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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38083/2023 del 18/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso denunciava: 1) violazione di legge e vizio della motivazione con riferimento alla responsabilità dell'imputato con riguardo alla legittimità del provvedimento amministrativo (provvedimento questorile di divieto di ritorno) e alla mancata indicazione del presupposto applicativo della misura; 2) violazione dell'art. 81 c.p. sostenendo che le due violazioni contestate fossero in realtà un unico fatto (dopo il primo controllo l'imputato non avrebbe fatto rientro nel comune e quindi la seconda contestazione sarebbe ricaduta nella stessa violazione).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto manifestamente infondato il primo motivo: il provvedimento questorile indicava chiaramente i presupposti (sociale pericolosità per plurimi precedenti e condotte in aree di servizio, ai sensi dell'art. 1, comma 1, lett. c), d.lgs. n. 159/2011). Il secondo motivo è stato invece accolto: non è stato dimostrato che Cimmino avesse effettivamente fatto rientro, dopo la prima inosservanza, nel territorio comunale; l'onere probatorio di tale circostanza gravava sul Pubblico Ministero e non sull'imputato. Perciò la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio limitatamente alla seconda violazione contestata e la pena relativa è stata eliminata ai sensi dell'art. 620, comma 1, lett. a), c.p.p.; la pena complessiva è stata rideterminata in mesi due e giorni quindici di arresto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per il resto.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 159 del 2011

    art. 76; art. 1, comma 1, lett. c)

    L'art. 76 è richiamato in relazione ai reati per violazione del divieto di ritorno; l'art. 1, comma 1, lett. c) è stato interpretato come fondamento del provvedimento questorile in presenza di "sociale pericolosità" derivante da numerosi precedenti e condotte in specifiche aree (aree di servizio autostradali).

  • codice penale

    L'art. 81 è stato richiamato nel profilo della continuazione/multiplezza di reati: la Corte ha ritenuto che per affermare plurime violazioni debba risultare provato che si tratti di atti differenti e separati; se la prosecuzione/nuovo rientro non è dimostrata, non può configurarsi una seconda violazione autonoma.

  • codice di procedura penale

    art. 620, comma 1, lett. a)

    La Corte di Cassazione ha esercitato il potere di annullare senza rinvio la parte della sentenza relativa alla seconda violazione e di eliminare la pena ivi inflitta, conformemente alla previsione che consente la correzione giudiziale senza rinvio quando l'annullamento non richiede istruttoria integrativa.

Massime di principio

  • La legittimità di un provvedimento amministrativo (es. divieto di ritorno) deve risultare sufficientemente motivata nel provvedimento stesso: la motivazione sul presupposto della "sociale pericolosità" è idonea a sorreggerne l'utilizzo penale quando siano indicati precedenti e condotte rilevanti.
  • In contestazioni successive per la stessa condotta (più violazioni ragguagliate nel tempo), l'onere di provare che si sia verificato un nuovo e distinto rientro nel territorio grava sul Pubblico Ministero; il dubbio circa la multi-eventualità favorisce l'imputato.
  • La configurazione di più reati per violazione ripetuta di un divieto richiede prova degli elementi temporali e di fatto che rendano le condotte separate e autonomamente rilevanti: la mera ricostruzione indiziaria senza prova del nuovo rientro non basta.
  • La Corte di Cassazione può annullare senza rinvio la parte di sentenza che risulti infondata quando l'eliminazione della contestazione non richiede istruzione probatoria aggiuntiva, rideterminando la pena residua.
  • Nei ricorsi per cassazione è possibile ottenere accoglimento parziale: se un motivo è fondato e l'altro no, la decisione può comportare la soppressione di contestazioni specifiche e la rideterminazione della pena complessiva.

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