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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 27331/2022 del 16/09/2022

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente chiedeva l'ammissione al passivo privilegiato di €56.223,38 oltre accessori a titolo di differenze retributive e T.f.r., sostenendo la nullità dei termini apposti a plurimi contratti a tempo determinato (stipulati tra 22/06/2000 e 01/02/2007) e la conversione in rapporto a tempo indeterminato (a decorrere dal 22/06/2000 o, in subordine, dal 18/04/2002). Il Tribunale di Roma aveva escluso il credito per difetto di prova e, in via assorbente, perché la domanda sarebbe decaduta ai sensi dell'art. 32 l. 183/2010 per mancata impugnazione nei termini tra la scadenza dei singoli contratti e la domanda di insinuazione; la ricorrente ha impugnato tale decreto in Cassazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il primo motivo (formulato in modo promiscuo e non specifico), ma ha ritenuto fondati il secondo e il terzo motivo, ritenendo erronea l'applicazione della decadenza prevista dall'art. 32 l. 183/2010. La Corte ha affermato che la domanda di insinuazione al passivo depositata il 14/11/2008 ha prodotto effetto interruttivo equiparabile alla domanda giudiziale e che, nel caso concreto, ogni potere impugnatorio si era esaurito con quella domanda, per cui non poteva operare il regime di decadenza sopravvenuto. Ha cassato il decreto impugnato e ha rinviato al Tribunale di Roma in diversa composizione per nuovo esame; ha rigettato il ricorso incidentale della resistente. Spese regolate in sede di merito.

Norme richiamate

  • art. 2751bis n.1 c.c.

    Richiamato come titolo della pretesa privilegiata della lavoratrice (ammissione al passivo per credito retributivo/T.f.r.); la Corte non entra nel merito probatorio del privilegio ma valuta la rilevanza processuale della domanda di insinuazione.

  • art. 1, secondo comma, lett. f) l. 230/1962

    Riferito al limite semestrale per l'utilizzazione dei rapporti a termine invocato dalla ricorrente per sostenere la nullità dei termini.

  • art. 2 d.lgs. 368/2001

    Richiamato rispetto al termine massimo annuale per l'utilizzazione dei contratti a termine; la Corte valuta la rilevanza temporale della disciplina rispetto alla decadenza controversa.

  • art. 32 l. 183/2010 (commi 3-5-7)

    Norma centrale sul regime di decadenza e sull'indennità 'forfetizzata e onnicomprensiva'. La Corte precisa che la decadenza è applicabile solo se il potere impugnatorio non era già stato esercitato o se esisteva una situazione 'in fieri'; nel caso concreto la decadenza è inapplicabile perché l'istanza di insinuazione del 14/11/2008 aveva già esaurito il potere impugnatorio. Inoltre riconosce l'applicabilità ius superveniens dell'indennità ai giudizi pendenti secondo il comma 7 e l'interpretazione autentica (art.1, comma 13 l.92/2012).

  • art. 94 l.fall. e art. 53 d.lgs. 270/1999

    La domanda di insinuazione al passivo produce effetto interruttivo della prescrizione, equiparabile alla domanda giudiziale; ciò impedisce l'operare della decadenza nel caso esaminato.

  • art. 2945 c.c.

    Richiamato per l'effetto interruttivo della domanda di insinuazione che interrompe la prescrizione del credito ai sensi di questa norma.

  • art. 1, tredicesimo comma, l. 92/2012

    Interpretazione autentica che chiarisce che l'indennità prevista dall'art.32, comma 5, ristora tutti i pregiudizi fino alla pronuncia che ricostituisce il rapporto; la Corte conferma la possibilità di applicare tale indennità ius superveniens ai giudizi pendenti.

  • art. 112, art. 115, art. 360, art. 366 c.p.c.

    Richiamate in dottrina processuale: la Corte censura motivazioni e censure generiche/miste nei motivi di cassazione (violazioni formali e di specificità richieste per l'impugnazione).

  • art. 13 comma 1quater d.p.r. n.115/2002

    Richiamata nella parte finale della sentenza per gli effetti sul contributo unificato; la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti indicati.

Massime di principio

  • La presentazione di una domanda di insinuazione al passivo nelle procedure concorsuali (fallimento/amministrazione straordinaria) è equiparabile alla domanda giudiziale e interrompe la prescrizione; può quindi incidere sul regime di decadenza applicabile alle impugnazioni di contratti a termine.
  • Il regime di decadenza introdotto dall'art. 32 l.183/2010 si applica solo quando il potere impugnatorio non sia già stato esercitato o quando la vicenda sia 'in fieri' rispetto agli effetti impugnatori; se il potere è stato già consumato prima dell'entrata in vigore, prevale il regime previgente.
  • La nullità del termine del contratto è, in sé, azionabile come vizio imprescrittibile; tuttavia i diritti economici conseguenti (es. indennità forfetaria prevista dall'art.32, comma 5) possono essere soggetti a termini di prescrizione ordinaria o specifici, pertanto è importante distinguere tra azione di accertamento della nullità e pretese risarcitorie/concrete.
  • Se si fa valere la conversione di più contratti a termine in rapporto a tempo indeterminato, il lavoratore deve curare la tempestività e la specificità delle domande e degli allegati (documenti e calcoli) nella fase di formazione dello stato passivo o del giudizio, perché carenze formali possono essere rilevate e sanzionate.
  • In Cassazione i motivi devono essere formulati in modo distinto, non promiscuo e con la specificità richiesta dagli artt. 360 e 366 c.p.c.; errori di forma o motivazioni contraddittorie possono portare all'inammissibilità.
  • L'indennità prevista dall'art.32, comma 5, può essere applicata ai giudizi pendenti per effetto della disposizione ius superveniens e dell'interpretazione autentica, ma l'entità e la natura della tutela (indennità vs. diritti retributivi) vanno valutate alla luce della prescrizione e degli effetti dell'azione già esercitata.
  • In caso di successione di contratti a termine, la giurisprudenza riconosce il possibile blocco della prescrizione dei diritti dell'avente causa per il 'metus' del lavoratore; pertanto la decorrenza della prescrizione va valutata con attenzione al comportamento concreto del lavoratore e alle azioni intraprese.

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