Cassazione Civile, Ordinanza n. 00112/2024 del 03/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (impresa)
La controversia
La controversia nasce da due contratti di raggruppamento temporaneo di imprese per l’esecuzione di servizi di elisoccorso in appalto in due diverse Regioni. In uno di essi una società si era obbligata a mettere a disposizione un elicottero di riserva; sulla base delle prestazioni rese in tale contesto, la cessionaria del credito della società esecutrice otteneva un decreto ingiuntivo nei confronti della capofila del raggruppamento. L’opposta contestava il decreto deducendo, tra l’altro, un controcredito derivante da prestazioni analoghe rese in altro appalto e, dopo l’udienza di prima comparizione, eccepiva anche l’esistenza di una clausola compromissoria che, a suo dire, devolveva la lite ad arbitrato irrituale. Nei gradi di merito l’opposizione veniva respinta: i giudici ritenevano l’arbitrato rituale, tardiva l’eccezione di compromesso e insussistente la compensazione giudiziale del controcredito. In cassazione la società soccombente denunciava: 1) violazione dell’art. 1362 c.c. per avere la corte qualificato come rituale l’arbitrato e per avere ritenuto incompatibili con l’eccezione di arbitrato la domanda di compensazione e quella ex art. 96 c.p.c.; 2) nullità della sentenza per aver considerato tardiva l’eccezione di arbitrato, che secondo la ricorrente poteva essere sollevata fino alla chiusura della prima udienza; 3) violazione dell’art. 2697 c.c. per avere ritenuto provato il credito azionato in via monitoria senza adeguata prova; 4) violazione dell’art. 1243, comma 2, c.c. per avere negato la compensazione giudiziale del controcredito nonostante la contestazione della controparte.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la qualificazione della clausola come arbitrato rituale, rilevando che il dubbio interpretativo sulla volontà delle parti deve essere risolto nel senso della ritualità quando la clausola usa espressioni come "giudizio" e "definisce la controversia" e non emerge con certezza l’intenzione di affidare agli arbitri una mera determinazione contrattuale. Ha poi ritenuto corretta la declaratoria di tardività dell’eccezione di arbitrato rituale, qualificata come eccezione processuale di competenza da proporre con il primo atto difensivo. I motivi relativi alla prova del credito e alla compensazione sono stati dichiarati inammissibili: il terzo perché mirava in realtà a contestare la valutazione delle prove, non una reale violazione dell’art. 2697 c.c.; il quarto perché censurava solo una delle due rationes decidendi poste a base del rigetto della compensazione, lasciando intatta l’autonoma ratio fondata sull’assenza di prova del controcredito. La ricorrente è stata condannata alle spese e al contributo unificato დამატivo.
Norme richiamate
La clausola compromissoria va interpretata secondo il dato letterale, la comune intenzione delle parti e il loro comportamento complessivo; in caso di dubbio, l’interpretazione va risolta nel senso della ritualità dell’arbitrato.
È richiamato per ribadire che il criterio distintivo tra arbitrato rituale e irrituale dipende dalla volontà delle parti; la disciplina successiva non esclude l’orientamento interpretativo applicato anche ai contratti anteriori.
Il potere degli arbitri di decidere secondo equità non è incompatibile con l’arbitrato rituale.
Il lodo rituale è suscettibile di efficacia esecutiva.
L’inappellabilità del lodo può riferirsi anche all’arbitrato rituale, dunque non è indice decisivo di irritualità.
L’esonero da formalità procedurali non esclude di per sé l’arbitrato rituale.
L’eccezione di arbitrato rituale integra una questione di competenza e va proposta tempestivamente, a pena di decadenza.
Il primo atto difensivo del convenuto è il termine di riferimento per la deduzione dell’eccezione di arbitrato rituale.
Nel processo regolato dal testo previgente, l’eccezione sollevata dopo l’udienza di prima comparizione è tardiva.
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo l’atto di citazione in opposizione corrisponde, per contenuto, al primo atto difensivo rilevante ai fini delle preclusioni.
La violazione del precetto sull’onere della prova sussiste solo se il giudice attribuisce l’onere a parte diversa da quella onerata; non quando si contesta la valutazione delle prove.
La compensazione giudiziale richiede che il controcredito sia certo, liquido o comunque di facile e pronta liquidazione, e in ogni caso provato; se manca la prova del controcredito la compensazione non può operare.
È citato solo come domanda accessoria spiegata dalla parte, senza incidere sulla tardività dell’eccezione di arbitrato.
art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.
Viene richiamato per la dedotta nullità della sentenza, ma la censura è stata respinta perché l’eccezione di arbitrato era comunque tardiva.
art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.
La critica alla valutazione delle prove non può essere veicolata come violazione dell’art. 2697 c.c.; il sindacato è limitato nei termini del vizio motivazionale.
art. 384, ultimo comma, c.p.c.
La Corte può correggere la motivazione della sentenza impugnata quando il dispositivo resta comunque sorretto da una ratio corretta.
art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115 del 2002
In caso di rigetto del ricorso sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
Massime di principio
- La clausola compromissoria deve essere interpretata secondo i criteri ordinari degli artt. 1362 ss. c.c.; quando il testo è ambiguo, la presenza di espressioni come "giudizio" e "definizione della controversia" depone per l’arbitrato rituale, mentre formule come "senza formalità" o "secondo equità" non bastano da sole a qualificare l’arbitrato come irrituale.
- In caso di dubbio sull’effettiva volontà delle parti, l’interpretazione va tendenzialmente risolta a favore della ritualità dell’arbitrato, in ragione delle maggiori garanzie offerte dal lodo rituale sul piano dell’efficacia esecutiva e delle impugnazioni.
- L’eccezione di arbitrato rituale ha natura processuale e integra una questione di competenza; deve quindi essere proposta dalla parte convenuta con il primo atto difensivo utile, a pena di decadenza, anche nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.
- La violazione dell’art. 2697 c.c. è configurabile solo quando il giudice abbia invertito l’onere della prova; non è invece deducibile sotto tale forma la mera critica alla valutazione del materiale probatorio.
- Quando la decisione di merito è sorretta da più rationes decidendi autonome, il ricorso per cassazione deve censurarle tutte: l’omessa impugnazione di una di esse rende inammissibili le doglianze rivolte alle altre per difetto di interesse.
- La compensazione giudiziale presuppone che il controcredito sia effettivamente provato; se il giudice esclude in via autonoma la prova del controcredito, la censura rivolta solo ai requisiti ulteriori della compensazione non è idonea a scalfire la decisione.
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