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Cassazione Civile, Ordinanza n. 33716/2025 del 23/12/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (coltivatore)

La controversia

La controversia riguarda la cessione di una quota di terreno agricolo già compresa in una comunione ereditaria. La Corte d'appello aveva riformato la decisione di primo grado, escludendo l'operatività della prelazione tra coeredi ex art. 732 c.c. e ritenendo invece sussistenti i presupposti della prelazione agraria e del conseguente riscatto in favore del confinante coltivatore diretto, che aveva agito contro l'acquirente della quota. Il ricorrente ha proposto tre motivi: con il primo ha denunciato violazione degli artt. 732 c.c., 8 l. 590/1965 e 7 l. 817/1971, sostenendo che la corte territoriale avrebbe dovuto coordinare la disciplina della prelazione successoria con quella agraria; con il secondo ha dedotto nullità della sentenza e del procedimento per plurime violazioni processuali e costituzionali, lamentando vizi del contraddittorio, della prova e della consulenza tecnica d'ufficio; con il terzo ha riproposto censure sostanzialmente sovrapponibili ai primi due, anche come omesso esame di fatti decisivi e violazione delle norme sulla prova e sull'appello.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha affermato che la prelazione ex art. 732 c.c. è un diritto personale del coerede, inerente alla qualità di coerede e non alla quota, perciò non si trasferisce ai successivi aventi causa della quota ereditaria e non è invocabile quando il cedente non sia un coerede originario della comunione ereditaria. Ha quindi ritenuto corretta la decisione d'appello che aveva escluso la prelazione successoria e riconosciuto la prelazione agraria e il riscatto in capo al resistente. Le ulteriori censure sono state dichiarate inammissibili o comunque infondate perché generiche, non specifiche e dirette a ottenere un riesame del merito e delle prove, precluso in cassazione. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 732 c.c.

    La prelazione tra coeredi è un diritto personale del coerede, connesso alla qualità di coerede e non alla quota; non si trasferisce con la quota né per successione, e non opera nei confronti di soggetti diversi dai coeredi originari della comunione ereditaria.

  • art. 8 l. 590/1965

    Richiamato come disciplina della prelazione agraria da coordinare con la successione, ma ritenuto non idoneo a sovvertire il limite personalissimo della prelazione successoria nel caso concreto.

  • art. 7 l. 817/1971

    Norma sulla prelazione agraria del coltivatore diretto confinante, la cui operatività è stata riconosciuta in concreto dalla corte territoriale e non scalfita dalle censure del ricorrente.

  • art. 360 c.p.c.

    Usato come parametro dei motivi di ricorso per violazione di legge, nullità e omesso esame di fatto decisivo; la Corte ha escluso la sussistenza dei vizi denunciati.

  • art. 2697 c.c.

    Richiamato nelle doglianze sulla prova; la Corte ha osservato che il giudice di merito aveva correttamente individuato il materiale probatorio e che il ricorso mirava a un riesame del fatto.

  • artt. 115 e 116 c.p.c.

    La violazione è configurabile solo se il giudice fonda la decisione su prove non dedotte, disposte fuori dai limiti di legge o attribuisce valore di prova legale a elementi non legali; non basta contestare la valutazione delle risultanze istruttorie.

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato tra le norme processuali dedotte nel secondo motivo, ma senza emergere una concreta violazione idonea a determinare la cassazione.

  • art. 111 Cost.

    Invocato per i principi del giusto processo e della motivazione, ma non ritenuto violato.

  • art. 6 CEDU

    Richiamato a sostegno della doglianza sul giusto processo, senza riscontro di violazione.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    Richiamato nel dispositivo per l'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • La prelazione tra coeredi ex art. 732 c.c. è un diritto personale del coerede, non una qualità intrinseca della quota ereditaria: non circola con la quota e non si trasmette ai successivi aventi causa.
  • Quando la quota ereditaria esce dalla comunione per atto inter vivos compiuto da un coerede originario, i diritti di prelazione e retratto ex art. 732 c.c. si esauriscono e non possono essere fatti valere nei successivi trasferimenti.
  • L'erede di un coerede non è, per ciò solo, coerede ai fini dell'art. 732 c.c.; la legittimazione alla prelazione successoria spetta soltanto ai partecipanti originari della comunione ereditaria.
  • Nel giudizio di legittimità, la denuncia di violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. è ammissibile solo se si allega che il giudice abbia utilizzato prove non dedotte, fuori dai limiti di legge o attribuito efficacia di prova legale a elementi non legali; non è consentito sollecitare una nuova valutazione del materiale istruttorio.
  • Le censure di cassazione devono essere specifiche e riferite alla ratio decidendi della sentenza impugnata; la deduzione cumulativa e indistinta di molteplici violazioni normative rende il motivo inammissibile.

Come è indicizzato

MateriePrelazioneImpugnazioni
RamiContrattiProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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