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Cassazione Civile, Ordinanza n. 21778/2024 del 02/08/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (proprietario)

La controversia

La controversia nasce da una domanda di autorizzazione ad accedere al fondo vicino per eseguire lavori indifferibili e urgenti di impermeabilizzazione di un muro comune. Il vicino proprietario del fondo asseriva, in via riconvenzionale, che l'immobile dell'altra parte fosse stato costruito abusivamente in violazione delle distanze legali e con apertura illegittima di vedute verso il proprio fondo, chiedendo la riduzione in pristino, l'eliminazione di un terrazzo e di una corte prospicienti la sua proprietà, oltre al risarcimento dei danni. In primo grado entrambe le domande furono rigettate. In appello fu riconosciuto il diritto di accedere al fondo per l'esecuzione dei lavori, mentre fu respinto l'appello incidentale sulla domanda riconvenzionale. Il ricorrente per cassazione ha dedotto: 1) violazione degli artt. 900 e 905 c.c., sostenendo che il pianerottolo/corte a piano terra, posto a distanza inferiore a un metro e mezzo dal confine e secondo la c.t.u. idoneo a inspectio e prospectio sul fondo vicino, integrasse una veduta soggetta alle distanze legali; 2) omesso esame delle caratteristiche della corte, prospettando il vizio motivazionale ex art. 360, n. 5, c.p.c.; 3) omesso esame di fatti decisivi in tema di liquidazione delle spese di lite, con richiamo ai parametri del d.m. 55/2014 come modificato dal d.m. 37/2018.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché la veduta presuppone un'opera idonea, per ubicazione, consistenza e caratteristiche, a consentire un comodo e sicuro affaccio sul fondo vicino; nel caso concreto la "corte" era uno spazio a piano terra aperto e non delimitato da parapetto, sicché non integrava una veduta ai sensi degli artt. 900 e 905 c.c. Ha inoltre dichiarato inammissibili il secondo e il terzo motivo: il secondo per il limite del giudizio di legittimità in presenza di doppia conforme ex art. 348-ter, comma 5, c.p.c.; il terzo per la stessa ragione e, in ogni caso, perché la corte territoriale aveva liquidato le spese entro i parametri, applicando il principio di soccombenza, senza superare i limiti massimi tariffari. Il ricorrente è stato condannato alle spese del giudizio di cassazione, con distrazione in favore del procuratore antistatario, e al versamento dell'ulteriore contributo unificato se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 900 c.c.

    La veduta richiede un'opera idonea a consentire l'affaccio sul fondo vicino; non basta la mera possibilità di guardare il fondo altrui da uno spazio aperto a piano terra.

  • art. 905 c.c.

    Le distanze per le vedute operano solo quando esista una veduta in senso tecnico, cioè esercitabile con comodo affaccio e sicurezza.

  • art. 907 c.c.

    Richiamato come disposizione conseguenziale in materia di distanze per le vedute.

  • art. 360 c.p.c.

    Il n. 3 è stato utilizzato per dedurre violazione di legge; il n. 5 è stato ritenuto inammissibile per doppia conforme e, quanto alle spese, comunque infondato.

  • art. 348-ter c.p.c.

    In presenza di decisioni conformi di primo e secondo grado sul punto, è precluso il sindacato in cassazione sul vizio di motivazione nei casi previsti dalla norma.

  • d.m. 55/2014

    Richiamato per i parametri di liquidazione dei compensi professionali; la Corte ha ritenuto che la liquidazione non avesse superato i limiti tabellari.

  • d.m. 37/2018

    Richiamato come modifica del d.m. 55/2014 in tema di parametri forensi.

  • art. 13 d.P.R. n. 115/2002

    comma 1-quater e comma 1-bis

    La Corte ha dato atto dei presupposti per l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

  • art. 373 c.p.c.

    Le spese liquidate in cassazione comprendono anche quelle del procedimento ex art. 373 c.p.c.

Massime di principio

  • Per configurare una veduta rilevante ai fini delle distanze non è sufficiente la sola possibilità materiale di affacciarsi o di osservare il fondo vicino: occorre un'opera strutturalmente idonea all'affaccio, con caratteristiche che consentano inspectio e prospectio in condizioni di comodità e sicurezza.
  • Uno spazio a piano terra, aperto e non munito di parapetto, non integra di regola una veduta in senso tecnico, anche se da esso sia possibile vedere il fondo finitimo; diversamente si finirebbe per estendere indebitamente la disciplina delle vedute a qualsiasi contiguità fra fondi.
  • La verifica delle caratteristiche concrete dell'opera ai fini della qualificazione come veduta è accertamento di fatto riservato al giudice di merito e, se assistito da doppia conforme, non è censurabile in cassazione per omesso esame dei fatti decisivi nei limiti di cui all'art. 348-ter, comma 5, c.p.c.
  • La censura sulla liquidazione delle spese è infondata quando la corte di merito applica il principio di soccombenza e liquida i compensi entro i parametri tariffari, senza superare i massimi; in tal caso non è richiesta una motivazione specifica sull'importo.
  • In caso di rigetto del ricorso per cassazione, il ricorrente è tenuto alle spese del giudizio di legittimità e, ricorrendone i presupposti, all'ulteriore contributo unificato previsto dall'art. 13 d.P.R. n. 115/2002.

Come è indicizzato

MaterieProprietàImpugnazioniSpese di lite
RamiDiritti realiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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