Cassazione Penale, Sentenza n. 18006/2023 del 02/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza della Corte d'appello - sezione distaccata di Sassari che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa all'imputazione di omicidio volontario; entrambi erano stati assolti con sentenza irrevocabile e avevano chiesto il risarcimento per la detenzione subita. Il Brundu contestava la valutazione dell'alibi e la presunta irrilevanza dello stesso, mentre il Manca contestava la valutazione delle minacce mosse a terzi e chiedeva che il giudice della riparazione svolgesse una autonoma valutazione di tutti gli elementi probatori al fine di escludere la colpa grave a suo carico.
La decisione
La Corte di legittimità ha rigettato entrambi i ricorsi ritenendoli infondati. Ha confermato che il giudice della riparazione ha correttamente applicato i criteri di valutazione: per il Manca è stata ritenuta la colpa grave alla luce delle reiterate minacce pubbliche (anche con riferimento temporale alla Pasqua e in un caso impugnando un fucile) e dei pessimi rapporti tra le parti; per il Brundu la colpa è stata ritenuta sulla base di elementi quali il monitoraggio delle abitudini delle vittime (intercettazione) oltre che dell'alibi tardivo. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali; nulla è stato liquidato in favore del Ministero resistente per le difese con memoria per genericità e non pertinenza.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
La norma è stata applicata nella parte che richiede al giudice della riparazione di valutare se l'imputato abbia dato o concorso a dare causa alla detenzione con dolo o colpa grave; il giudice deve compiere una valutazione autonoma e completa di tutti gli elementi probatori disponibili per stabilire se vi sia sussistenza di cause che escludono il diritto alla riparazione.
art. 125, comma 3, cod. proc. pen.
Richiamata dai ricorrenti per censurare la motivazione; la Corte ha ritenuto che non sia stata violata, in quanto la motivazione dell'ordinanza impugnata è risultata adeguata e congrua.
art. 43 cod. pen.
Richiamata in relazione all'art. 314 c.p.p.; la Corte ha ritenuto irrilevante la censura avanzata dal ricorrente in ordine alla mancata considerazione di possibili cause esterne o concorrenti che escludessero la colpa grave.
Massime di principio
- La decisione di riparazione per ingiusta detenzione richiede una valutazione autonoma e completa del giudice della riparazione, distinta dall'accertamento penale, volta a stabilire se il detenuto abbia concorso con dolo o colpa grave alla sua stessa detenzione.
- L'assoluzione nel merito non determina automaticamente il diritto alla riparazione: il giudice può negarla se emerge che il comportamento dell'imputato ha avuto rilievo causale o concorsuale nella misura che integri dolo o colpa grave.
- Condotte quali minacce reiterate, intimidazioni pubbliche, offerta tardiva di alibi o attività di 'monitoraggio' delle vittime possono essere valutate come elementi idonei a integrare colpa grave ai fini della negazione della riparazione.
- La Corte di legittimità limita il proprio sindacato sulla motivazione alla presenza di manifesta illogicità o contraddizione; non è consentita una rivalutazione di merito dei fatti normalmente riservata ai giudici di merito.
- Se la difesa dello Stato in primo grado è generica o non pertinente, il giudice della riparazione può escludere la liquidazione di somme per le spese sostenute dallo Stato per la difesa con memoria.
Testo integrale
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