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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7439/2025 del 24/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza della Corte d'appello di Brescia del 14/06/2024 chiedendo la revoca del decreto di esecuzione di pene concorrenti della Procura Generale di Brescia del 16/12/2021, sostenendo che alcune delle pene incluse nel cumulo fossero già estinte per effetto dell'esito positivo dell'affidamento in prova al servizio sociale. La difesa ha richiamato provvedimenti (tra cui una declaratoria di estinzione del 07/06/2018 e l'affidamento disposto nel 2013 con esito positivo nel 2018) e ha dedotto che l'estinzione per esito positivo dell'affidamento dovesse operare sulle pene ricomprese nel decreto di esecuzione impugnato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e manifestà infondatezza. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione, in sede di rinvio, avesse adempiuto alle indicazioni della sentenza di annullamento precedente e avesse chiarito che il decreto di esecuzione del 16/12/2021 riguardava condanne irrevocabili diverse da quelle per le quali si era prodotto l'effetto estintivo dell'affidamento in prova. È stato ribadito che l'effetto estintivo prodotto dall'esito positivo dell'affidamento riguarda solo le pene specificamente assoggettate a quell'affidamento e non tutte le pene precedentemente inflitte. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 a favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 663 cod. proc. pen.

    Riferimento all'istituto del cumulo delle pene; la decisione valuta se le pene oggetto di cumulo includano o meno quelle che la difesa ritiene estinte

  • art. 47 L. n. 354 del 26/07/1975 (Ord. pen.), comma 12

    L'effetto estintivo dell'esito positivo dell'affidamento in prova estingue la pena relativa ai reati per i quali l'affidamento è stato concesso; la Corte ha chiarito che tale estinzione opera solo sulle pene specificamente interessate e non sull'insieme delle pene inflitte con sentenze diverse

  • art. 94 D.P.R. n. 309 del 1990

    Richiamato unitamente all'art. 47 come disciplina delle misure alternative e dei presupposti per l'affidamento in prova

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata come base per la condanna alle spese processuali e per l'applicazione di sanzioni pecuniarie in caso di inammissibilità del ricorso

  • Principio giurisprudenziale (Sez.1, n. 3482 del 22/09/1992, Ceffo)

    Principio secondo cui le cause estintive operano sui singoli reati o sulle singole pene e non sull'insieme cumulato delle pene per molteplici condanne; il giudice ha richiamato tale principio per escludere che l'estinzione relativa all'affidamento valga per tutte le condanne

Massime di principio

  • L'esito positivo dell'affidamento in prova estingue solo la pena relativa ai reati per i quali l'affidamento è stato concesso, non tutte le pene inflitte con sentenze diverse e non espressamente ricomprese nell'atto che ha disposto l'affidamento
  • Per contestare l'inclusione di una pena in un decreto di esecuzione per cumulo è necessario dimostrare il nesso diretto tra l'estinzione ottenuta e le specifiche sentenze/pena comprese nel cumulo; affermazioni generiche e non puntuali rendono il ricorso inammissibile
  • La revoca di benefici (es. indulto) avvenuta prima di successivi eventi estintivi non viene cancellata da vicende esecutive successive: la causa di revoca, una volta intervenuta, permane e rende inefficaci eventuali successivi effetti estintivi che riguardino differenti provvedimenti
  • In sede di esecuzione il giudice deve esplicitare le condanne e i provvedimenti oggetto del decreto di cumulo, distinguendo chiaramente le pene per le quali è stata dichiarata estinzione e quelle che restano operative
  • Alla Corte di Cassazione si richiede un confronto puntuale e diretto con le motivazioni già espresse: riproporre le stesse doglianze, senza tener conto delle integrazioni motivazionali disposte dal giudice di rinvio, può determinare l'inammissibilità del ricorso

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