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Cassazione Civile, Ordinanza n. 13431/2024 del 15/05/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (proprietario)

La controversia

La controversia riguarda la costituzione giudiziale di una servitù di passaggio a favore di un fondo ritenuto intercluso. I proprietari del fondo dominante hanno agito per ottenere il passaggio sul fondo del vicino; il Tribunale ha accolto la domanda e la Corte d'appello ha confermato, ritenendo che il tracciato utilizzato terminasse effettivamente nel fondo del convenuto, che la passerella esistente non fosse idonea a escludere la necessità del passaggio e che il percorso individuato fosse l'unico praticabile. Il proprietario del fondo servente ha proposto ricorso per cassazione con cinque motivi: 1) omesso esame del fatto decisivo che il tracciato scelto terminerebbe in un fondo di terzi, dunque sarebbe inutilizzabile; 2) omesso esame del verbale regionale del 12 dicembre 2018, che segnalava un pericolo per l'incolumità pubblica nell'uso della passerella; 3) violazione degli artt. 1027 e 1028 c.c. per avere imposto una servitù eccessivamente invasiva e comunque inutile perché non consentirebbe l'accesso ai fondi neppure con mezzi meccanici; 4) omesso esame del fatto che un lotto del fondo dominante sarebbe già gravato da altra servitù, con possibilità di costituire una servitù per destinazione del padre di famiglia; 5) violazione dell'art. 1053 c.c. per errata determinazione dell'indennità dovuta al fondo servente, che non avrebbe considerato correttamente il danno complessivo, incluso quello connesso alla demolizione di un manufatto vicino alla linea ferroviaria.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile l'intero ricorso. Ha ritenuto inammissibili i motivi fondati sull'art. 360, n. 5, c.p.c. perché la sentenza impugnata ricadeva in ipotesi di doppia conforme ex art. 348-ter c.p.c.; inoltre ha precisato che il vizio di omesso esame riguarda un fatto storico decisivo, non singole questioni o risultanze istruttorie. Sono stati dichiarati inammissibili anche i motivi di violazione di legge, perché miravano in realtà a ottenere una nuova valutazione del fatto e delle prove, in particolare della consulenza tecnica d'ufficio, attività riservata al giudice di merito e insindacabile in cassazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del giudizio di legittimità e la Corte ha dato atto della sussistenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato ex art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002.

Norme richiamate

  • art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c.

    omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione fra le parti

    Il motivo è ammissibile solo se investe un fatto storico decisivo e non può tradursi nella contestazione di questioni, elementi istruttori o ipotesi alternative già apprezzati dal giudice di merito.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    violazione e falsa applicazione degli artt. 1027 e 1028 c.c.; violazione e falsa applicazione dell'art. 1053 c.c.

    La censura di violazione di legge riguarda l'erronea ricognizione della norma astratta; se la doglianza contesta la ricostruzione del fatto e la valutazione delle prove, il motivo è inammissibile in cassazione.

  • artt. 1027 e 1028 c.c.

    Richiamati dal ricorrente per contestare la costituzione della servitù di passaggio e la sua asserita inutilità o eccessiva invasività, ma la Corte non esamina nel merito la loro corretta applicazione perché la censura è ritenuta fattualmente orientata e quindi inammissibile.

  • art. 1053 c.c.

    Richiamato in tema di indennità dovuta per la costituzione della servitù; la Corte non entra nel merito del calcolo perché la doglianza mira a una diversa valutazione di fatto e delle risultanze tecniche.

  • art. 348-ter, commi 4 e 5, c.p.c.

    In presenza di decisione di appello conforme a quella di primo grado sul medesimo iter logico-argomentativo, è precluso il motivo ex art. 360, n. 5, c.p.c.

  • art. 116 c.p.c.

    La valutazione delle prove e il giudizio di attendibilità delle fonti appartengono al giudice di merito e non possono essere sostituiti da una diversa lettura in sede di legittimità.

  • art. 378 c.p.c.

    Richiamato per il deposito di memoria in prossimità dell'udienza.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    La Corte dà atto dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione il vizio di omesso esame di un fatto decisivo ex art. 360, n. 5, c.p.c. richiede l'indicazione di un fatto storico, decisivo e discusso, non essendo sufficiente contestare singole prove, argomenti difensivi o questioni giuridiche già valutate dal merito.
  • In caso di doppia conforme, la censura ex art. 360, n. 5, c.p.c. è inammissibile quando la decisione di appello riproduce la stessa soluzione di fatto e di diritto del primo giudice, anche se con argomentazioni integrative.
  • La deduzione di violazione o falsa applicazione di legge è inammissibile se maschera una critica alla ricostruzione della vicenda concreta e alla valutazione del materiale probatorio, poiché il sindacato di legittimità non consente una nuova valutazione del fatto.
  • La selezione delle prove, la valutazione della consulenza tecnica d'ufficio e il giudizio sull'attendibilità delle fonti appartengono al giudice di merito e sono insindacabili in cassazione, salvo i limiti strettamente propri del controllo di legittimità.
  • La costituzione di una servitù di passaggio e la quantificazione della relativa indennità, quando censurate in cassazione, non possono essere rimesse in discussione mediante una diversa lettura delle risultanze istruttorie o della consulenza tecnica, ma solo attraverso censure di diritto effettive.

Come è indicizzato

MaterieServitùImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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