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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17485/2024 del 30/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva negato il riconoscimento della continuazione ex art.671 c.p.p. tra diverse condanne irrevocabili riportate dal ricorrente. Il ricorrente contestava che i reati ascritti in processi distinti (procedure 'Chimera', 'Dioniso'/'Drug Family' e 'Crisalide') fossero in realtà espressione di un unico disegno criminoso: stessa area territoriale (Lamezia Terme, via dei Brutti), stessa materia (illecita attività di stupefacenti), coincidenza temporale rilevante (periodo di operatività dell'associazione 2012-2018) e finalità agevolative della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri. Ha denunciato violazione di norme sul reato continuato (art.81 c.p.) e vizio di motivazione nel mancato riconoscimento della continuazione anche tra le sentenze n.1, n.2 e n.3; ha altresì rilevato che tutte le inchieste originavano da un'unica indagine e che la frammentazione processuale avrebbe ingiustamente penalizzato chi ha dovuto affrontare processi separati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso come infondato. Ha confermato che, anche in sede esecutiva, il riconoscimento del reato continuato richiede prova della unitarietà del disegno criminoso, ossia la preventiva e specifica programmazione dei reati nel momento del primo episodio. La Corte territoriale aveva motivato, in modo non manifestamente illogico, che: a) i fatti del processo 'Drug Family' erano stati commessi anche con soggetti estranei al sodalizio e con modalità atipiche (tra l'altro una tentata estorsione e l'approvvigionamento da canali diversi), dunque costituiscono attività parallela e distinta; b) i fatti della sentenza 'Crisalide' erano di carattere 'familiare', successivi nel tempo rispetto all'attività associativa iniziale e temporalmente coincidenti con i fatti del 'Drug Family', ragion per cui non risultavano programmati al momento dell'ingresso nell'associazione ex art.74 DPR 309/90; c) l'origine comune dell'indagine non è elemento decisivo per la continuazione quando manchi la specifica previsione dei reati successivi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art.616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art.671 cod. proc. pen.

    richiamato come norma che consente la domanda di riconoscimento della continuazione in sede esecutiva

    la domanda ex art.671 c.p.p. può essere valutata in sede esecutiva ma richiede la stessa verifica approfondita della continuità che si applica in sede di cognizione

  • art.81 cod. pen.

    norma sul reato continuato (unicitá del disegno criminoso)

    il riconoscimento del reato continuato presuppone la preventiva e unitaria ideazione dei reati, non basta l'abitualità o la vicinanza temporale; è necessario che i reati successivi fossero programmati, almeno nelle linee essenziali, al momento del primo

  • art.74 d.P.R. 309/90

    associazione finalizzata al traffico di stupefacenti

    l'appartenenza a una associazione di tipo mafioso o per stupefacenti non determina automaticamente il vincolo della continuazione con i reati 'fine' se questi non erano programmati al momento dell'ingresso o non rientrano nelle linee progettuali comuni

  • art.606, comma 1, lett. b), c) ed e) cod. proc. pen.

    norme che individuano i motivi di ricorso per cassazione (vizi di motivazione e violazione di legge)

    i motivi di ricorso devono dimostrare la violazione di legge o il vizio di motivazione; la Corte ha ritenuto che il ricorrente proponesse una lettura alternativa degli elementi processuali senza dimostrare l'illegittimità della motivazione della Corte territoriale

  • art.616 cod. proc. pen.

    condanna alle spese processuali

    dispositivo applicato per la condanna alle spese a carico del ricorrente in caso di rigetto

  • art.73 d.P.R. 309/90

    illecito connesso alla detenzione e cessione di sostanze stupefacenti

    citato a descrizione dei reati materialmente commessi; la Corte ha valutato natura e modalità di tali reati per distinguere attività associative da attività 'familiari' o parallele

Massime di principio

  • Il riconoscimento del reato continuato richiede la prova che, al momento del primo episodio, l'autore avesse già programmato i reati successivi almeno nelle linee essenziali; non è sufficiente la mera vicinanza temporale o l'appartenenza allo stesso ambito territoriale.
  • In sede esecutiva la verifica della continuazione è sostanzialmente la stessa richiesta in giudizio di cognizione: occorre valutare indici esteriori come unità del contesto, analogia del modus operandi, partecipazione costante degli stessi soggetti, brevità del lasso temporale e omogeneità delle finalità.
  • La presenza di condotte atipiche rispetto al quadro associativo (coinvolgimento di soggetti estranei, modalità diverse, episodi estemporanei come tentata estorsione) indica che gli eventi possono essere attività parallele e non riconducibili a un unico disegno criminoso.
  • L'origine comune di più procedimenti da una stessa indagine non determina automaticamente la continuazione; la frammentazione processuale per ragioni tecniche non obbliga a riconoscere l'unicità del disegno se mancano gli elementi programmatici.
  • L'appartenenza a un'associazione criminosa non implica in sé che tutti i reati commessi dall'associato in un periodo successivo siano automaticamente parte della continuazione; è necessario verificare se quei reati erano stati programmati al momento dell'ingresso o appartengano alle linee progettuali comuni dell'associazione.

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