Cassazione Civile, Ordinanza n. 23150/2025 del 12/08/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente (lavoratore)
La controversia
La controversia riguarda il mancato pagamento di compensi per lavoro straordinario asseritamente prestato da una dipendente di un'azienda sanitaria locale fino al 31 dicembre 2006, con residui periodi indicati anche nel 2008. La lavoratrice sosteneva di avere maturato un elevato monte ore di straordinario e che, in base ad accordi sindacali, le ore "congelate" dovevano essere retribuite se certificate dal dirigente entro una certa data. A sostegno della domanda richiamava una nota del 5 settembre 2007, nella quale un dirigente attestava che il maggiore orario era stato svolto in straordinario per esigenze di servizio, autorizzato nei tempi e nei modi previsti, con copie delle autorizzazioni depositate presso l'ufficio del personale. La corte d'appello aveva però ritenuto la nota priva di valore probatorio, perché non indicava in modo specifico chi avesse autorizzato, quando e con quali modalità, e perché mancavano le copie delle autorizzazioni o un riscontro documentale della loro esistenza. Con il ricorso per cassazione la lavoratrice ha denunciato, in sintesi: errata valutazione delle prove e omesso esame di fatti decisivi; violazione delle norme sul lavoro straordinario e sulla prova documentale; mancata ammissione o errata lettura dei capitoli di prova testimoniale. Ha sostenuto che la nota del 5 settembre 2007 aveva contenuto confermativo e confessoria, attestando la preventiva autorizzazione e la verifica della stessa da parte del dirigente responsabile, e che la prestazione non era stata svolta contro la volontà dell'amministrazione.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto i primi due motivi di ricorso, ritenendoli fondati, e ha dichiarato assorbito il terzo. Ha cassato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d'appello di Roma in diversa composizione, affinché riesamini la controversia applicando il principio secondo cui, nel lavoro pubblico contrattualizzato, il diritto al compenso per lavoro straordinario presuppone la preventiva autorizzazione dell'amministrazione; tale autorizzazione può risultare anche da un consenso implicito o da una richiesta comunque riconducibile al datore di lavoro, senza che rilevino eventuali vizi formali o l'invalidità dell'autorizzazione rispetto alle regole organizzative interne. Il giudice del rinvio dovrà quindi rivalutare le prove e le richieste istruttorie alla luce di tale criterio e provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
Nel lavoro pubblico contrattualizzato il compenso per lavoro straordinario spetta se la prestazione è debitamente autorizzata; la norma è applicabile anche al pubblico impiego contrattualizzato.
Richiamato nel motivo di ricorso in relazione al contenuto confessorio della nota del dirigente; la Corte non sviluppa una specifica interpretazione autonoma della norma, ma considera il valore probatorio dell'attestazione alla luce delle risultanze di causa.
Richiamato dal ricorrente per censurare la valutazione delle prove; la Corte accoglie la censura solo nei limiti in cui la sentenza di merito non si è attenuta al principio di autorizzazione anche implicita del lavoro straordinario.
Richiamato dal ricorrente nel quadro delle doglianze probatorie, senza un'autonoma statuizione della Corte sul punto.
Richiamato dal ricorrente nel motivo di legittimità, senza autonoma interpretazione da parte della Corte.
art. 360, comma primo, nn. 3 e 5 c.p.c.
Norma processuale evocata per denunciare violazione di legge e omesso esame di fatti decisivi; la Corte ritiene fondati i motivi nei limiti indicati.
Richiamato per contestare il governo della prova e la mancata considerazione di fatti non contestati.
art. 36 Cost.
Evocato in relazione al diritto alla giusta retribuzione per il lavoro prestato, da coordinare con il regime dell'autorizzazione al lavoro straordinario.
Richiamato nel terzo motivo con riferimento alla prova testimoniale.
Richiamato nel terzo motivo con riferimento alla formulazione dei capitoli di prova nel rito del lavoro.
Richiamato nel terzo motivo con riferimento alla gestione dell'istruttoria nel rito del lavoro.
Richiamato dalla Corte per coordinare la disciplina del pubblico impiego contrattualizzato con il principio secondo cui il lavoro straordinario autorizzato è retribuibile.
Richiamato dalla Corte nel medesimo coordinamento sistematico sulla disciplina del lavoro pubblico contrattualizzato.
art. 97 Cost.
Richiamato come parametro di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione, nel bilanciamento con il diritto alla retribuzione dello straordinario autorizzato.
La Corte afferma che, rispetto ai vincoli della disciplina collettiva, ciò che rileva per il pagamento è l'esistenza dell'autorizzazione datoriale, anche se la richiesta o l'autorizzazione siano illegittime rispetto al contratto collettivo.
Massime di principio
- Nel pubblico impiego contrattualizzato il compenso per lavoro straordinario presuppone la preventiva autorizzazione dell'amministrazione, poiché essa esprime la valutazione dell'interesse pubblico e della compatibilità della spesa con il bilancio.
- Ai fini del diritto alla retribuzione dello straordinario non è necessario che l'autorizzazione sia formalmente perfetta o conforme in ogni aspetto alle regole interne o collettive: ciò che conta è che la prestazione sia resa con il consenso del datore di lavoro, anche implicito, e non contro la sua volontà.
- Se il giudice di merito esclude il credito per straordinario sulla sola base della mancata produzione di autorizzazioni formali, senza confrontarsi con elementi istruttori che possano dimostrare un incarico o un consenso datoriale, la decisione è censurabile per erronea applicazione dei principi sulla prova e sulla retribuibilità della prestazione.
- Le prove testimoniali o documentali che mirano a dimostrare non solo l'effettuazione dello straordinario, ma la sua preventiva autorizzazione o l'esistenza di un consenso del datore di lavoro, sono decisive e devono essere esaminate in rapporto alla regola sostanziale corretta.
- Quando la prestazione straordinaria sia stata richiesta o comunque verificata da un superiore gerarchico o responsabile dell'ufficio, il giudice deve verificare se tale attività integri una autorizzazione utile ai fini del diritto al compenso, anche in assenza di formali atti scritti nell'archivio dell'amministrazione.
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