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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6947/2023 del 17/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Iannotta è stato giudicato per peculato per essersi appropriato di somme derivanti dalla gestione di apparecchi da gioco (PREU e quota canone AMMS) non versandole alla concessionaria Cogetech S.p.a., nonché di sette apparecchi e documentazione. In primo grado è stato condannato per l'appropriazione della somma di euro 42.783,50. In appello la condanna è stata confermata. In cassazione il ricorrente ha dedotto: (1) carenza dell'elemento soggettivo del reato di peculato (mancanza di dolo o, al più, dolo eventuale) sostenendo che vi fosse confusione contrattuale e una sostituzione della pagina contrattuale con aumento artificioso dell'aggio; (2) violazione di legge sulla sussistenza del dolo; inoltre ha proposto questioni nuove: incostituzionalità dell'art. 358 c.p. (per violazione dell'art. 3 Cost.) perché il gestore AWP sarebbe trattato diversamente dall'albergatore in ordine alla riscossione di somme analoghe (sanzionate ora amministrativamente), e, in via subordinata, remissione alle Sezioni Unite per valutare la derubricazione a furto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Il primo motivo è stato ritenuto inammissibile nella parte in cui sollecita una diversa valutazione dei fatti (ricostruzione del dolo è questione di merito riservata al giudice di merito). Sul merito la Corte ha ritenuto infondato il secondo motivo: ha richiamato il principio delle Sezioni Unite (n. 6087/2020, Rubbo) secondo cui il denaro incassato dagli apparecchi appartiene all'Amministrazione pubblica sin dal momento della riscossione e il concessionario (e per delega il gestore) ha qualifica di "agente contabile"/incaricato di pubblico servizio; pertanto l'appropriazione integra peculato anche se l'imputato sosteneva di avere crediti verso la concessionaria. La questione di legittimità costituzionale proposta è stata dichiarata manifestamente infondata perché la diversa disciplina riguardante gli albergatori deriva da una riforma sistemica del procedimento tributario e rientra nella discrezionalità legislativa; la richiesta di rimessione alle Sezioni Unite è stata respinta alla luce del consolidato orientamento che esclude la qualificazione alternativa a furto. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile per euro 3.510,00 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 358 cod. pen.

    Norma che individua gli incaricati di pubblico servizio; la questione di costituzionalità proposta rispetto a questa norma è stata ritenuta manifestamente infondata perché la diversificazione di trattamento (es. albergatori) deriva da una riforma legislativa organica e non da un mero mutamento di qualificazione formale

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Ground di cassazione relativo al vizio di motivazione; qui invocato per contestare la valutazione dell'elemento soggettivo, ma la Corte ha richiamato il divieto di sindacare nel merito valutazioni di fatto

  • art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.

    Ground di cassazione per violazione di legge; utilizzato per contestare la sussistenza del dolo nel peculato; la Cassazione ha ritenuto la deduzione infondata alla luce della giurisprudenza consolidata

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma che prevede la condanna alle spese del procedimento in caso di rigetto del ricorso; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese

  • art. 110 T.U.L.P.S. (sesto e settimo comma)

    Richiamato come norma che disciplina gli apparecchi da intrattenimento (AWP); la giurisprudenza ha ritenuto che il gestore, nella riscossione del PREU, agisca per attività delegate e concorra nella funzione di 'agente contabile' del concessionario

  • Sez. U, n. 6087 del 24/09/2020 (Rubbo)

    Precedente delle Sezioni Unite che afferma che il denaro incassato dagli apparecchi di gioco appartiene alla pubblica amministrazione dal momento della riscossione e qualifica il concessionario come 'agente contabile', principio decisivo per la ricostruzione del peculato nel caso di appropriazione delle somme del PREU

  • art. 180, comma 3, d.l. 19 maggio 2020, n. 34, conv. in L. 17 luglio 2020, n. 77

    Citato quale intervento normativo che ha modificato la disciplina della tassa di soggiorno e il regime sanzionatorio per gli albergatori, usato nell'argomentazione del ricorrente per sostenere disparità di trattamento; la Corte ha ritenuto che la modifica sia sistemica e legittima

  • art. 3 Cost.

    Richiamato nella questione di legittimità costituzionale (parità/uguaglianza di trattamento); la Corte ha ritenuto l'eccezione infondata perché la differenza normativa è motivata da scelte legislative discrezionali e da una riscrittura del procedimento di riscossione

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non rivede la valutazione dei fatti: deduzioni che richiedono una diversa lettura probatoria sono in genere inammissibili in cassazione.
  • Se, per legge o giurisprudenza, le somme riscosse dal gestore di AWP appartengono subito all'Amministrazione (PREU), l'appropriazione integra peculato, anche se il gestore ritiene di avere crediti verso il concessionario.
  • La mera esistenza di un credito verso la pubblica amministrazione o il concessionario non legittima l'autotutela: non è sufficiente per escludere il dolo del peculato la pretesa non riconosciuta del gestore.
  • Una riforma legislativa che modifica il regime di riscossione (es. trasformando soggetti da 'agente contabile' a semplici 'responsabili d'imposta') può giustificare differenze di trattamento e rende difficile una questione di incostituzionalità fondata solo sul cambio di qualificazione formale.
  • Per evitare il rischio di qualificazione per peculato, in situazioni di disputa sull'aggio o sui conteggi con il concessionario è opportuno ativare immediatamente rimedi giurisdizionali (azioni per la determinazione del credito) e non trattenere le somme destinate all'Erario.
  • La richiesta di derubricazione a furto si scontra con il consolidato orientamento delle Sezioni Unite che esclude la qualificazione alternativa quando il denaro è considerato di proprietà pubblica dal momento della riscossione.

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