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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17838/2022 del 04/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Le ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza che ha rigettato la loro opposizione ex art. 667, comma 4, c.p.p., volta alla revoca (parziale o totale) della confisca di un immobile sito a Capo d'Orlando disposto in sede penale nei confronti di Francesco Cannizzo. Contestano che la Corte territoriale non abbia rispettato il vincolo di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione: in particolare lamentano che non sia stato effettuato un confronto effettivo tra il giudicato penale ablativo (confisca totale ai sensi della disciplina "estesa") e il provvedimento di prevenzione/patrimoniale precedente che aveva ritenuto legittima la provenienza della quota del 55% dell'immobile; inoltre deducono omessa valutazione delle nuove prove e periizie depositate e contraddittorietà nella qualificazione della loro posizione (parte coimputata vs. terze intestatarie).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i primi due motivi di ricorso: ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo esame ad altra sezione della Corte d'Appello di Messina. La motivazione rileva che la Corte territoriale ha eluso l'obbligo di confronto concreto tra i due provvedimenti di confisca (nonostante la diversa natura formale), ha omesso di valutare correttamente le prove depositate e non ha rispettato le indicazioni contenute nella precedente sentenza di annullamento (che imponeva al giudice del rinvio un'analisi effettiva dei giudicati favorevoli alle ricorrenti). La Cassazione richiama altresì i principi della Sezioni Unite (Crostella) circa il criterio della "ragionevolezza temporale" nella valutazione della confisca ex art. 240-bis e la necessità di valutare la sproporzione tra redditi e patrimonio con analisi concreta e diacronica.

Norme richiamate

  • art. 12-sexies legge n.356/1992 (confisca "estesa", succ. mod.) / oggi art. 240-bis cod. pen.

    La confisca estesa applicata in sede penale giustifica l'ablazione dei beni quando sussista sproporzione tra redditi dichiarati e valore dei beni; non è necessario un rapporto di pertinenzialità o un collegamento cronologico diretto col reato, ma il giudice dell'esecuzione deve verificare la legittimità della provenienza e la sproporzione in concreto.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Disciplina attuale della confisca per sproporzione (ex art. 12-sexies). La Cassazione richiama la necessità di applicare il criterio della "ragionevolezza temporale" nel valutare i beni entrati nella disponibilità del condannato.

  • art. 667, comma 4, cod. proc. pen.

    Consente al terzo "inciso" nell'esecuzione della confisca di proporre opposizione in sede di esecuzione per ottenere la revoca parziale o totale della confisca; la posizione del terzo non va trattata alla stregua della revisione.

  • art. 629 e ss. cod. proc. pen. (istituto della revisione)

    La revisione è uno strumento straordinario esperibile dal condannato, non dal terzo: non è la via corretta per far valere l'allegata illegittimità della confisca da parte di terzi che non hanno partecipato al processo.

  • art. 627 cod. proc. pen.

    Il vincolo di rinvio impone al giudice dell'esecuzione di confrontare concretamente i contenuti dei giudicati che risultano favorevoli al terzo e/o sfavorevoli, evitando preclusioni valutative formali dovute alla differente natura dei procedimenti.

  • d.lgs. n.159/2011 art. 28, comma 1, lett. b

    Prevede l'ipotesi di revocazione della confisca emessa in sede di prevenzione; la Cassazione rileva che il confronto tra provvedimenti di prevenzione e provvedimenti penali è apprezzabile anche nella direzione opposta, quando il provvedimento favorevole al terzo derivi dalla prevenzione.

  • Sez. U. n. 27421 del 25/2/2021 (Crostella, Rv. 281561)

    Giurisprudenza di legittimità che chiarisce la necessità di considerare il criterio della "ragionevolezza temporale" per la confisca ex art. 240-bis: il giudice deve valutare la temporalità degli acquisti rispetto al periodo di commissione del c.d. reato spia e le risorse finanziarie pregresse eventualmente giustificative.

Massime di principio

  • In un incidente di esecuzione per revoca della confisca il giudice del rinvio è obbligato a un confronto concreto e motivato tra i contenuti dei diversi giudicati (penale e di prevenzione), anche se le confische hanno natura formale differente.
  • La strada corretta per il terzo che subisce l'ablazione del bene non è la revisione (art. 629 c.p.p.) ma l'opposizione in esecuzione ai sensi dell'art. 667 c.p.p.; il terzo non è precluso dall'ottenere la revoca per non avere partecipato al processo penale.
  • Il giudice non può respingere le istanze del terzo appellandosi meramente alla diversa natura dei procedimenti: deve esaminare le prove nuove e le consulenze tecniche e valutare la legittimità della provenienza e l'eventuale sproporzione tra redditi e patrimonio con analisi diacronica.
  • Il principio della "ragionevolezza temporale" (Sez. U., Crostella) dev'essere applicato: beni acquistati dopo la sentenza possono essere comunque oggetto di confisca se risultano finanziati con risorse acquisite dopo; viceversa, è necessario accertare se le risorse erano già possedute in epoca compatibile con la tesi difensiva.
  • La morte del condannato non esclude il diritto degli eredi/terzi ad agire in sede esecutiva per la revoca della confisca: la loro qualità e le prove sottoposte vanno comunque valutate nel nuovo esame.
  • Il giudice dell'esecuzione deve motivare in modo specifico ogni rifiuto di valutare prove nuove rilevanti; una mera affermazione di genericità senza analisi concreta è censurabile in Cassazione.

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