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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18418/2022 del 10/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza della Corte d'appello di Venezia che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo di custodia cautelare dal 18/10/2008 al 02/08/2011 per reati connessi a stupefacenti (art. 110 c.p., artt. 73 e 74 d.P.R. 309/1990). Il ricorrente censurava la motivazione della corte di merito, sostenendo che le conversazioni intercettate e gli incontri contestati non dimostravano colpa grave o connivenza e che l'assoluzione in sede di merito escludeva la rilevanza penalistica delle condotte ascritte.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha ritenuto corretta e sufficientemente motivata la valutazione della Corte d'appello, secondo cui pluralità di comportamenti extraprocessuali del ricorrente (frequentazioni con soggetti coinvolti in traffici di stupefacenti, contatti durante la latitanza, acquisizione e trasmissione di informazioni sull'arresto di un coimputato, partecipazione all'ottenimento di un documento falso) integravano una connivenza o comunque una colpa grave che ha concorso a determinare l'adozione della misura cautelare. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende e al rimborso delle spese liquide in favore dell'Amministrazione resistente (euro 1.000).

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Riferimento alla partecipazione in concorso; usato per descrivere i reati contestati in capo al ricorrente e al contesto associativo oggetto del procedimento cautelare

  • artt. 73 e 74 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norme sul traffico e sulla detenzione di sostanze stupefacenti; i fatti contestati al ricorrente erano riconducibili a questi articoli, che hanno formato il quadro fattuale valutato dal giudice della riparazione

  • art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    Consente la censura in Cassazione per vizio di motivazione; la Corte ha valutato la correttezza della motivazione della Corte d'appello rispetto al requisito della colpa grave

Massime di principio

  • L'assoluzione penale non determina automaticamente il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione: i due giudizi seguono regole probatorie diverse e il giudice della riparazione può valorizzare gli stessi fatti con criterio autonomo
  • La colpa grave ostativa al diritto all'indennizzo può emergere anche da comportamenti extraprocessuali (frequentazioni, contatti telefonici, aiuti pratici) se adeguatamente motivata la loro idoneità a influire sulla decisione dell'autorità giudiziaria
  • Per escludere l'indennizzo è necessario che il giudice della riparazione accerti un nesso, basato su elementi concreti e non congetture, tra le condotte del ricorrente e l'adozione della misura cautelare
  • La semplice latitanza o il possesso di rapporti con indagati non bastano di per sé; rileva la natura e la ripetitività delle condotte, la loro finalità e la loro percezione esterna come 'contiguità' all'attività illecita
  • Chi intenda contestare la decisione del giudice della riparazione deve focalizzare il motivo di impugnazione sulla insufficienza logico-giuridica della motivazione e sulla mancanza di nesso causale tra le condotte e la misura cautelare

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