Cassazione Penale, Ordinanza n. 35530/2026 del 06/10/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
La Corte d'appello di Messina, decidendo in sede rescissoria dopo l'annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione sulla precedente sentenza del 7 febbraio 2025, il 12 febbraio 2026 confermava la condanna pronunciata dal GUP del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto il 14 marzo 2024 nei confronti di due imputati, alla pena di quattro anni di reclusione ed euro 20.000 di multa, per detenzione a fini di spaccio, in concorso, di 5-fluoro SGT-1512, cannabinoide sintetico noto come «spice». Con distinti ricorsi, fondati su un unico motivo sovrapponibile, gli imputati deducevano il travisamento della prova peritale relativa all'efficacia drogante della sostanza sequestrata. Uno degli imputati depositava inoltre memoria il 17 settembre 2026, insistendo per l'accoglimento del ricorso.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, poiché miravano a ottenere una rivalutazione del materiale probatorio, non consentita in sede di legittimità. Ha ritenuto non irragionevole la motivazione della Corte territoriale: anche ipotizzando una percentuale di principio attivo attorno al 3%, la particolare potenza drogante della sostanza sintetica, indicata come da 10 a 100 volte superiore a quella della cannabis naturale, e il numero di dosi ricavabili, stimato tra 285 e 2.800, consentivano di inferire la capacità drogante e di escludere la lieve entità del fatto, pur non essendo stato tecnicamente possibile accertare la quantità di principio attivo in tutti i reperti. La deduzione non individuava un errore percettivo sul significante della prova, ma contestava il significato attribuitole dai giudici di merito. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e ciascuno al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende, non ravvisandosi assenza di colpa nella causa di inammissibilità.
Norme richiamate
aveva condannato Selloum Khalid e D’Allura Antonino in ordine ai delitti di cui agli artt. 110 cod. pen., 73 d.P.R. 309/1990
La norma è richiamata quale fondamento della contestazione in concorso; la decisione non ne sviluppa un'autonoma interpretazione.
aveva condannato Selloum Khalid e D’Allura Antonino in ordine ai delitti di cui agli artt. 110 cod. pen., 73 d.P.R. 309/1990, alla pena di anni 4 di reclusione ed euro 20.000,00 di multa per la detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente di tipo 5-fluoro SGT-1512
La disposizione è applicata alla detenzione della sostanza sintetica a fini di spaccio; la Corte di cassazione non esamina autonomamente la configurabilità del reato.
alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in euro 3.000,00 per ciascun ricorrente.
La declaratoria d'inammissibilità comporta la condanna dei ricorrenti alle spese processuali e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende, qui determinata in euro 3.000 per ciascuno.
Massime di principio
- Nel giudizio di cassazione la censura di travisamento della prova non può risolversi nella richiesta di rivalutare il materiale probatorio o il significato attribuito a una prova dai giudici di merito; il vizio deve riguardare la percezione del dato probatorio, ossia il suo significante.
- La motivazione di merito sulla natura drogante di una sostanza e sulla non lieve entità del fatto può fondarsi, senza manifesta irragionevolezza, sulla potenza della sostanza e sul numero di dosi ricavabili anche quando non sia tecnicamente possibile accertare la quantità di principio attivo in tutti i reperti, se gli elementi considerati sostengono l'inferenza.
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