Cassazione Penale, Sentenza n. 47693/2023 del 29/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Salerno che aveva rigettato il riesame del decreto di sequestro preventivo relativo a presunti illeciti edilizi. Il ricorrente deduce omessa motivazione circa la sproporzione dell'ordine di sgombero/sequestro, sostenendo che non è stata valutata la proporzionalità della misura rispetto alle esigenze abitative del nucleo familiare della figlia (occupante il piano intermedio dell'immobile) e chiedeva che fosse consentita alla figlia la permanenza nel piano interessato dal sequestro.
La decisione
Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. Motivazioni principali: 1) difetto manifesto di interesse del ricorrente a dedurre pregiudizi riferiti alla posizione della figlia (soggetto diverso); 2) genericità del motivo di ricorso, privo di allegazione di circostanze concrete che dimostrassero la violazione del principio di proporzionalità; 3) il tribunale del riesame aveva adeguatamente motivato la necessità della misura, richiamando lo stato delle opere (in completamento), l'entità delle violazioni, la localizzazione in zona agricola e sismica e i vincoli paesaggistici, nonché l'impossibilità di sanatoria. Conseguenze: dichiarazione di inammissibilità, condanna del ricorrente alle spese e alla sanzione pecuniaria prevista dall'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico dell'edilizia), artt. 44 lett. c), 36, 93-95
Norme richiamate per qualificare i reati edilizi contestati e per i profili di sanabilità: la Corte ritiene che, per opere realizzate in zone vincolate o sismiche, la sanatoria (art.36) spesso non sia applicabile e ciò incide negativamente sulla proporzionalità dell'occupazione dell'immobile.
d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), art. 181 e art. 167
Richiamato il vincolo paesaggistico e i limiti all'autorizzazione paesaggistica: il rilascio postumo dell'autorizzazione paesaggistica fuori dai limiti previsti non può sanare l'abuso e giustifica la mantenuta esigenza cautelare.
Richiamato il principio di proporzionalità, adeguatezza e gradualità per le misure cautelari; la Corte afferma che tali princìpi sono applicabili anche al sequestro preventivo e impongono al giudice di valutare misure meno invasive se idonee.
art. 8 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (diritto al rispetto della vita privata e familiare e del domicilio)
Utilizzato come parametro di bilanciamento: il diritto all'abitazione non è assoluto e va confrontato con l'interesse pubblico alla tutela dell'assetto urbanistico e ambientale; il giudice nazionale deve comunque valutare caso per caso le esigenze personali.
Norma evocata per la condanna alle spese e all'ammenda in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha disposto la sanzione pecuniaria prevista.
Giurisprudenza Corte EDU (es. Ivanova e Cherkezov c. Bulgaria, 21/04/2016; Kaminskas c. Lituania, 04/08/2020)
Le sentenze CEDU impongono al giudice nazionale un bilanciamento concreto tra diritto all'abitazione e interesse pubblico; la Corte di legittimità le richiama per stabilire il principio di proporzionalità nella valutazione dell'ordine di demolizione/sequestro.
Massime di principio
- Per dedurre la violazione del principio di proporzionalità in materia di misure reali (sequestro/demolizione) è necessario che il ricorrente illustri fatti concreti, circostanze specifiche e proponimenti alternativi meno invasivi; le argomentazioni generiche o riferite a terzi sono insufficienti.
- Il ricorrente deve avere un interesse diretto e personale rispetto alla misura impugnata; questioni relative a soggetti diversi (es. la figlia) possono determinare il difetto di legittimazione ad impugnare.
- Il principio di proporzionalità e la giurisprudenza CEDU impongono un bilanciamento tra il diritto all'abitazione (art. 8 CEDU) e l'interesse pubblico alla tutela urbanistica/paesaggistica; tuttavia, la possibilità di sanatoria e le caratteristiche tecniche (zona vincolata, rischio sismico, mancata autorizzazione paesaggistica) pesano fortemente contro la concessione di misure meno gravose.
- Il giudice del riesame deve motivare specificamente sull'impossibilità di misure meno invasive: indicare le ragioni che rendono non sanabili le opere, il periculum e l'entità del danno ambientale/urbanistico. Una motivazione che richiami tali elementi è idonea a respingere l'impugnazione per cassazione se non vi sono vizi di diritto eccessivamente rilevanti.
- In sede cautelare e di riesame è strategico allegare prove documentali e circostanze concrete (stato delle opere, ubicazione, vincoli, tentativi di sanatoria, situazione abitativa alternativa, eventuali esigenze sanitarie) e proporre misure concrete e limitate (uso parziale, accessi contingentati, termini per eventuale sanatoria) per ottenere un bilanciamento favorevole.
- Il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro preventivo è ammesso principalmente per violazione di legge o per vizi gravi della motivazione; pertanto, gli argomenti di fatto e generici senza errori di diritto difficilmente saranno accolti.
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