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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 8670/2024 del 02/04/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugna la sentenza che aveva qualificato il contratto del 19-10-2000 come mera compravendita (e non come cessione di azienda), deducendo che il contratto era collegato all'accordo I-8-2000 che avrebbe dissimulato il trasferimento del personale all'ente pubblico in violazione dell'art. 97 Cost. e che, conseguentemente, l'accordo e la vendita dovevano essere dichiarati nulli. Contestava inoltre l'uso, da parte del giudice, del comportamento successivo delle parti (giudizio tributario) per interpretare il contratto e sosteneva che la legge regionale successiva (L.R. 22 aprile 2002 n.11) non poteva sanare una nullità preesistente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la ricorrente non abbia allegato e documentato i fatti decisivi necessari (la simulazione dell'accordo I-8-2000 e il relativo collegamento negoziale con la vendita) e che, pertanto, non sia possibile sindacare in Cassazione la valutazione di merito che ha interpretato il contratto come compravendita. La Corte ha osservato che, in mancanza di accertamento della simulazione in sede di merito, le questioni sulla nullità per violazione dell'art. 97 Cost. e sull'effetto sanante della legge regionale non potevano essere utilmente proposte in questa sede. Il ricorso è stato integralmente respinto; la ricorrente è stata condannata alle spese di lite e ad ulteriori oneri processuali (contributo unificato), mentre non è stata accolta la richiesta di condanna ai sensi dell'art. 96 c.p.c.

Norme richiamate

  • art. 1362 c.c.

    Riferito dal ricorrente come criterio d'interpretazione (comportamento delle parti). La Corte osserva che il criterio letterale è primario e che l'uso del comportamento successivo è subordinato; comunque la mancanza di allegazioni probatorie sulla simulazione rende ininfluente il diverso uso del criterio interpretativo.

  • art. 360 c.p.c. (comma 1, nn. 3 e 5)

    Norme che individuano i motivi di ricorso per cassazione invocati (violazione di norme di diritto e omesso esame di fatto decisivo). La Corte ha ritenuto i motivi infondati per carenza di allegazione e accertamento dei fatti decisivi.

  • artt. 1418 e 1419 c.c.

    Richiamati in relazione alla nullità degli atti per violazione di norme imperative. La Corte ha escluso la valutabilità della nullità per mancanza di accertamento in fatto della simulazione e del collegamento negoziale.

  • art. 97 Cost.

    Richiamato dalla ricorrente per sostenere che l'assorbimento di personale da parte di un ente pubblico senza concorso sarebbe invalido. La Corte ha ritenuto che tale questione fosse rilevante solo se fosse provata la simulazione dell'accordo I-8-2000; ciò non essendo stato accertato, la questione non poteva essere risolta in cassazione.

  • art. 117 Cost.

    Evocato dalla ricorrente in relazione a eventuali conflitti di competenza / principi costituzionali con la legge regionale; la Corte non ha ritenuto fondata la questione per carenza di presupposti fattuali e giuridici sufficienti.

  • art. 384 c.p.c.

    Richiamato per spiegare i poteri del giudice del rinvio: il giudice di merito deve uniformarsi al principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione senza rimettere in discussione gli accertamenti di fatto non censurati e acquisiti al processo.

  • art. 346 c.p.c.

    Richiami dottrinali/giurisprudenziali sul divieto di riassumere domande non decise come autonome in sede di rinvio; la Corte distingue le domande non esaminate da quelle invece fondate su presupposti fattuali non provati.

  • art. 96 c.p.c.

    Invocato da I.F.O. per la condanna per temerarietà; la Corte ha escluso i presupposti per la condanna ex art. 96.

  • art. 13 d.P.R. 30 maggio 2002 n.115 (comma 1-quater e 1-bis)

    La Corte ha rilevato l'obbligo, in caso di esito negativo del ricorso, del versamento da parte della ricorrente di un ulteriore contributo unificato nelle misure previste dalla norma.

  • Legge Regione Lazio 22 aprile 2002 n.11

    La Corte d'appello aveva ritenuto che la norma regionale, sopravvenuta, avesse previsto coperture per l'inquadramento del personale non medico trasferito e potesse escludere ragioni di nullità; la Cassazione ha precisato che la rilevanza di tale norma dipende dall'accertamento della simulazione, accertamento che in fatto mancava.

Massime di principio

  • Per ottenere l'annullamento di un atto negoziale per simulazione o per collegamento negoziale è necessario allegare e provare specificamente i fatti decisivi (la simulazione e il nesso funzionale tra atti); in loro assenza i giudici di merito e la Cassazione non potranno riformare la qualificazione contrattuale.
  • L'interpretazione del contratto privilegia il testo scritto (criterio letterale, art.1362 c.c. co.1): il comportamento successivo delle parti è strumento sussidiario e vale solo se il dato testuale non è risolutivo o se i fatti successivi sono adeguatamente provati.
  • Se si contesta la conformità dell'atto a principi di rango costituzionale (es. art.97 Cost.), occorre preliminarmente dimostrare che l'atto concretamente realizzi la fattispecie vietata (es. passaggio di personale 'dissimulat o' senza concorso); solo allora la questione costituzionale può essere efficacemente sollevata.
  • Norme regionali sopravvenute possono incidere sulla valutazione della validità di atti anteriori, ma la loro efficacia sanante non è automatica: dipende dall'effettivo accertamento dell'illegittimità preesistente e dalla compatibilità costituzionale della norma sopravvenuta.
  • In sede di Cassazione la censura deve colpire errori di diritto o l'omesso esame di fatti decisivi: non è possibile ottenere la rinnovazione del giudizio limitandosi a prospettare ipotesi alternative senza averle previamente dedotte e provate nel merito.
  • Il giudice del rinvio è vincolato dagli accertamenti di fatto non impugnati e deve applicare il principio di diritto enunciato dalla Cassazione senza riaprire questioni fattuali già valutate.

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