erano state pronunciate; la Corte ha confermato le statuizioni civili nonostante la prescrizione per i fatti anteriori all'agosto 2011.

Massime di principio

  • Per configurare il peculato (art. 314 c.p.) è decisivo che il pubblico ufficiale o l'incaricato abbia la disponibilità giuridica del denaro o della cosa: se la disponibilità sussiste, l'appropriazione si qualifica come peculato; in assenza di tale disponibilità e con l'uso di artifici si potrà configurare la truffa.
  • La responsabilità amministrativa dell'ente ai sensi del d.lgs. 231/2001 richiede la prova dell'interesse o vantaggio patrimoniale per l'ente derivante dall'illecito penale presupposto; la mera partecipazione soggettiva non è sufficiente senza prova del concreto vantaggio.
  • La valutazione della prova e la ricostruzione fattuale spettano al giudice di merito; la Corte di cassazione sindaca la correttezza logico-giuridica della motivazione, non la migliore interpretazione alternativa dei fatti.
  • Le cause di sospensione del processo che incidono sulla prescrizione, se non imputabili al singolo imputato, si estendono ai coimputati a meno che questi si siano opposti al rinvio o abbiano chiesto la separazione degli atti; questo può determinare l'estinzione per prescrizione dei reati anteriori.
  • Il diniego dei benefici (es. sospensione condizionale) richiede motivazioni congrue e coerenti con la determinazione della pena; una riduzione della pena al minimo edittale rende più difficile sostenere la gravità tale da escludere i benefici senza adeguata giustificazione.
  • La qualifica di peculato d'uso (comma 2 art. 314) è possibile solo se il bene è legittimamente assegnato all'uso del pubblico ufficiale e l'uso personale è occasionale o promiscuo; acquisti e assegnazioni effettuati al di fuori delle procedure istituzionali e destinati a soddisfare interessi personali escludono in genere la fattispecie attenuata.

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