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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39761/2025 del 10/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del Tribunale di Teramo che aveva confermato il sequestro preventivo dell'autovettura Mercedes A180D (targata FZ360HC), disposto dal GIP su richiesta della Procura, per il fumus del reato di appropriazione indebita (art. 646 c.p.) e per periculum in mora. Il sequestro si fondava sul fatto che SI.FA. s.p.a. (locatrice) aveva risolto il contratto di locazione per mancato pagamento dei canoni e aveva intimato la restituzione dei veicoli, cui non era seguito alcun adempimento da parte della T.M.P. Energy s.r.l., con conseguente interversione del possesso. I ricorrenti contestavano la sussistenza del fumus e del periculum, deducendo che la ritenzione del veicolo derivava da una lite civile pendente (con disconoscimento delle sottoscrizioni contrattuali e revoca del decreto ingiuntivo dal Tribunale di Reggio Emilia) e che, quindi, mancava la volontà di comportarsi uti dominus; inoltre sostenevano che il Tribunale non avesse adeguatamente motivato il periculum in mora.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che il Tribunale avesse fornito motivazione adeguata e coerente circa il fumus commissi delicti, richiamando la giurisprudenza secondo la quale l'interversione del possesso nel caso di beni in leasing integra il reato di appropriazione indebita quando chi detiene il bene non lo restituisce dopo formale intimazione, assumendo comportamenti uti dominus. La Corte ha inoltre ritenuto corretta la valutazione del periculum in mora, essendo il bene ancora nella disponibilità degli indagati e potenzialmente utilizzabile per la prosecuzione o l'aggravamento del reato. Per questi motivi i ricorsi sono stati respinti e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di una somma equa di euro 3.000 ciascuno.

Norme richiamate

  • Codice penale

    Il reato di appropriazione indebita può essere integrato dall'interversione del possesso di un bene in leasing quando il detentore, pur intimato alla restituzione, si comporta uti dominus non restituendolo; tale interversione può costituire il fumus del reato.

  • Codice di procedura penale

    Limita il ricorso per cassazione contro ordinanze di sequestro alle ipotesi di violazione di legge e vizi della motivazione; la Corte ricorda che la nozione di violazione di legge include errores in iudicando/procedendo e vizi motivazionali radicali.

  • Codice di procedura civile

    Il disconoscimento delle sottoscrizioni può incidere sulla valenza probatoria del contratto nel giudizio civile, ma tale profilo non preclude automaticamente l'accertamento indiziario richiesto per la misura cautelare penale.

  • Codice di procedura civile

    La mancata istanza di verificazione delle sottoscrizioni disconosciute nei confronti della parte che le produce può privare il documento di valenza probatoria nel civile; tuttavia la Corte ha ritenuto che ciò non abbia eliminato la rappresentazione indiziaria della condotta uti dominus ai fini penali.

  • Codice di procedura penale

    Prevede la condanna al pagamento di una somma in caso di inammissibilità del ricorso per colpa dei ricorrenti; la Corte ha applicato tale disposizione liquidando euro 3.000 per ciascun ricorrente.

Massime di principio

  • La ritenzione di un bene oggetto di locazione dopo formale intimazione di restituzione può integrare l'interversione del possesso e quindi costituire il fumus del reato di appropriazione indebita, anche se è pendente un contenzioso civile sulla validità del contratto.
  • Questioni probatorie tipiche del processo civile (es. disconoscimento di sottoscrizioni, revoca di decreti ingiuntivi) non escludono automaticamente la misura cautelare penale se gli elementi d'indagine consentono una valutazione indiziaria coerente con l'ipotesi di reato.
  • Il riesame del sequestro preventivo non può sostituirsi a una decisione di merito sulla responsabilità penale, ma deve verificare la compatibilità fattuale tra i fatti accertati e la fattispecie penale, richiedendo una motivazione minima di coerenza e completezza.
  • Il ricorso in Cassazione avverso ordinanze cautelari è ammesso entro i limiti dell'art. 606 c.p.p.; per essere accolto deve allegare violazioni di legge o vizi motivazionali gravi, non semplici contestazioni di merito o logica.
  • Il periculum in mora per il sequestro preventivo deve essere concreto e attuale e dimostrare un legame funzionale tra il bene e il rischio di commissione o aggravamento di reati; l'uso corrente del bene da parte dell'indagato è un elemento rilevante per tale valutazione.
  • Ricorsi infondati o mal posti in materia cautelare possono comportare sanzioni per responsabilità nella fase di impugnazione (art. 616 c.p.p.), quindi è necessario valutare attentamente presupposti di ammissibilità e fondatezza prima di proporli.

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