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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18070/2023 del 02/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di appello che aveva riformato la sentenza di primo grado relativa al fallimento della "Taurus & Co. S.r.l.". A Milan venivano contestati i reati di bancarotta fraudolenta distrattiva e bancarotta semplice (continuazione esclusa in appello), per avere distratto €40.000,00 prelevati dai conti sociali e consegnati in contanti al Visentin, nonché per aver proseguito la gestione societaria dopo l'azzeramento del capitale senza ricapitalizzare, aggravando lo stato di dissesto. In sede di ricorso in Cassazione il ricorrente lamentava: travisamento delle dichiarazioni della teste Sviridova (sostiene che la somma fosse una "provvigione" e non una "tangente"); omissione di esame di altre dichiarazioni; mancata prova della consapevolezza del Milan circa la destinazione illecita della somma; apparente contraddittorietà della motivazione rispetto alla contabilizzazione della spesa; contestazione della valutazione dell'operazione di rivalutazione immobiliare e del suo effetto sul dissesto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse motivato correttamente la ricostruzione dei fatti, fondandola su una serie di elementi (dichiarazioni del Visentin, modalità del pagamento in contanti, assenza di documentazione/fatture e annotazioni contabili specifiche) e non sulle sole affermazioni della teste Sviridova. La Cassazione ha escluso travisamento probatorio e ha richiamato il limite del sindacato di legittimità sulla valutazione di merito. Ha poi considerato infondati o inammissibili i profili relativi alla qualificazione contabile dell'uscita e alla rivalutazione dell'immobile, ritenendo che i giudici di merito avessero adeguatamente spiegato come tali operazioni avessero contribuito all'aggravamento del dissesto. Conseguentemente, è stata disposta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di €3.000,00 a norma dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 216 legge fallimentare

    Norma che punisce la bancarotta fraudolenta distrattiva; la Corte territoriale l'ha ritenuta integrata dalla sottrazione di €40.000,00 destinati a finalità illecite (riconducibili a corruzione), anche in assenza di documentazione formale giustificativa

  • art. 217 legge fallimentare

    Norma collegata alla bancarotta; richiamata nel ricorso e nella valutazione dell'illegittimità di artifici contabili, quale parametro per valutare responsabilità e modalità dell'illecito patrimoniale

  • art. 219 legge fallimentare

    Aggravante rilevante ai fini della determinazione della pena (richiamata nella sentenza di appello quale circostanza valutata sub-valente rispetto alle attenuanti generiche)

  • art. 223 legge fallimentare

    Norma richiamata in relazione alle fattispecie di bancarotta semplice; impiegata nel quadro complessivo delle contestazioni patrimoniali e contabili

  • art. 110 cod. pen.

    Principio della partecipazione al reato (concorso di persone); utilizzato per valutare la responsabilità tra amministratore di diritto (Milan) e amministratore di fatto (Visentin)

  • art. 2423 cod. civ.

    Norma sulla redazione del bilancio e verità delle scritture contabili, richiamata rispetto alla correttezza delle valutazioni di bilancio

  • art. 2423-bis cod. civ.

    Principi contabili e correttezza della rappresentazione patrimoniale e finanziaria, richiamata per valutare la legittimità degli artifici contabili

  • art. 2426 cod. civ.

    Norme relative ai criteri di valutazione dei cespiti; considerate nell'esame della contestata rivalutazione dell'immobile e nella valutazione della sua idoneità a sanare il dissesto

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che prevede la condanna alle spese e la sanzione pecuniaria in caso di ricorso inammissibile; applicata dalla Corte per irrogare la sanzione di €3.000,00

Massime di principio

  • La Cassazione non riesamina liberamente le valutazioni di merito: la rivalutazione delle prove è prerogativa del giudice di merito e la Suprema Corte interviene solo in presenza di travisamento della prova, omissioni decisive o vizi logici macroscopici.
  • La destinazione illecita di somme prelevate dalla cassa sociale può essere desunta da elementi indiziari convergenti (modalità di pagamento in contanti, assenza di fatture o registrazioni contabili, dichiarazioni concordanti di partecipanti alle trattative), anche in assenza di una prova diretta della "tangente".
  • L'annotazione contabile generica (es. prima nota con dicitura "provvigione") o la contabilizzazione dell'uscita come credito verso un socio/terzo non escludono automaticamente la valutazione di finalità illecite se mancano documenti e riscontri che giustifichino il pagamento.
  • La presenza di un amministratore di fatto non esclude la responsabilità dell'amministratore di diritto: il ruolo effettivo e la partecipazione alla gestione sono elementi utili per attribuire consapevolezza e responsabilità.
  • Operazioni di rivalutazione di cespiti che non apportano liquidità e che risultano incompatibili con i termini e i criteri di legge possono essere valutate come artifici contabili idonei ad aggravare il dissesto e integrare responsabilità ai sensi della legge fallimentare.
  • Un ricorso in cassazione privo di censure di legittimità specifiche e limitato a chiedere una diversa valutazione delle prove è, di norma, inammissibile; il ricorrente rischia l'assorbimento delle spese e l'applicazione della sanzione prevista dall'art. 616 c.p.p.

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