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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 32127/2022 del 31/10/2022

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sospensione del procedimento disciplinare adottata dal Comune con nota prot. n. 24 del 26.1.2017 e verbale n. 5 nella medesima data. Primo motivo: violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e 1363 c.c., denunciando un errato uso dei canoni ermeneutici e chiedendo una diversa interpretazione degli atti amministrativi. Secondo motivo: violazione e falsa applicazione dell'art. 55-ter d.lgs. n. 165/2001 e art. 1419 c.c., sostenendo che la sospensione non era conforme alla normativa perché sarebbe stata disposta non in relazione al pendere del processo penale ma per meri atti documentali, ed era dunque illegittima.

La decisione

La Corte rigetta il ricorso. Sul primo motivo la Corte di legittimità ritiene inammissibile in parte e infondato il resto: l'interpretazione degli atti è attività del giudice di merito e la Corte d'appello ha dato una motivazione congrua e plausibile, rilevando che i provvedimenti comunali manifestavano la volontà di "sospendere il procedimento disciplinare in attesa di quello penale"; l'imprecisione temporale (collegare la sospensione all'acquisizione degli atti anziché al termine del procedimento penale) è una inesattezza non determinante. Sul secondo motivo la Corte afferma che l'art. 55-ter, ratione temporis vigente, consente la sospensione fino al termine del processo penale ma non esclude sospensioni più limitate in vista dell'acquisizione di atti o di passaggi interlocutori significativi; la riattivazione ante sentenza è possibile se sopravvengono elementi nuovi. In subordine, una eventuale invalidità sarebbe parziale e sanabile mediante sostituzione con la norma imperativa (art. 1419 c.c.). Condanna alle spese del ricorrente (euro 5.000,00 compensi; euro 200,00 esborsi; spese forfettarie 15% e accessori) e disposizione sul contributo unificato ai sensi art. 13 d.P.R. n. 115/2002.

Norme richiamate

  • art. 1362 cod. civ.

    Richiamato come criterio generale: i canoni d'interpretazione sono riservati al giudice di merito; la Corte di legittimità sindaca solo il rispetto delle regole legali di ermeneutica, non può sostituirsi al merito interpretativo.

  • art. 1363 cod. civ.

    Parte del corpus normativo sull'interpretazione degli atti; il ricorso che propone una diversa interpretazione senza dimostrare specifico vizio applicativo è inammissibile.

  • art. 1367 cod. civ.

    Citato dalla Corte per richiamare il principio di conservazione degli atti (salvo che ciò contrasti con norme imperative) e l'obbligo di interpretare gli atti dando loro un senso coerente.

  • art. 55-ter d.lgs. n. 165/2001

    Per le infrazioni di maggiore gravità, di cui all'articolo 55-bis, comma 1, secondo periodo, l'ufficio competente, nei casi di particolare complessità dell'accertamento del fatto addebitato al dipendente e quando all'esito dell'istruttoria non dispone di elementi sufficienti a motivare l'irrogazione della sanzione, può sospendere il procedimento disciplinare fino al termine di quello penale, salva la possibilità di adottare la sospensione o altri strumenti cautelari nei confronti del dipendente.

    La disposizione conferisce all'amministrazione una facoltà di sospendere il procedimento disciplinare fino al termine del processo penale; non vieta sospensioni di durata più limitata in vista dell'acquisizione di atti penali o di passaggi interlocutori rilevanti, né la riattivazione anticipata quando emergano elementi sufficienti.

  • art. 1419 cod. civ.

    Ricondotto l'eventuale vizio a novero delle nullità parziali; la clausola nulla può essere sostituita dalla norma imperativa applicabile (sostituzione della clausola nulla con la disciplina inderogabile).

  • art. 329 cod. proc. pen.

    Riferimento operativo: il venir meno del segreto investigativo su atti può rendere possibile l'acquisizione dei documenti in sede amministrativa, giustificando sospensioni per acquisizione atti penali.

  • d.lgs. n. 75/2017

    Citato come richiamo di orientamento normativo (non applicabile ratione temporis): la successiva normativa ha espresso la possibilità di riattivare il procedimento disciplinare qualora l'amministrazione acquisisca nuovi elementi, confermando la discrezionalità amministrativa nella materia.

  • art. 13 d.P.R. n. 115/2002

    Norma procedurale richiamata con riferimento al contributo unificato; la Corte dà atto delle condizioni per l'eventuale versamento aggiuntivo da parte del ricorrente.

Massime di principio

  • La Corte di cassazione non può sostituirsi al giudice di merito nella interpretazione degli atti: sindaca solo il rispetto dei canoni legali di ermeneutica e la plausibilità dell'interpretazione adottata dal merito.
  • L'art. 55-ter d.lgs. 165/2001 autorizza la sospensione del procedimento disciplinare in relazione al processo penale e non impedisce sospensioni temporanee mirate all'acquisizione di atti o a passaggi interlocutori rilevanti; la durata e la riattivazione rientrano nella discrezionalità amministrativa salvo eccessi o arbitrarietà.
  • Le imprecisioni terminologiche di un atto amministrativo non ne determinano necessariamente l'invalidità se la volontà dell'amministrazione è chiara e la motivazione congrua; eventuali nullità parziali possono essere sostituite dalla norma imperativa applicabile (art. 1419 c.c.).
  • In simili controversie il ricorrente deve indicare con precisione i canoni ermeneutici ritenuti violati e spiegare in che modo il giudice del merito se ne sia discostato; altrimenti il motivo può essere dichiarato inammissibile.
  • La riattivazione del procedimento disciplinare è possibile se emergono nuovi elementi o atti acquisibili; l'esistenza di un processo penale non esaurisce la possibilità per l'amministrazione di modulare la sospensione in relazione alle esigenze istruttorie.

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