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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12673/2024 del 27/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione dell'ordinanza del Tribunale di Bari che aveva rigettato l'appello avverso il provvedimento del GUP che aveva respinto la richiesta di revoca del sequestro preventivo (disposto il 21.1.2022) su beni anche formalmente intestati a terzi: in particolare l'immobile sito in Bari, via Madre Clelia Merloni n. 13 (sequestrato per 1/6) e un libretto postale. Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione per omessa o carente valutazione della titolarità e della disponibilità dei beni (sosteneva che i beni erano per effetto testamentario degli eredi, che la denuncia di successione aveva efficacia fiscale ma non costituitiva di accettazione ereditaria, che il legato d'uso e la pubblicazione testamentaria erano successivi al sequestro e quindi non potevano fondare una disponibilità degli indagati) e contestava l'assenza di prova che sul conto confluissero proventi illeciti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: ha ritenuto che le censure fossero in gran parte puntate a mettere in discussione valutazioni di merito e ricostruzioni fattuali (censure non consentite in sede di legittimità) e non consistessero in vere e proprie violazioni di legge o in vizi motivazionali così radicali da annullare la motivazione. I giudici hanno ritenuto che il Tribunale di Bari avesse fornito una motivazione non apparente, ricostruendo gli elementi (denuncia di successione, pubblicazione postuma del testamento, tempistica rispetto a misure cautelari, contitolarità e delega sul libretto) che consentivano di ritenere la disponibilità dei beni in capo agli indagati. Per il conto, il Tribunale aveva rilevato la contitolarità e la delega ad operare. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 648-quater cod. pen.

    Norma richiamata come fondamento della misura di sequestro finalizzato alla confisca per equivalente; la Corte conferma che la misura può essere disposta fino alla concorrenza delle somme indicate e valuta la sussistenza di elementi di collegamento tra beni e indagati

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Richiamato nei motivi relativi alla procedura di riesame e al rigetto dell'istanza di revoca; la Cassazione sottolinea i limiti dell'impugnazione in sede di legittimità delle decisioni sulla revoca del sequestro

  • art. 322-ter cod. pen.

    Richiamato dalla difesa nelle censure; la Corte però considera le doglianze come deduzioni di merito non idonee a integrare una violazione di legge in Cassazione

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Norma processuale richiamata in relazione ai presupposti del sequestro e della confisca; la Corte ricorda i limiti di sindacato in Cassazione sugli accertamenti di fatto

  • art. 240 cod. pen.

    Richiamato nei motivi difensivi attinenti alla responsabilità penale e alla ricaduta sulla misura reale; la Corte ritiene che le censure non muovano da una violazione di legge ma da una diversa valutazione dei fatti

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato dalla Corte per la condanna alle spese e per la obbligazione a favore della Cassa delle Ammende in caso di inammissibilità del ricorso

  • art. 111 Cost.

    Richiamato dalla difesa sul diritto a una motivazione compiuta; la Corte valuta la sufficienza della motivazione del Tribunale e la ritiene non radicalmente carente

  • DPR 637/1972

    Richiamato dalla difesa in relazione a profili fiscali e di denuncia di successione; la Corte trattando la questione come valutazione fattuale, non ritiene la questione risolvibile in Cassazione come violazione di legge

  • art. 459, 470, 476 cod. civ. (richiamati dalla difesa)

    Norme del diritto civile richiamate in ordine alla successione e agli effetti dell'accettazione, ma la Corte osserva che le contestazioni su tali elementi sono questioni di fatto non idonee a fondare la cassazione per violazione di legge

Massime di principio

  • In Cassazione contro ordinanze che dispongono o confermano sequestri preventivi reali il sindacato è limitato: sono ammissibili solo censure per violazione di legge o vizi motivazionali così gravi da rendere la motivazione inesistente.
  • Un terzo che reclama la restituzione di beni sequestrati può contestare la propria titolarità o disponibilità del bene, ma non può in questa sede sindacare l'esistenza dei presupposti della misura cautelare; le contestazioni devono essere mirate e fondate su profili di diritto.
  • Le valutazioni sulla disponibilità di beni possono essere fondate su elementi fattuali e documentali (denunce di successione, tempistiche di pubblicazione testamentaria, deleghe, contitolarità): se il giudice ricostruisce coerentemente questi elementi la motivazione è difficile da superare in Cassazione.
  • Per opporsi efficacemente a un sequestro di beni formalmente intestati a terzi è importante produrre prova documentale chiara e tempestiva (es. atto di accettazione ereditaria, trascrizioni, esclusione di deleghe o contitolarità) già nelle fasi di merito; questioni meramente allegatorie o ricostruzioni alternative dei fatti non sono idonee in sede di legittimità.
  • La confisca per equivalente non può normalmente colpire beni futuri; tuttavia, la verifica circa l'esistenza di una sfera di disponibilità dell'indagato al momento utile è questione fattuale che il giudice del merito valuta e che la Cassazione sindaca solo se emergono veri e propri errori di diritto o motivazioni manifeste carenti.

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