Cassazione Civile, Ordinanza n. 35028/2022 del 29/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha accolto il primo motivo, dichiarando assorbito il secondo. Ha cassato la sentenza impugnata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, ha deciso nel merito rigettando il ricorso originario del contribuente contro l'atto sanzionatorio. Ha inoltre compensato le spese dei gradi di merito e condannato l'intimato al rimborso delle spese del giudizio di cassazione.
Esito
Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)
La controversia
La lite origina da un atto di irrogazione di sanzione pari a euro 2.520 per mancato pagamento del contributo unificato, riferito a un giudizio tributario di impugnazione di una serie di cartelle esattoriali. Il contribuente aveva chiesto l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato: una prima istanza, depositata il 25 gennaio 2017, era stata dichiarata inammissibile; la domanda era stata poi accolta solo con successiva ordinanza del 27 aprile 2018. La CTR ha ritenuto che gli effetti dell'ammissione dovessero retroagire alla data della prima istanza e, quindi, coprire anche il primo grado, con conseguente illegittimità della sanzione. Il Ministero ha proposto ricorso per cassazione con due motivi: con il primo ha dedotto la violazione degli artt. 99, 139 e 170 del d.P.R. n. 115/2002 e dell'art. 15 d.lgs. n. 150/2011, sostenendo che la CTR avesse attribuito all'ammissione successiva un effetto retroattivo idoneo a eludere la definitività del diniego iniziale, non impugnato nei modi di legge; con il secondo ha denunciato la violazione dell'art. 109 d.P.R. n. 115/2002, assumendo che la mancata impugnazione del primo diniego precludesse ogni rivalutazione con effetto sul primo grado di giudizio.
Norme richiamate
il rigetto o la declaratoria di inammissibilità dell'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato è impugnabile con ricorso nei modi previsti dalla norma.
gli effetti dell'ammissione al patrocinio decorrono dalla data di presentazione dell'istanza o, in caso di riserva, dal primo atto del difensore, così da evitare che il diritto dipenda dalla durata dell'esame amministrativo della domanda; se una prima istanza è stata rigettata o dichiarata inammissibile per causa imputabile al richiedente, la successiva ammissione non retroagisce alla precedente istanza non impugnata.
se l'organo competente respinge o dichiara inammissibile l'istanza per difetto dei requisiti o per manifesta infondatezza delle pretese, l'istanza può essere riproposta al magistrato competente per il giudizio.
disciplina il passaggio dell'istanza al magistrato competente per il giudizio quando l'organo inizialmente adito la respinga o la dichiari inammissibile.
richiamato dal ricorrente come norma sul rimedio contro il diniego dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato.
richiamato dal ricorrente in relazione alla forma dell'impugnazione del provvedimento negativo sul patrocinio a spese dello Stato.
richiamato per la proposta del relatore e la costituzione del contraddittorio nella fase camerale.
Massime di principio
- L'ammissione al patrocinio a spese dello Stato produce effetti dalla data di presentazione dell'istanza, non dalla data del provvedimento che la concede, per evitare che il diritto del non abbiente dipenda dai tempi di decisione dell'organo competente.
- Se una prima istanza di patrocinio è stata respinta o dichiarata inammissibile per ragioni imputabili al richiedente e tale diniego non è stato impugnato nei modi di legge, una successiva ammissione non può retroagire per coprire il periodo già scoperto, salvo i casi in cui il riesame sia previsto e fondato su una decisione successiva del magistrato competente a fronte di una precedente delibera erronea dell'ordine o dell'organo adito.
- Il rigetto o la declaratoria di inammissibilità dell'istanza di patrocinio a spese dello Stato costituisce atto autonomamente impugnabile, sicché la mancata attivazione del rimedio preclude di rimettere in discussione quel diniego attraverso la successiva ammissione.
- In sede di legittimità, quando la soluzione della controversia non richiede ulteriori accertamenti di fatto, la cassazione può decidere nel merito e definire direttamente la causa.
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