Cassazione Penale, Sentenza n. 47768/2023 del 29/11/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Potenza (riesame) che aveva confermato la custodia cautelare in carcere. La ricorrente deduceva, tra l'altro, carenza e contraddittorietà della motivazione e insussistenza della gravità indiziaria (art. 273 c.p.p.) con particolare riguardo all'attribuzione alla Rizzello della qualità di "coadiutore di fatto" dell'amministratore giudiziario e dell'inquadramento dei fatti nei reati di peculato (art. 314), riciclaggio/autoriciclaggio (art. 648-bis, 648-ter.1), truffa aggravata (art. 640, comma 2, n.1) e associazione a delinquere (art. 416). Inoltre deduceva l'assenza delle esigenze cautelari (art. 274 lett. c) c.p.p.), anche alla luce del suo stato di incensuratezza e della mancanza di continuità fra fatti precedenti e successivi.
La decisione
La Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato in parte. In particolare: ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata con riferimento all'art. 314 c.p. (peculato relativo all'attribuzione della qualità di coadiutore di fatto) e ha annullato per l'effetto l'aggravante prevista dall'art. 640, comma 2, n. 1 c.p. riferita al capo 7); per questi titoli ha disposto la cessazione dell'efficacia della misura cautelare. Ha altresì annullato l'ordinanza limitatamente alla valutazione delle esigenze cautelari e ha rinviato al Tribunale di Potenza (sezione riesame) per un nuovo esame della misura, tenendo conto della caducazione parziale dei titoli. Il resto del ricorso è stato rigettato: la Corte ha ritenuto sussistenti, in concreto, gravi indizi riguardo a reati di riciclaggio/autoriciclaggio e associazione a delinquere, nonché la legittimità del vincolo estensivo sul conto corrente sequestrato, motivo per cui le censure su tali profili sono state respinte.
Norme richiamate
La Corte ha ritenuto che non poteva essere attribuita alla ricorrente la veste di coadiutore di fatto dell'amministratore giudiziario, con la conseguente esclusione del peculato per tale titolo; la semplice attività gestionale autonoma e la parentela non sono sufficienti a integrare la qualifica di coadiutore quando manchi la collaborazione diretta con l'amministratore e la finalità di perseguimento degli scopi dell'amministrazione giudiziaria
art. 640, comma 2, n. 1 cod. pen. (truffa aggravata in danno dello Stato)
La Corte ha escluso l'aggravante in rapporto alla qualificazione del danno "allo Stato" quando il sequestro fosse di natura impeditiva (art. 321, comma 1 c.p.p.) e non destinato alla confisca: il danno patrimoniale allo Stato per truffa richiede un pregiudizio immediato e diretto che nel caso di sequestro preventivo non si verifica automaticamente
art. 648-ter.1 cod. pen. (autoriciclaggio)
La Corte ha ritenuto sussistere gravi indizi di autoriciclaggio sulla base di tracciature bancarie e reinvestimento di somme sottratte dall'azienda sequestrata in nuove attività aziendali riconducibili al nucleo familiare
art. 648-bis cod. pen. (riciclaggio)
La Corte ha confermato che la ricorrente può essere gravemente indiziata di riciclaggio in relazione alle attività tese a ostacolare l'accertamento della provenienza illecita dei prodotti e dei ricavi, anche in assenza di una condanna per il reato presupposto
art. 416 cod. pen. (associazione a delinquere)
La Corte ha ritenuto provato, ai fini del fumus, l'esistenza di un programma criminoso sistematico e indeterminato nel tempo, con attribuzione di ruoli e una struttura organizzativa stabile, idoneo a integrare il reato associativo
art. 35 d.lgs. 159/2011 (incompatibilità per amministratori giudiziari e coadiutori)
Richiamata dalla Corte per affermare che coniuge e soggetti indicati risultano incompatibili con la nomina a coadiutore; la norma è stata utilizzata per sostenere l'ostativa all'attribuzione della qualifica di coadiutore di fatto
art. 20 e art. 24 d.lgs. 159/2011 (sequestro/confisca di partecipazioni e beni aziendali)
La Corte ha ritenuto condivisibile la valutazione secondo la quale un sequestro su partecipazioni totalitarie si estende anche ai beni costituiti in azienda, con conseguente inclusione dei rapporti bancari aziendali nel vincolo, anche se non sempre elencati specificamente nel decreto originario
art. 321 cod. proc. pen. (tipologie di sequestro preventivo)
La Corte ha distinto tra sequestro finalizzato alla confisca (comma 2) e sequestro impeditivo (comma 1); l'errata identificazione del tipo di sequestro da parte del giudice del merito ha inciso sulla configurabilità dell'aggravante di truffa in danno dello Stato
art. 273 cod. proc. pen. (motivi di ricorso in cassazione contro misure cautelari)
La Corte ha esaminato i vizi di motivazione e l'insussistenza di gravi indizi per alcuni capi, accogliendo parzialmente le doglianze sulla valutazione degli elementi indizianti
art. 274 lett. c) cod. proc. pen. (esigenze cautelari)
La Corte ha ritenuto necessario il nuovo esame delle esigenze cautelari dopo la caducazione parziale dei titoli, imponendo la rivalutazione di adeguatezza e proporzionalità della misura
Massime di principio
- Per riconoscere la qualità di "coadiutore di fatto" (con implicazioni pubbliche) non basta lo svolgimento di attività gestorie: è necessario che vi sia collaborazione diretta con l'amministratore giudiziario e che l'attività persegua gli scopi dell'amministrazione giudiziaria; la mera autonomia gestionale o l'interferenza non integrano automaticamente la qualifica
- La qualificazione della truffa come commessa "in danno dello Stato" richiede un danno patrimoniale immediato e diretto alla pubblica amministrazione; un sequestro preventivo a scopo impeditivo (art. 321 comma 1 c.p.p.) non comporta automaticamente che la sottrazione renda la condotta truffaldina in danno dello Stato ai sensi dell'aggravante
- Per i delitti di riciclaggio e autoriciclaggio la gravità indiziaria può fondarsi su elementi bancari e contabili che evidenzino trasferimenti e reimpieghi di risorse riconducibili al nucleo indagato; non è necessario un accertamento definitivo del reato presupposto per ritenere sussistenti fumus e per adottare misure cautelari, purché la ricostruzione sia logicamente motivata
- La precisazione formale del vincolo su conti e beni aziendali nel decreto di sequestro è importante, ma la giurisprudenza ammette che, in presenza di partecipazioni totalitarie o di specifiche condizioni, il vincolo si estenda per effetto della natura aziendale; va però attentamente verificata la portata e la tempestività del provvedimento rispetto ai movimenti contestati
- Quando la Cassazione annulla parzialmente i capi di imputazione che avevano formato la base della misura cautelare, il giudice di merito deve rivalutare le esigenze cautelari (adeguatezza e proporzionalità) rispetto ai soli titoli residui; una riduzione dei titoli può comportare la cessazione o la modificazione della misura
- In sede di impugnazione cautelare è essenziale distinguere i profili di illegittimità formale (es. errata qualificazione del tipo di sequestro) dai profili probatori: errori di qualificazione giuridica possono determinare l'annullamento anche se permangono indizi su altri reati
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