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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26274/2025 del 17/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame di Aosta che aveva annullato il decreto di convalida del sequestro probatorio relativo all'intero sito della cava e al deposito sottostante. Il ricorso denunciava violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che l'ordinanza fosse contraddittoria e apodittica, e che, nonostante il riconoscimento del fumus e delle esigenze istruttorie e l'accertamento (o indizi) di presenza di amianto (anche a fronte di rilievi Arpav), il tribunale avesse comunque disposto la restituzione dei beni. Il PM riteneva necessario il mantenimento del sequestro, anche per verifiche tecniche e bonifiche ai sensi della legge 257/1992 e del d.m. 14/05/1996, e contestava la valutazione sulla proporzionalità e finalità probatoria del sequestro disposta dal riesame.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. Ha richiamato il principio secondo cui, nel ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari reali (art. 325 c.p.p.), è consentito il sindacato di legittimità solo per violazione di legge e per vizi della motivazione così gravi da rendere il provvedimento privo dei minimi requisiti di coerenza, completezza e ragionevolezza. La Suprema Corte ha ritenuto che le censure del PM avessero natura di merito/fattuale e riguardassero la valutazione della finalità probatoria e della proporzionalità del sequestro, profili non devolvabili in questa sede se non come specifiche violazioni di legge; dunque il ricorso è inammissibile e l'ordinanza del riesame, che aveva disposto la restituzione dell'area e del deposito per mancanza di una finalità probatoria dell'intero sequestro, resta confermata.

Norme richiamate

  • art. 325 c.p.p.

    Disciplina il ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari; la Corte ricorda che esso consente il sindacato di legittimità limitato a motivi attinenti alla violazione di legge e a vizi estremi della motivazione

  • art. 247 c.p.p.

    Norma menzionata dal ricorrente tra quelle contestate: riguarda i provvedimenti cautelari reali (sequestro), ma la Corte non ha rilevato sindacato di fatto sul merito della valutazione svolta dal riesame

  • art. 253 c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente come norma processuale concernente il sequestro; la Cassazione sottolinea i limiti del sindacato in questa sede

  • art. 354 c.p.p.

    Norma processuale richiamata dal ricorrente; la Corte evidenzia che le contestazioni di merito sulle finalità probatorie non sono devolvabili come semplici censure di violazione di legge

  • art. 125 c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente; la Corte ha escluso che le doglianze prospettate costituiscano dedotte violazioni di legge nei termini ammissibili in Cassazione

  • art. 1, comma 2, legge 257/1992

    Norma sostanziale che vieta estrazione e commercio di materiale contenente amianto; il ricorrente invocava la disciplina per sostenere la necessità del sequestro, mentre la Corte ha valutato che la questione era di merito insindacabile in cassazione salvo specifiche violazioni di legge

  • d.lgs. n.152/2006 art. 256 comma 1

    Richiamato nell'impianto accusatorio in relazione a reati ambientali; la Corte non ha pronunciato un'interpretazione sostanziale della norma nel merito del caso, limitandosi a valutare l'ammissibilità del ricorso

  • art. 515 c.p.

    Norma penale indicata tra i reati ipotizzati; la Corte non ha modificato la valutazione istruttoria sulle esigenze probatorie relative a tale fattispecie

  • Sezioni Unite n. 36072/2018 (Botticelli)

    Giurisprudenza richiamata circa l'obbligo di motivazione del decreto di sequestro probatorio: il decreto deve indicare perché i beni siano corpo del reato o pertinenti e la finalità probatoria perseguita; la Corte ribadisce che tale obbligo va modulato in rapporto al tipo di illecito e alla natura del bene

Massime di principio

  • Il ricorso in Cassazione avverso provvedimenti cautelari reali è ammesso solo per questioni di legittimità (violazione di legge) o per vizi estremi della motivazione che rendano il provvedimento incomprensibile; non è luogo per riesaminare valutazioni di merito sui fatti o sulla finalità probatoria.
  • Il sequestro probatorio deve essere motivato con riferimento concreto al nesso di pertinenzialità tra bene e reato e alla finalità probatoria perseguita; motivazioni generiche o mancanti possono rendere il provvedimento annullabile o non sostenibile in sede di sindacato giurisdizionale.
  • La proporzionalità e la specificità della misura cautelare reale sono requisiti essenziali: il sequestro dell'intero sito va giustificato in relazione alla finalità istruttoria e può essere considerato eccessivo se non dimostrata la necessità del vincolo sull'intera estensione.
  • Denunce di errata valutazione tecnica (es. presenza di amianto) devono essere formulate come questioni tecniche e istruttorie nelle sedi ordinarie; la Cassazione non sostituirà valutazioni tecniche o di merito concesse al giudice di merito o al riesame.
  • Per impugnare profili relativi alla violazione di norme specifiche (es. disposizioni su amianto o procedure di bonifica) è necessario in cassazione dimostrare una specifica violazione di legge nell'applicazione di quelle norme, non solo il dissenso rispetto alla valutazione degli accertamenti.

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