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Cassazione Penale, Ordinanza n. 34432/2025 del 22/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Conseguentemente ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e, ravvisando profili di colpa per l'evidente inammissibilità dell'impugnazione, al versamento di euro 3.000 complessivi in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La decisione riguarda il ricorso per cassazione proposto congiuntamente da due imputati contro la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la loro responsabilità per il delitto aggravato di minaccia. I ricorrenti articolavano quattro motivi: con il primo denunciavano vizio di motivazione sulla sussistenza del reato di minaccia aggravata ex art. 612, comma 2, c.p.; con il secondo deducevano violazione di norme processuali e sostanziali e vizio di motivazione in relazione alla ritenuta aggravante, alla procedibilità d'ufficio e al trattamento circostanziale; con il terzo censuravano il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p.; con il quarto contestavano l'esclusione della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche ex art. 62-bis c.p. La Corte ha ritenuto che tutte le censure, pur formalmente prospettate come violazioni di legge o vizi motivazionali, mirassero in realtà a ottenere un diverso apprezzamento del merito, senza dedurre un effettivo travisamento della prova, e quindi fossero inammissibili in sede di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 612, comma 2, c.p.

    richiamato quale titolo del delitto aggravato di minaccia oggetto della conferma di responsabilità

  • art. 546, comma 1, lett. e), c.p.p.

    invocato dai ricorrenti in relazione ai requisiti della motivazione della sentenza

  • art. 123 c.p.p.

    richiamato dai ricorrenti tra le norme asseritamente violate

  • art. 44 disp. att. c.p.p.

    richiamato dai ricorrenti tra le norme asseritamente violate

  • art. 133 c.p.

    richiamato dai ricorrenti in relazione alla valutazione del trattamento sanzionatorio e delle circostanze

  • art. 339 c.p.

    richiamato dai ricorrenti tra le norme asseritamente violate

  • art. 131-bis c.p.

    richiamato per la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poi esclusa

  • art. 62-bis c.p.

    richiamato in relazione alle circostanze attenuanti generiche e al giudizio di bilanciamento

  • art. 616 c.p.p.

    base normativa per la condanna del ricorrente in caso di declaratoria di inammissibilità

  • Corte cost., sent. n. 186 del 13/06/2000

    richiamata per fondare la possibilità di condannare al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità colpevole

Massime di principio

  • In sede di legittimità non sono ammissibili censure che, sotto l'apparente veste del vizio di motivazione o della violazione di legge, si risolvano nella mera richiesta di una diversa lettura del materiale probatorio e in un alternativo apprezzamento di merito.
  • Per superare il vaglio di cassazione è necessario dedurre specificamente un travisamento della prova o un vero errore di diritto; la semplice contrapposizione di una versione fattuale ritenuta più favorevole al ricorrente non è sufficiente.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza o per difetto di specificità, segue la condanna alle spese processuali e può essere applicata la sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende se l'inammissibilità è ascrivibile a colpa del ricorrente.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniMinacce
RamiProcesso penaleDelitti contro la persona
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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