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Cassazione Penale, Ordinanza n. 04349/2026 del 03/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

La vicenda riguarda un soggetto già condannato con due sentenze del GIP presso il Tribunale di Ragusa per violazione della misura/obbligo di permanere presso il domicilio in orario notturno, reato commesso in più episodi nel 2019 e nel 2020. In sede esecutiva egli ha chiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione tra i fatti, assumendo che le condotte fossero inserite in un medesimo disegno criminoso. Il giudice dell'esecuzione ha escluso la continuazione rilevando che, pur a fronte della stessa natura dei fatti, mancavano concreti indici di programmazione unitaria e che le condotte erano distanziate nel tempo di oltre un anno e quattro mesi. Con il ricorso per cassazione l'interessato ha dedotto, in modo generico, l'inosservanza e l'erronea applicazione della legge penale e il vizio di motivazione, sostenendo che il solo dato temporale non basta a escludere la continuazione e che occorre valorizzare anche le circostanze di tempo e luogo, il bene giuridico leso e la vicinanza temporale delle condotte; tuttavia non ha indicato specifici elementi fattuali idonei a dimostrare la previa programmazione unitaria dei reati.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto corretta e logicamente congrua la motivazione del giudice dell'esecuzione, che aveva escluso la sussistenza di un originario disegno criminoso comune sulla base della distanza temporale tra i fatti e dell'assenza di ulteriori indicatori significativi. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende, non ravvisando elementi per escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 81, comma 2, c.p.

    medesimo disegno criminoso

    La continuazione richiede che l'agente si sia previamente rappresentato e abbia unitariamente deliberato una serie di condotte criminose; non basta un generico programma di vita delinquenziale o una mera propensione a delinquere. Il riconoscimento del vincolo presuppone concreti indici di programmazione unitaria anche in sede esecutiva.

  • art. 75, comma 2, d.lgs. 159/2011

    Norma richiamata come titolo di condanna per le violazioni dell'obbligo di permanenza domiciliare in orario notturno contestate nei due giudicati esecutivi.

  • art. 616 c.p.p.

    Richiamato implicitamente nel dispositivo per la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione presuppone la prova di un disegno criminoso unitario già esistente al momento della commissione del primo reato, con programmazione almeno nelle linee essenziali dei reati successivi.
  • La mera identità del titolo di reato o del bene giuridico offeso non basta, da sola, a integrare il medesimo disegno criminoso.
  • Ai fini della continuazione rilevano indici quali omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, singole causali, modalità della condotta, sistematicità e abitudini di vita; tuttavia nessun indice è isolatamente decisivo e il giudice deve valutarli in modo complessivo.
  • Quando il giudice di merito o dell'esecuzione esclude la continuazione con motivazione adeguata, congrua e priva di vizi logici o travisamenti, la valutazione è insindacabile in sede di legittimità.
  • Un motivo di ricorso che si limiti a contestare in astratto la rilevanza del dato temporale, senza indicare specifici elementi fattuali da cui desumere la programmazione unitaria delle condotte, è generico e non idoneo a scalfire la decisione impugnata.

Come è indicizzato

MaterieUso di atto falsoImpugnazioni
RamiReati contro la fede pubblicaProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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