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Cassazione Civile, Ordinanza n. 13975/2023 del 22/05/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (proprietario)

La controversia

La controversia nasce dalla presenza, nel sottosuolo di terreni di proprietà privata, di condotte fognarie utilizzate per il convogliamento delle acque reflue di più Comuni verso il depuratore. Il proprietario ha chiesto all'Ufficio d'Ambito e agli altri soggetti coinvolti di provvedere sulla sua istanza del 27 ottobre 2020, finalizzata a far cessare l'illecita occupazione dei fondi: in via principale mediante l'adozione di un provvedimento costitutivo di servitù di acquedotto/passaggio ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001, in subordine mediante restituzione dei terreni previa riduzione in pristino, comunque con determinazione dell'indennizzo. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha ritenuto sussistente l'obbligo di dare una risposta espressa all'istanza, anche negativa. La società gestore ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi: 1) difetto di giurisdizione del TSAP, perché la lite riguarderebbe materia espropriativa e silenzio-inadempimento su art. 42-bis, senza incidenza diretta sulla materia delle acque; 2) nullità della sentenza per omessa pronuncia e difetto assoluto di motivazione, per non avere considerato che sarebbe già intervenuto un diniego espresso dell'amministrazione, con venir meno dell'oggetto del silenzio; 3) nullità della sentenza per omessa pronuncia sull'eccezione di carenza di legittimazione passiva della società gestore, che non sarebbe tenuta a riesaminare una domanda su cui aveva già risposto con provvedimento di diniego non annullato. Anche l'Ufficio d'Ambito e un altro soggetto hanno proposto ricorsi incidentali, lamentando, in sintesi, l'omessa considerazione delle proprie difese e della risposta già resa dall'ufficio, nonché l'erronea affermazione di un obbligo di provvedere in capo a tutti i resistenti.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso principale. Ha ritenuto che la controversia rientrasse nella giurisdizione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, perché la domanda del privato, pur formulata come istanza ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001, era diretta a incidere in modo immediato e diretto sul mantenimento o sulla rimozione di un'opera idraulica/fognaria funzionale al servizio idrico e quindi sul regime delle acque pubbliche. Ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi del ricorso principale e quelli incidentali che denunciavano omessa pronuncia o difetto di motivazione, perché nei confronti delle sentenze del TSAP il rimedio per tali vizi è quello speciale della rettificazione davanti al medesimo Tribunale, ex art. 204 r.d. 1775/1933, non il ricorso per cassazione. Ha pure ritenuto inammissibili i motivi incidentali che chiedevano una nuova valutazione del merito, preclusa in sede di legittimità. Spese compensate e dichiarazione dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato a carico delle parti ricorrenti.

Norme richiamate

  • art. 143 r.d. n. 1775/1933

    Attribuisce al Tribunale superiore delle acque pubbliche la giurisdizione sugli atti amministrativi in materia di acque pubbliche che incidano in modo immediato e diretto sul regime delle acque o sul relativo demanio.

  • art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001

    È richiamato come base della domanda del proprietario per la cessazione dell'illecita occupazione e per l'eventuale acquisizione sanante o per la restituzione del bene previa riduzione in pristino.

  • art. 2 L. n. 241/1990

    È evocato nel motivo che lamenta l'omessa considerazione dell'obbligo di provvedere sull'istanza.

  • art. 204 r.d. n. 1775/1933

    Per le sentenze del TSAP il rimedio avverso omissioni, ultrapetizione, contraddizioni o simili vizi è il ricorso per rettificazione al medesimo Tribunale, non il ricorso per cassazione.

  • art. 111 Cost.

    Unitamente alla disciplina speciale delle acque, delimita l'ammissibilità del ricorso per cassazione avverso le sentenze del TSAP ai soli motivi inerenti alla giurisdizione e alla violazione di legge.

  • art. 360 c.p.c.

    La Corte ribadisce che nei confronti delle sentenze del TSAP non è deducibile il vizio di motivazione in forma di insufficienza o contraddittorietà, ma solo la mancanza assoluta o apparenza della motivazione.

  • art. 100 c.p.c.

    È richiamato dalla difesa del controricorrente per sostenere l'assenza di interesse all'impugnazione, ma non costituisce la ratio decidendi.

  • art. 13 d.P.R. n. 115/2002

    La Corte dà atto dei presupposti processuali per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato da parte dei ricorrenti.

Massime di principio

  • Le controversie che riguardano opere fognarie o condotte funzionali al convogliamento di acque reflue possono rientrare nella giurisdizione del Tribunale superiore delle acque pubbliche quando la decisione incida in modo diretto e immediato sul regime delle acque pubbliche o sulla permanenza/rimozione dell'opera idraulica.
  • Ai fini del riparto di giurisdizione conta la sostanza dell'incidenza del provvedimento richiesto sul sistema idraulico, non la sola qualificazione formale dell'istanza come domanda espropriativa o di acquisizione sanante.
  • Avverso le sentenze del Tribunale superiore delle acque pubbliche non sono deducibili con ricorso per cassazione i vizi di omessa pronuncia o di motivazione; il rimedio tipico è il ricorso per rettificazione davanti allo stesso giudice speciale, nei casi previsti dalla disciplina delle acque.
  • Nel giudizio di legittimità contro le sentenze del Tribunale superiore delle acque pubbliche sono inammissibili le censure che mirano a una nuova valutazione del merito o delle risultanze fattuali, perché la Corte può sindacare solo giurisdizione e violazione di legge nei limiti consentiti.

Come è indicizzato

MaterieGiurisdizioneImpugnazioniProve
RamiProcesso civileDiritti realiEsecuzioni
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicatoOnere della prova

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