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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23094/2025 del 18/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Lecce per plurimi motivi: vizio di motivazione e violazioni procedurali; errata qualificazione giuridica delle condotte (in particolare confusione tra corruzione propria ex art. 319 e corruzione per l'esercizio della funzione ex art. 318, nonché tra partecipazione all'associazione per delinquere ex art. 416 e favoreggiamento ex art. 379); mancanza di prova del pactum sceleris e del nesso sinallagmatico tra dazione e atto d'ufficio; valutazione erronea o lacunosa delle prove (intercettazioni, dichiarazioni e atti di gara); omessa considerazione di norme speciali sugli appalti (soglie e procedure); errata esclusione di circostanze attenuanti e di responsabilità attenuata (art. 323-bis, art. 62-bis); e, infine, contestazioni sul calcolo della prescrizione e sul trattamento sanzionatorio.

La decisione

La Corte di Cassazione, dopo aver esaminato i ricorsi, ha in gran parte ritenuto fondate le censure di diritto e di prova sul punto della qualificazione giuridica e della prescrizione, con i seguenti effetti principali: - Ha annullato senza rinvio le condanne relative ad alcuni capi perché i reati erano estinti per prescrizione: in particolare i capi A) e B) (riqualificato) nei confronti di Elena Corina Boicea (estinti per prescrizione); il capo H) nei confronti di Vincenzo Calabrese (riqualificato all'art. 318 e prescritto); i capi H) ed L) nei confronti di Giovanni Di Guardo (riqualificati all'art. 318 e prescritti) e il capo L) nei confronti di Marcello Martire e Giuseppe Musciacchio (riqualificati all'art. 318 e prescritti). Di conseguenza, per Boicea, Calabrese e Musciacchio non residuano reati a loro carico a seguito della pronuncia. - Ha ritenuto fondate le censure relative alla necessità del sinallagma tra dazione e atto per integrare la corruzione propria (art. 319): dove mancava prova del patto corruttivo, la fattispecie è stata riqualificata in corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318) e, per i fatti più remoti, dichiarata estinta per prescrizione. - Ha confermato, in via generale, la sussistenza dell'associazione per delinquere rispetto a taluni imputati (in particolare per Giovanni Di Guardo e Marcello Martire), ma ha corretto il trattamento sanzionatorio: la Corte ha rideterminato le pene residue tenendo conto degli annullamenti e degli errori di calcolo contestati. Pene rideterminate: per Giovanni Di Guardo pena definitiva fissata in otto anni e due mesi di reclusione; per Marcello Martire pena definitiva fissata in sei anni e quattro mesi di reclusione. In sintesi: ampia parziale accoglimento dei ricorsi con annullamenti per prescrizione e riqualificazioni di reato; alcuni imputati (Boicea, Calabrese, Musciacchio) restano senza reati; Di Guardo e Martire mantengono condanne per capi non annullati con pene rideterminate.

Norme richiamate

  • art. 416 cod. pen.

    associazione per delinquere

    La Cassazione ha richiamato l'esigenza di prove concrete e specifiche per la configurazione del reato associativo (affectio societatis, struttura e ripartizione dei ruoli) e ha valutato come alcuni ricorrenti non abbiano prodotto censure specifiche capaci di inficiare la motivazione della Corte d'appello; la condanna associativa per alcuni imputati è stata comunque confermata per elementi probatori ritenuti sufficienti.

  • art. 379 cod. pen.

    Il favoreggiamento reale richiede la consumazione del reato presupposto: la Corte ha sancito che, se la condotta favoreggiatrice è avvenuta durante la perdurante esistenza di un reato permanente (es. associazione in corso), non può qualificarsi come favoreggiamento ma può integrare partecipazione o concorso esterno; ciò ha portato alla declaratoria di prescrizione per le condotte ritenute favoreggiamento compiute in epoca anteriore allo scioglimento del sodalizio.

  • art. 319 cod. pen.

    Per integrare la corruzione propria è necessario provare il nesso sinallagmatico tra dazione/promessa e atto d'ufficio; in assenza di prova di tale accordo specifico, la condotta va riqualificata in corruzione per l'esercizio della funzione (art. 318) o in altra fattispecie meno grave.

  • art. 318 cod. pen.

    corruzione per l'esercizio della funzione

    La Corte ha riqualificato vari episodi in art. 318 quando mancava la prova del pactum sceleris. Tale riqualificazione ha rilevanza sulla prescrizione e sul trattamento sanzionatorio.

  • art. 323-bis cod. pen.

    collaborazione al procedimento

    Il riconoscimento o meno dell'attenuante ex art. 323-bis dipende dall'effettiva utilità e rilevanza della collaborazione; la Corte ha valutato caso per caso l'apporto dichiarativo dei ricorrenti.

  • art. 62-bis e art. 133 cod. pen.

    attenuanti generiche e diminuzione della pena

    La valutazione delle attenuanti generiche e della loro prevalenza su aggravanti deve essere motivata correttamente; la Corte ha censurato motivazioni carenti e ha corretto il trattamento sanzionatorio ove necessario.

  • artt. 157 e 161 cod. pen.

    calcolo della prescrizione

    La prescrizione è stata calcolata tenendo conto dei termini previsti e dei giorni di sospensione delle prescrizioni nei vari gradi; la Corte ha dichiarato estinti vari reati per prescrizione dopo questi calcoli.

  • art. 35 e art. 63 C.d.A. (Codice degli Appalti)

    norme sulle procedure in economia, urgenza e divieto di frazionamento

    La Corte ha richiamato la necessità di valutare correttamente la normativa specifica sugli appalti e le soglie applicabili: errori nell'individuazione della normativa di settore o nel cumulo improprio degli importi possono determinare la riqualificazione dell'illecito amministrativo e penale.

  • d.lgs. n. 163/2006, d.lgs. n. 50/2016, d.lgs. n. 36/2023

    normativa sui contratti pubblici e soglie

    La Corte ha richiamato la rilevanza delle diverse soglie temporali e settoriali (in particolare per il Ministero della Difesa) e l'effetto dell'aggiornamento normativo sul giudizio di diritto penale rispetto alla fattispecie amministrativa richiamata.

  • D.P.R. n. 236/2012 (art. 129 e 130)

    disciplina appalti Ministero della Difesa

    Norme di settore possono predisporre soglie e regole diverse rispetto al codice generale degli appalti; la loro errata applicazione può alterare la qualificazione penale degli affidamenti.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    motivi di cassazione (lett. e))

    La Corte ha richiamato l'onere di specificità nel proporre motivi che attacchino la motivazione (mancanza, contraddittorietà, illogicità); motivi generici sono inammissibili.

Massime di principio

  • Per configurare la corruzione propria (art. 319) è necessario provare il rapporto sinallagmatico tra la promessa/da zione e il compimento dell'atto d'ufficio; la semplice percezione di utilità non basta.
  • Il delitto di favoreggiamento (art. 379) in relazione a reati permanenti (es. associazione per delinquere) richiede che il reato presupposto sia cessato: atti compiuti durante la perdurante attività associativa sono più propriamente valutabili come partecipazione o concorso esterno.
  • La riqualificazione del fatto da parte del giudice del rinvio deve rispettare i limiti del giudizio di Cassazione: non può basarsi su argomentazioni o prove già censurate dalla sentenza rescindente né introdurre fatti non dedotti dall'imputazione (principio di correlazione).
  • Nel giudizio su reati connessi ad appalti pubblici occorre applicare correttamente la normativa tecnica e le soglie temporali/settoriali (lex specialis): errori nel cumulo degli importi o nell'individuazione della soglia possono incidere sulla qualificazione penale.
  • Il calcolo della prescrizione richiede conteggio puntuale dei termini e delle eventuali sospensioni: la prescrizione può estinguere reati anche dopo pronunce di merito se i termini sono maturati.
  • Le dichiarazioni e i patteggiamenti di terzi possono integrare l'accertamento probatorio, ma non sostituiscono la prova diretta del pactum sceleris quando questo è requisito essenziale per la fattispecie più grave.
  • I motivi per cassazione che denunciano vizi di motivazione devono essere specifici (indicare dove la motivazione manca, è contraddittoria o illogica); motivi generici sono inammissibili.

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