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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49202/2023 del 11/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Bianco Maria ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Napoli che confermava la condanna per illecita detenzione di stupefacenti (art. 73 d.P.R. 309/1990 e art. 81 c.p.). I fatti contestati: il 13/04/2022 a Sant'Arpino venivano rinvenuti addosso alla donna nove involucri termosaldati contenenti complessivamente 3 g di cocaina e cinque frammenti di hashish per complessivi 20 g; nell'abitazione venivano anche trovati numerosi contanti (circa 28.500 euro), carte prepagate e schede telefoniche. La ricorrente ha articolato tre motivi: 1) mancata prova della consapevolezza del contenuto degli involucri (sosteneva che il marito le aveva consegnato gli oggetti prima dell'intervento della polizia); 2) errata esclusione della lieve entità ex art. 73, comma 5 (sosteneva che le quantità erano contenute e non sussistevano elementi per configurare attività di spaccio); 3) illegittimità della confisca di 28.500 euro ex art. 240-bis c.p. e art. 85-bis d.P.R. 309/1990, salvo al massimo la confisca di una somma minore.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso in tutte le parti. Ha ritenuto adeguata la valutazione di merito circa la consapevolezza della ricorrente, ricostruita sulla base della tipologia degli oggetti rinvenuti, del contesto familiare e della presenza di denaro, schede e carte prepagate; ha confermato la qualificazione dei fatti non nella ipotesi lieve (art. 73, comma 5) in considerazione del quadro complessivo (diverse tipologie di stupefacente, strumenti idonei allo spaccio, ingente somma di denaro suddivisa e occultata) e ha altresì confermato la confisca della somma ritenuta sproporzionata rispetto ai redditi, applicando la presunzione di illecita accumulazione ex art. 240-bis c.p. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso infondato e ha condannato la ricorrente alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamata per inquadrare il concorso di persone nel reato: la condotta della ricorrente è stata ritenuta partecipativa e non mera connivenza, essendo emersa consapevolezza e apporto efficace all'attività illecita del convivente.

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    art. 73, commi 1, 4 e 5, d.P.R. n. 309 del 1990

    La norma disciplina le condotte di detenzione e cessione di stupefacenti e l'ipotesi di lieve entità (comma 5). La Corte ha applicato un criterio di valutazione globale (quantità, qualità, mezzi, modalità, circostanze) e ha ritenuto non configurabile la lieve entità nel caso concreto.

  • art. 85-bis d.P.R. n. 309/1990

    art. 85-bis d.P.R. n. 309 del 1990

    Richiama la disciplina della confisca in materia di stupefacenti e rinvia, tra l'altro, all'applicazione dell'art. 240-bis c.p.; la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione della misura patrimoniale sulla base delle risultanze probatorie.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Consente la confisca per presunta illecita accumulazione patrimoniale quando sussista sproporzione tra redditi e beni; secondo la giurisprudenza e la Corte, non è necessario che il bene sia direttamente pertinente al reato specifico perseguito e la presunzione iuris tantum può essere superata da prova contraria fornita dall'interessato, prova che nel caso di specie non è stata ritenuta sufficiente.

  • art. 43 cod. pen.

    Invocato nel ricorso in relazione alla valutazione dell'elemento soggettivo; la Corte ha ritenuto che la motivazione di merito avesse adeguatamente dimostrato la consapevolezza e quindi non sussistesse violazione della norma richiamata.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Norma sul giudizio di valore delle prove; la censura per presunto travisamento della prova è stata ritenuta infondata perché la Corte d'appello ha effettuato una valutazione globale e coerente delle emergenze probatorie.

  • art. 74, comma 6, d.P.R. n. 309/1990

    art. 74, comma 6, d.P.R. n. 309/1990

    Citato in giurisprudenza a supporto del principio che la lieve entità non è automaticamente incompatibile con condotte reiterate; serve comunque valutare il contesto concreto.

  • art. 7-bis d.P.R. n. 309/1990

    art. 7-bis d.P.R. n. 309/1990

    Richiamato nella motivazione di censura ma il punto terso riguarda la disciplina sanzionatoria e patrimoniale connessa alla normativa sugli stupefacenti; la Corte ha confermato l'applicabilità delle misure patrimoniali richiamate.

Massime di principio

  • La qualificazione della detenzione di stupefacenti come ipotesi lieve ex art. 73, comma 5 d.P.R. 309/1990 richiede una valutazione globale e non automatica: quantità e qualità dello stupefacente vanno considerate insieme a mezzi, modalità, circostanze e altri indici sintomatici.
  • La consapevolezza del contenuto di beni occultati può essere desunta dal contesto concreto (tipo di involucro, modo di occultamento, presenza di denaro, schede e strumenti tipici dell'attività di spaccio, conoscenza dell'attività illecita del convivente) e non è esclusa dal solo fatto che l'imputato abbia consegnato gli oggetti su richiesta del partner.
  • La distinzione tra mera connivenza (passività) e concorso nel reato si fonda sull'elemento psicologico e pratico: se l'atteggiamento dell'agente agevola, garantisce sicurezza o contribuisce in modo consapevole alla permanenza o alla realizzazione del reato, può integrarsi il concorso ex art. 110 e art. 81 c.p.
  • Per la confisca ex art. 240-bis cod. pen. è sufficiente la prova di una sproporzione tra redditi e patrimoni che giustifichi la presunzione iuris tantum di accumulazione illecita; non è necessario provare il nesso di pertinenzialità con il singolo reato che ha dato luogo al processo.
  • La mera brevità della detenzione temporale o la consegna degli oggetti poco prima dell'intervento di polizia non escludono automaticamente responsabilità se gli altri indici contestuali indicano partecipazione o consapevolezza.
  • Chi invoca la riconducibilità del denaro a fonti lecite ha l'onere di fornire elementi specifici e verificabili per superare la presunzione di illecita provenienza; spiegazioni generiche o tardive difficilmente sono ritenute sufficienti.

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